Art-folk, note dalla Siberia

Sulle tracce della musica che arriva dal freddo, alla ricerca dei ritmi popolari dell'Est, ripresi e rielaborati dal gruppo Pelageya, uno dei pochi rappresentanti russi di questo genere musicale

La cantante del gruppo Pelageya

(Foto: Kommersant)

Oltre ai plurimiliardari che vivono nei dintorni della città, Novosibirsk è conosciuta per i film di Andrei Zvyagintsev, per le imprese del maresciallo di aviazione Aleksandr Maximov, e per le canzoni della cantante underground Yanka Diaghileva.

Difficile dire se si tratti dell’influenza positiva dell’aria siberiana nelle corde vocali. Ma una cosa è certa: l’art-folk russo è arrivato alle radio di tutte le città del Paese proprio dalla Siberia. E, in particolar modo, grazie al gruppo folk Pelageya.

Si tratta dell’unico rappresentante del genere art-folk in tutta la Russia. La solista della band, Yefimovich, è finita sotto i riflettori moscoviti per la prima volta all’età di nove anni, interpretando la canzone popolare intitolata “Valenki” durante il concorso musicale per bambini “La stella mattutina”. Attualmente, dieci anni più tardi, la versione break-bit fa parte del repertorio di questa famosa cantante.

Una canzone in particolare, interpretata dall’artista come un inno a un soldato, ottenne grande successo perché un membro dell’Omon, le forze speciali del Ministero dell’Interno della Federazione Russa, se la portò casualmente al fronte. Fu così che si convertì in un pezzo di successo tra i soldati russi.

La carriera dei Pelageya subì rapidamente una svolta dopo il concerto che diedero a marzo nel 1998 durante il vertice dei capi di Stato di Germania, Francia e Russia. L’allora Presidente russo Boris Eltis invitò personalmente questa ragazza di soli undici anni.

La stessa cantante lo racconta così: “Un giorno suonò il telefono di casa. Buongiorno, dissero, la chiamiamo dall’amministrazione presidenziale. Ci piacerebbe che sua figlia tenesse un concerto in occasione del vertice dei capi di Stato. Mia madre pensò che si trattasse di uno stupido scherzo. E disse: Smettetela di prendere in giro la gente! Dopo qualche minuto, telefonarono nuovamente. Buongiorno, ripeterono, chiamiamo veramente dall’amministrazione presidenziale, e sul serio vorremmo che sua figlia venisse a cantare in occasione del vertice dei capi di Stato. Mia madre ancora una volta non gli diede retta e buttò giù la cornetta. Alla terza chiamata le presentazioni furono molto più lunghe: Per favore, dissero, non riattacchi. Chiamiamo veramente da parte dell’amministrazione presidenziale”. Dopo il concerto Jacques Chirac definì la giovane la Édith Piaf russa.

La musica folk ci fa tornare indietro alle origini, alla terra sulla quale tutti siamo cresciuti. Abbiamo perso praticamente la nostra storia, e sembra che la terra ora ci sfugga dalle dita. Il folk, al contrario, è qualcosa di vivo e dinamico, e il folk russo è sempre più percettivo, aperto. Assorbe ritmi musicali di altri popoli, senza perdere la propria personalità.

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