L'Anello d'Oro, otto città in festa

Una veduta di Sergiev Posad (Foto: Anna Degtyarenko)

Una veduta di Sergiev Posad (Foto: Anna Degtyarenko)

Il principale marchio turistico dell’Urss, ideato con lo scopo di attirare turisti stranieri nel Paese, compie 45 anni

L’Anello d'Oro russo è un itinerario turistico ideato in epoca sovietica con lo scopo di attirare turisti stranieri in Russia. Esso gode tuttora di una certa popolarità tanto tra i turisti stranieri quanto tra quelli russi. Raggruppa otto città del Distretto Federale Centrale, Sergiev Posad, Pereslavl-Zalesskij, Rostov, Yaroslavl, Kostroma, Ivanovo, Suzdal e Vladimir, e può essere percorso a bordo della propria auto o in autobus, anche se, negli ultimi anni sempre più persone ricorrono al treno: la ferrovia, infatti, collega quasi tutte le “perle” dell’Anello.

Giunta al suo 45esimo anniversario, la storia dell’“Anello d'Oro” - il principale marchio turistico dell’Unione Sovietica e della Russia – ebbe inizio nel 1967 grazie al critico d'arte e scrittore russo Yuri Bychkov, che quest’anno festeggia 81 anni, e alla sua Moskvich.

Bychkov fu inviato a Suzdal dalla redazione di Sovetskaja Kultura, il quotidiano per cui lavorava a quei tempi, con l’obiettivo di redigere un saggio sul grado di sviluppo turistico della città. Bychkov raggiunse la città a bordo della propria auto, una Moskvich appunto, e una volta a Suzdal decise che non sarebbe ritornato a Mosca per la stessa strada dell’andata: prese lo stradario dell’Urss e tracciò un tragitto lungo l’autostrada di Yaroslavl.

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Il percorso che Bychkov aveva in mente era simile a un cerchio che abbracciava tutto lo storico Principato di Vladimir-Suzdal. L’idea del giornalista russo si rivelò cruciale: migliaia di persone avevano studiato per anni la storia del Principato di Vladimir-Suzdal, ma a nessuno, fino ad allora, era venuto in mente di riunire assieme otto città e cinque province.

Una volta ritornato a Mosca, il giornalista iniziò a scrivere un saggio su ciascuna delle città che aveva visitato: otto città, otto scritti. La redazione accolse la serie di saggi sull’Anello d’Oro senza troppo entusiasmo. Solo più tardi, la rivista Smena, interessata al lavoro di Bychkov, acquistò il materiale e lo pubblicò. La rivista decise, tuttavia, di fare uscire la pubblicazione con in copertina un cielo notturno solcato da fulmini al posto delle chiese delle città dell’Anello. Il motivo era semplice e di natura politica: “Erano gli anni di Krusciov e qualsiasi pubblicazione che avesse a che fare con le cupole d’oro di una chiesa, veniva immediatamente ritirata”.

Negli Anni ’60, Yuri Bychkov fu uno dei fondatori della Società panrussa per la tutela dei monumenti storico-culturali. L’ente si interessò agli articoli del giornalista russo sull’Anello d’Oro e decise di inviare una grande spedizione di accademici lungo l’itinerario. Non vi era ancora la consapevolezza del fatto che Bychkov avesse creato uno dei primi marchi turistici della Russia, e solo 20 anni più tardi venne pubblicata la prima guida sull’Anello d'Oro della Russia, in 10 lingue.

Nei primi Anni ‘70, l'idea dell’Anello d’Oro si diffuse tra la popolazione quasi in maniera spontanea. Il nome di Bychkov venne presto dimenticato, ma il concetto sopravvisse ed entrò a far parte della cultura del Paese, accanto al Principato di Vladimir-Suzdal e al Periodo dei Disordini.

La città che, su volontà di Bychkov, furono escluse dall’Anello d’Oro, rimasero indignate per quello che consideravano un’ingiustizia storica. Tutti i tentativi di forgiare un anello d’argento e di bronzo fallirono e le città prescelte entrarono in competizione per tenersi ben stretto il titolo di “perla” dell’Anello d’oro.

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