Alla scoperta della Roma ortodossa

Padre Antonij Sevrjuk (a destra) con Papa Benedetto XVI (Fonte: archivio personale)

Padre Antonij Sevrjuk (a destra) con Papa Benedetto XVI (Fonte: archivio personale)

Intervista allo ieromonaco Antonij Sevrjuk, segretario dell'Amministrazione delle parrocchie del Patriarcato di Mosca in Italia e priore della Chiesa di Santa Caterina Martire nella capitale italiana

In Vaticano si è da poco conclusa la XIII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi della Chiesa Cattolica ai cui lavori ha preso parte, su invito di Papa Benedetto XVI, un rappresentante della Chiesa ortodossa russa. Si tratta dello ieromonaco Antonij Sevrjuk, segretario dell'Amministrazione delle parrocchie della Chiesa ortodossa russa in Italia, priore della Chiesa di Santa Caterina Martire (o Santa Caterina d'Alessandria) di Roma. Nell'esclusiva intervista rilasciata a Russia Oggi il religioso ha parlato dello stato della Chiesa ortodossa russa in Italia e dei particolari rapporti con la Chiesa cattolica romana.

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La diffusa presenza della Chiesa ortodossa russa in Italia è una realtà che ha richiesto l'adozione di misure adeguate per gestire la situazione delle parrocchie in territorio italiano. Secondo la struttura della Chiesa le parrocchie si raggruppano in diocesi, gestite dai vescovi. Fino a poco tempo fa in Italia le parrocchie, il cui numero è in costante crescita, facevano riferimento alle diocesi della Chiesa ortodossa russa di Francia con centro a Parigi. Tuttavia, poiché nel 2007 nella sola Italia la quantità di parrocchie è aumentata rispetto a tutti gli altri Paesi messi insieme, è stato deciso di organizzare le parrocchie presenti in Italia secondo una struttura amministrativo-ecclesiastica autonoma.

Si può parlare di passi avanti nei rapporti tra il Patriarcato di Mosca e il Vaticano?
Trovandomi a Roma, nel cuore degli eventi del mondo cattolico, posso testimoniare una crescita di tali rapporti tanto a livello quotidiano quanto in una dimensione politico-ecclesiastica. I contatti non si possono però considerare ancora semplici o privi di asperità. Ciononostante la nostra gerarchia sottolinea regolarmente che la Chiesa cattolica romana è l'interlocutore più affine per dirimire molte questioni poste alla società di oggi sia in Occidente sia nei nostri Paesi. In molte problematiche la Chiesa cattolica romana e quella ortodossa intervengono in modo congiunto, mantenendo una posizione di comune accordo. A ottobre 2012 in Vaticano si sono svolte le tre settimane della XIII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi della Chiesa cattolica, dedicata alla nuova evangelizzazione dei popoli. Da parte della Chiesa di Roma è arrivato l'invito a far partecipare ai lavori del congresso un rappresentante della Chiesa ortodossa russa che, su decisione della nostra gerarchia, sono stato io. Tale invito è un'ulteriore prova del nostro importante operato comune il cui potenziale di crescita è decisamente elevato.

L'ortodossia nella città eterna

A Roma il suono delle campane ortodosse si è già unito a quello delle campane cattoliche?
Le campane della Basilica di San Pietro suonano circa cinque volte al giorno, dal mattino presto fino a tarda sera. Secondo le tradizioni della Chiesa cattolica, si può servire messa alcune volte al giorno, mentre noi celebriamo una sola liturgia e utilizziamo le campane soltanto per i servizi domenicali e festivi. Quando suonano però si sentono fin nella Piazza di San Pietro. Il suono delle chiese ortodosse è diverso da quello che si sente nelle chiese cattoliche. Le campane di queste ultime si mettono in funzione in modo automatico, mentre il campanaro della nostra chiesa ha imparato la sua arte dal campanaro responsabile delle Cattedrali del Cremlino di Mosca, che ha partecipato direttamente alla realizzazione della nostra cella campanaria e del campanile. Il suono è molto bello e melodico. Mi capita spesso, mentre mi dirigo alla funzione, di vedere persone delle case vicine che escono sui balconi e lo ascoltano con piacere.

Quante sono le parrocchie del Patriarcato di Mosca in Italia?
Le parrocchie sono 57. In generale si fondano sui nostri connazionali, i parrocchiani dei Paesi del territorio canonico della Chiesa ortodossa russa (Russia, Ucraina, Moldavia, Kazakhstan e altri). Nel periodo delle grandi emigrazioni, a metà degli anni Novanta, molti connazionali arrivati in Italia si sono ritrovati in condizioni di vita non propriamente semplici e hanno iniziato ad aggregarsi in comunità di tipo parrocchiale. Col tempo è comparso un sacerdote e si è formata una vera e propria parrocchia.

Per i parrocchiani con disponibilità economiche limitate, soprattutto in questo momento di crisi, i riti religiosi sono accessibili dal punto di vista finanziario?

Come priore della Chiesa di Santa Caterina martire posso dire che, in risposta alle richieste di battesimo o di una messa funebre, compiamo i riti in modo totalmente gratuito. La donazione di un'offerta spontanea è a discrezione del parrocchiano. 

