Cinema, la Russia che fa cilecca a Roma

Il Festival Internazionale del Film di Roma si è chiuso lasciando a mani vuote i registi della Federazione (Foto: Ufficio Stampa / www.romacinemafest.it)

Il Festival Internazionale del Film di Roma si è chiuso lasciando a mani vuote i registi della Federazione (Foto: Ufficio Stampa / www.romacinemafest.it)

Presieduta dal regista americano Jeff Nichols, la giuria del Festival ha prediletto le pellicole Made in Usa, lasciando a bocca asciutta i lavori della Federazione, che nulla hanno da invidiare ai film stranieri. Il punto dell'editorialista Plakhov

Il Festival Internazionale del Film di Roma non si è concluso nel migliore dei modi, seppur legittimi. La giuria, guidata dal regista americano Jeff Nichols, ha assegnato il primo premio al film “Marfa Girl” del suo connazionale Larry Clark. Riconoscimenti minori sono invece andati a italiani, francesi e messicani.

Per quel che riguarda gli italiani, c’è poco da dire: con tre film in concorso, il Belpaese era ovviamente destinato ad attirare l’attenzione della giuria. Ma l’assegnazione del Premio Speciale ad “Alì ha gli occhi azzurri” di Claudio Giovannesi, è stata chiaramente esagerata.

Il riconoscimento al miglior regista è andato a Paolo Franchi con “E la chiamano estate”; mentre Isabella Ferrari, che ha recitato nello stesso film, ha ottenuto il premio per la migliore interpretazione femminile. La pellicola “Alì” racconta i problemi di una giovane generazione sempre più multiculturale: una questione sempre più attuale in Italia.

Buono il giudizio della critica

nei confronti dei film russi

(Foto: Ufficio Stampa /

www.romacinemafest.it)

L’Asia e l’Est Europa sono rimaste invece in disparte, nonostante la predilezione da parte del direttore artistico del Festival Marco Muller verso questi Paesi. Il film in concorso “Eterno ritorno” dell’ucraina Kira Muratova, presentato nell’ultima giornata di Festival, da solo valeva tutti i film in gara per il livello della regia.

Jeff Nichols, a capo della Giuria Internazionale, è sicuramente un buon regista. Ma si inserisce in un contesto tipicamente americano, e perfino la freschezza etnica di “Spose celestiali dei mari di pianura” di Alexei Fedorchenko non ha registrato un grosso apprezzamento. C’è ovviamente da dire che Nichols non ha fatto tutto da solo, visto che nella giuria c’era anche il nostro regista e produttore Timur Bekmambetov.

Quello di Roma è un Festival ancora giovane. Nonostante tutto, però, si sono verificate diverse contraddizioni, proprio come accade nei concorsi cinematografici ben più vecchi: sempre più raramente la giuria è composta da critici e storici del cinema capaci di fare ampie comparazioni.  

Se il compito della giuria era quello di incoraggiare autori di talento, ciò è stato fatto solo a favore di autori vicini al continente americano.

L'articolo originale è stato pubblicato su Kommersant

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