"Gaza, processo di pace ormai logoro"

Si lavora per una tregua nella Striscia di Gaza, ma c'è scetticismo sulla reale efficacia del processo di pace (Foto: AP)

Si lavora per una tregua nella Striscia di Gaza, ma c'è scetticismo sulla reale efficacia del processo di pace (Foto: AP)

Secondo l’esperto Evgeny Satanovsky il tempo per i negoziati in Medio Oriente è scaduto: “Quello della Russia è un ruolo puramente pro-forma. I tentativi di risoluzione sono svaniti tanto tempo fa”

Israele si sta preparando, nella Striscia di Gaza, alla più grande operazione militare contro i militanti di Hamas degli ultimi quattro anni. Evgeny Satanovsky, presidente dell’Istituto del Medio Oriente, ha parlato delle cause del conflitto, delle sue conseguenze e del ruolo della Russia nella risoluzione e sviluppo della situazione nella regione.

Molti osservatori ritengono che il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, non poteva ignorare gli attacchi palestinesi e ha dato inizio all’operazione in vista delle prossime elezioni. Nel 1993 è diventato primo ministro, come molti sostengono, grazie ad atti di terrorismo. La storia si ripete?
Il Netanyahu della prima chiamata alle armi non è lo stesso della seconda chiamata e ancora meno della terza. È impossibile bagnarsi due volte nelle stesse acque di un fiume. Il primo ministro israeliano ha capito che il processo di pace è ormai logoro. Tutti i tentativi ed esperimenti fatti sono falliti.

Lui è invecchiato e il Paese è diventato più intelligente e può contare su un’esperienza gigantesca. Non si tratta più di attacchi terroristici, bensì di una guerra terroristica.

Israele sembra aver scelto il momento giusto per la sua offensiva, ovvero quando Hamas si trova in bilico tra il Qatar e l'Egitto. La scelta del momento per l’inizio delle operazioni antiterroristiche è una coincidenza o è piuttosto il frutto di un calcolo attento?
A Israele non interessa l’ubicazione di Hamas. Le persone che hanno colpito Israele appartengono molto probabilmente alla “Jihad islamica”, rivale di Hamas, e con cui Hamas ha cercato di raggiungere un accordo.

Per la Jihad islamica si tratta di una dimostrazione della propria forza dinanzi agli egiziani e all'emiro del Qatar, che aveva appena visitato Gaza per legittimare a livello internazionale lo stesso Hamas. Ma subito dopo la sua partenza, i missili hanno iniziato a volare. Si tratta di un tentativo – bisogna ammettere, del tutto riuscito - di mettere in cattiva luce Hamas e di dimostrare chi è il vero padrone di casa.

La brigata della Jihad islamica ha cercato di alzare la posta in gioco, attaccando gli israeliani. Come tutta risposta, è stato colpito Ahmed Jabari, comandante supremo delle Brigate Izz al Din al Qassam, l'ala militare di Hamas.

Dopodiché ha avuto inizio un’eliminazione sistematica di tutti coloro che rientrano nei rispettivi orientamenti, dal momento che è risaputo dove si trovano i missili, dove vivono e come si muovono i guerriglieri.

Si tratterà di un'operazione difficile, quella di Gaza, a cui seguirà molto altro. In primavera o in estate potremmo assistere alla guerra con l'Iran. All'ordine del giorno ci sono anche il crollo della Siria e la difficile situazione in Giordania, che potrebbe altresì concludersi con la disintegrazione del Paese.

Il Qatar, in questo processo, nutre gli stessi interessi degli altri Paesi del Golfo, inclusi gli Emirati Arabi Uniti?
Hanno tutti lo stesso obiettivo: tutti vogliono assicurarsi il predominio e governare. Mentre gli Emirati Arabi Uniti nutrono obiettivi completamente diversi. Non hanno ambizioni a livello di politica estera. Gli Emirati cercano solo di amministrare tranquillamente il loro spazio.

Qualora il conflitto nella regione non trovi una soluzione rapida, che cosa ritiene che farà il presidente dell’Egitto, Mohammed Mursi? Accoglierà i profughi di Gaza?
Mursi non accoglierà nessuno. Non sa nemmeno dove mettere i suoi, e prevede l’arrivo di 100 milioni di persone. Presto, inoltre, quando i lavori alle strutture idrauliche nel corso superiore del Nilo verranno completati, l’acqua comincerà a scarseggiare. L’economia del Paese è dissestata. L’Egitto è un Paese sull’orlo di un vero e proprio tracollo economico.

Mursi non adotterà nessun ruolo di intermediario tra Israele e gli islamisti per il semplice motivo che Israele non è un amico dell’Egitto, né un compagno, né tantomeno un fratello. Il suo obiettivo è rompere l’accordo di Camp David (nel 1978, a Camp David, Israele ed Egitto firmarono un accordo provvisorio, seguito, nel 1979 a Washington, da un trattato di pace, ndr). E lo raggiungerà. Davanti a noi si prospettano le avvisaglie di una guerra israelo-egiziana, che è di gran lunga più pericolosa di un conflitto tra Israele e Iran.

Perché Mursi dovrebbe rompere l’accordo di Camp David?
Mursi non può aggiustare l'economia del Paese, così come non può far nulla di fronte ai problemi riguardanti la sfera sociale, le tasse e la demografia. Ma deve, nonostante tutto, dimostrare di essere il presidente di tutto l’Egitto. Ciò significa che deve lottare per i diritti calpestati dell’Egitto, per la rimilitarizzazione del Sinai e per riacquistare il pieno controllo su tutti i fronti, inclusi i gruppi islamici in lotta, gli stessi salafiti, o i vicini di Hamas.

Quali sono le prospettive di partecipazione della Russia nel processo di pace tra le varie parti in conflitto?
I palestinesi dialogano tra di loro senza alcun problema e senza l’intervento della Russia. E così continueranno a fare. Per quanto riguarda il processo di pace israelo-palestinese, non c'è nessun processo di pace, esso è morto tanto tempo fa, nel 1999.

Il fatto che i suoi sostenitori continuino a far finta che esista, e che possano, in qualche modo, ancora influenzarlo, è legato unicamente a processi di natura burocratica: stipendi, viaggi e visite a spese dello Stato. Ma gli effetti in realtà sono nulli.

Il nostro è un ruolo puramente pro-forma. Gli interessi condivisi dalla maggior parte degli attori locali sono contrapposti ai nostri: anch’essi vendono petrolio agli stessi Paesi a cui lo vendiamo noi. 

L'articolo originale è stato pubblicato su Vzglyad

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