La qualità premia l'export italiano

In Russia finisce il 3,7 per cento dei prodotti italiani all’estero e la quota è destinata a crescere nei prossimi anni (Foto: AFP/Eastnews)

In Russia finisce il 3,7 per cento dei prodotti italiani all’estero e la quota è destinata a crescere nei prossimi anni (Foto: AFP/Eastnews)

Vini, casa e moda: la crescente domanda in Russia di Made in Italy consente a diverse realtà industriali della Penisola di inventarsi una nuova strada per reagire alla crisi dei consumi interni

Le calzature di qualità, l’abbigliamento che esprime al meglio il gusto italiano, l’arredamento sofisticato: sono gli output dei distretti italiani che, con maggiore frequenza, prendono la strada della Russia. La Federazione, secondo quanto rilevato dagli stessi operatori del settore, rappresenta per i nostri cluster territoriali ormai la principale destinazione tra i Bric, quindi più del Brasile e della Cina.

"La Russia rappresenta il 3,7 per cento dell’export italiano, circa il 50 per cento in più rispetto alla Cina e quattro volte Brasile e India", spiega Giovanni Foresti del Servizio studi e ricerche di Intesa Sanpaolo. Un trend che è determinato in particolare da due fattori. "Da un lato si tratta di un mercato geograficamente più vicino all’Italia rispetto agli altri, il che rappresenta un vantaggio per il nostro tessuto produttivo fatto soprattutto di piccole e medie imprese", sottolinea l’esperto.

"L’altro motivo è la forte domanda, soprattutto di prodotti di alta qualità, proveniente dalla Russia, che non ha un’offerta al proprio interno, soprattutto nei settori della moda e dei mobili. Un aspetto che differenzia la Federazione dalla Cina, che invece ha sviluppato negli anni un mercato interno di grandi dimensioni, in particolare per quanto concerne i prodotti di fascia bassa".

(Infografica: Gaia Russo)

Tra i distretti spiccano, per quanto riguarda il sistema moda, le calzature di San Mauro Pascoli (che esportano in Russia 71 milioni di euro, pari al 31,7 per cento dell’export totale) e l’abbigliamento di Rimini (26,5 per cento), il calzaturiero di Fermo (230 milioni, 16 per cento). Per il sistema casa si sono costruiti negli anni una fama i mobili in stile di Bovolone (18,3 per cento), il mobile d’arte del Bassanese (12,9 per cento), il legno e l'arredamento della Brianza (8,6 per cento per 130 milioni di euro esportati), il mobile del Livenza e Quartiere del Piave (6,3 per cento per 130 milioni di euro).

Negli ultimi anni hanno registrato un forte progresso anche le esportazioni di importanti distretti della meccanica, come la food machinery di Parma (8,2 per cento, per 32 milioni di euro esportati), la componentistica e termoelettromeccanica friulana (6,8 per cento, per 230 milioni di euro) e le macchine per l’imballaggio di Bologna (più 34 per cento tra il 2009 e il 2011, per un peso che ha raggiunto il 4 per cento).

Realtà molto differenti tra loro sia per storia, che per ubicazione geografica e vocazione imprenditoriale, ma accomunate dalla capacità di leadership all’interno di nicchie di mercato, più difficilmente attaccabili dalla concorrenza a basso prezzo dei produttori asiatici. "Un risultato positivo, soprattutto se si considera la struttura dimensionale del nostro tessuto produttivo, composto da numerose piccole e medie imprese con evidenti limiti nel raggiungere con successo mercati lontani, non solo geograficamente ma anche culturalmente -, spiega Foresti. - Le aziende italiane calzaturiere sono conosciutissime in Russia", aggiunge Cleto Sagripanti, presidente dell’Associazione nazionale calzaturifici italiani.

"Gli imprenditori italiani hanno deciso di investire nel mercato russo perché la calzatura per le donne della Federazione è un must e sono stati bravi nell’intercettarne i gusti basati sulla richiesta di marchi di qualità", continua. Qualche nome? Fabi, Baldinini, Bigioni, solo per citarne alcuni. Aziende che hanno sfruttato la formula del distretto e che proseguono con successo la loro penetrazione commerciale nell’Est Europa.

"La propensione all’export delle imprese nei distretti è maggiore rispetto a quelle che non ne fanno parte, e pertanto devono muoversi in proprio nelle strategie di internazionalizzazione. Ad esempio, in quello delle calzature una delle principali aziende dell’area ha investito sul mercato russo con la creazione di un marchio e di una rete commerciale, facendo da apripista per le altre imprese che ne hanno seguito l’esempio", spiega Foresti.

Le prospettive restano positive anche per il futuro: nei primi sei mesi dell’anno i distretti industriali italiani in Russia hanno registrato una crescita del 7,3 per cento contro il 17,2 realizzato nel 2011. "La Russia continuerà a essere uno dei mercati più interessanti, soprattutto in ambito moda e casa -, conclude Foresti. - Anche i distretti della meccanica dovrebbero consolidare la loro crescita nella Federazione e notevoli attese giungono infine dal settore alimentare, soprattutto da quello vitivinicolo. Basti pensare ai vini di Langhe e Monferrato che hanno già accresciuto di molto la loro presenza nella Federazione".

L'articolo è stato pubblicato sul numero cartaceo di "Russia Oggi" del 22 novembre 2012

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