In che cosa consiste la specificità delle parrocchie della Chiesa ortodossa russa all'estero?
Per esempio nel fatto che la nostra chiesa sia un luogo non soltanto di celebrazione liturgica, ma anche di incontro con la comunità ortodossa di Roma. I parrocchiani vivono una piena vita comunitaria ed ecclesiastica: abbiamo una scuola per bambini e per adulti, dopo ogni celebrazione domenicale ci riuniamo per bere il tè, guardare dei film, scambiarci impressioni. I parrocchiani utilizzano volentieri la nostra biblioteca e videoteca, fornita di dvd con film interessanti, discussioni e registrazioni di messe solenni.

La biblioteca viene allestita da voi?
Sì, ma la maggior parte dei libri ci viene regalata. Di recente c'è stata la presentazione della biblioteca dei classici russi in 70 volumi. Il problema più grande è dove mettere i libri. Gli scaffali non bastano!

Nella biblioteca c'è anche un pianoforte...
Quello è il nostro strumento fondamentale (sorride). Presso la chiesa si svolgono corsi di pianoforte, tenuti da una nostra parocchiana, nel tempo libero che ha a disposizione. I bambini della nostra scuola del sabato (in Italia è più comodo farli venire di sabato) fanno anche studi obbligatori di canto. Se ne occupa un maestro di cappella che dirige il nostro coro. Per le feste importanti, a Pasqua e a Natale e all'inizio dell'anno scolastico, i bambini organizzano da soli dei concerti. Alcuni di loro suonano splendidamente il pianoforte e studiano negli istituti musicali.

Parlando dell'inverno, l'abete che cresce sul prato vicino alla chiesa probabilmente è l'unico albero di Natale di Roma, vero?
(Ride) Ce lo hanno regalato e ha messo radici nel territorio dell'ambasciata russa.

Da chi è composta la comunità ortodossa di Roma?

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Si possono distinguere due gruppi: il primo è quello di chi vive da tempo a Roma, ha una famiglia e la cittadinanza italiana. Di solito sono donne che si sono sposate in Italia e pare vogliano rimanerci per sempre. Il secondo gruppo è formato da quelli che arrivano in Italia in cerca di lavoro. In linea di massima lavorano in famiglie italiane, assistono gli anziani, guardano i bambini. La crisi economica ha inferto un duro colpo a questa seconda categoria. Molti sono stati costretti a cercare un altro lavoro. Spesso, proprio nello spazio della nostra chiesa, diventata a tutti gli effetti una casa per i suoi fedeli, ha luogo uno scambio di informazioni sulle offerte di lavoro. Se invece parliamo di nazionalità la maggioranza è composta da russi, ucraini e moldavi. Anche i serbi e i bulgari frequentano la nostra chiesa e a volte anche i georgiani.

I cattolici vengono a Santa Caterina?
Ci vengono anche i semplici cattolici e i rappresentanti delle alte gerarchie del clero. A loro interessa entrare in contatto con la bellezza dell'ortodossia russa che forse non hanno mai avuto occasione di conosere fino a quel momento. A Roma storicamente è sorta per prima la chiesa di San Nicola, che esiste ancora oggi, e nella quale ogni domenica si riunisce più di un centinaio di parrocchiani. La chiesa di San Nicola si trova nella sala al pianterreno di un edificio abitato. A volte i passanti ne ignorano persino l'esistenza. L'architettura della nostra chiesa invece risalta subito, è sicuramente atipica per Roma, in quanto costruita secondo le tradizioni architettoniche dell'ortodossia russa. È un «luogo d'incontro» tra la cultura cristiana orientale e quella occidentale. Soprattutto adesso che i dipinti degli interni della chiesa sono al loro massimo splendore: gli ikonopisec (letteralmente «scrittori di icone», sono coloro che dipingono le icone Ndr) pietroburghesi la stanno abbellendo con i loro affreschi.

La cupola di San Pietro e le croci di Santa Caterina

Per molto tempo la decisione di costruire la Chiesa di Santa Caterina martire a Roma venne ostacolata dalla paura del Comune che le croci ortodosse si sarebbero elevate al di sopra della cupola di San Pietro in Vaticano. Come siete riusciti a risolvere il dilemma?
La collina sulla quale è stata costruita la chiesa è stata scavata per quasi 10 metri in modo che la cupola di San Pietro, la cattedrale principale della Chiesa Cattolica, rimanesse la dominante architettonica di Roma. Ma anche la nostra chiesa è ben visibile nella città e posso peraltro assicurare che si vede anche dalle finestre dell'ufficio del Papa e dai famosi Giardini vaticani dove il Pontefice passeggia quasi ogni giorno. Per ora la chiesa non è molto conosciuta tra i pellegrini che arrivano dalla Russia, dalla Bielorussia, dall'Ucraina e da altri Paesi; per questo la maggior parte viene da noi dopo aver visto la chiesa di Santa Caterina martire dalla cupola di San Pietro, oppure dopo averne letto o sentito parlare da qualche conoscente.

Perchè la cattedrale è dedicata a Santa Caterina martire?
È stata una decisione dell'ormai scomparso Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Alessio II, la cui benedizione ha permesso di erigerla in un momento in cui nessuno credeva a un'idea del genere. Nel centro di Roma è difficile costruire qualsiasi cosa, tanto più nei pressi del Vaticano. Per molti l'idea sembrava campata per aria, ma il Patriarca Alessio II impartì la sua benedizione patriarcale: ancora oggi in chiesa, nella parte bassa, è conservata l'icona che egli diede in dono mentre la stavano costruendo. È l'icona di Santa Caterina martire con il frammento di una reliquia.

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