Creatività russa per le donne italiane

Milano, 14 ottobre 2012. Festival moda Russia: quattro modelle nella sede di società italia che ospita il festival (Foto: Calogero Russo)

Milano, 14 ottobre 2012. Festival moda Russia: quattro modelle nella sede di società italia che ospita il festival (Foto: Calogero Russo)

Presentati alla Settimana della Moda russa di Milano i capi di giovani stilisti della Federazione che hanno conquistato anche l'attrice Nicoletta Romanoff

L’abito lungo di Julia Dalakian, la stilista di Mosca che lei stessa ha scelto per la “Special Mention”, esalta la sua figura di donna elegante. Lei è Nicoletta Romanoff, discendente per parte di madre della Casa reale russa deposta con la Rivoluzione d’ottobre, ospite d’onore e ambasciatrice della sesta edizione del Festival della Moda russa, che ha chiuso i battenti il 15 novembre 2012, a Milano, dopo tre giorni di kermesse.

L'attrice italiana Nicoletta Romanoff

(Foto: Calogero Russo)

"Sono felice di poter essere ambasciatrice di questa manifestazione – ha affermato l’attrice, orgogliosa delle sue origini, al suo arrivo al cocktail inaugurale -. Dietro alla moda russa che sta cercando di farsi strada nel panorama internazionale c’è una ricerca immensa e la grande voglia di esprimere una creatività tenuta a freno per troppi anni. Il Made in Italy per queste stiliste è, naturalmente, un punto di riferimento importante. Così come, adesso, deve essere importante per loro focalizzare l’attenzione sul mercato per evitare che la visionarietà della loro anima russa le faccia perdere nei sentimentalismi".

In realtà di sentimentalismo sembra essercene poco nelle linee moderne e pratiche degli abiti degli undici talentuosi designer invitati da Società Italia nello show room di via Cerva, nel cuore del Quadrilatero della moda milanese, per far conoscere le loro collezioni ai buyer italiani, ma anche per “studiare” l’organizzazione delle aziende italiane. Tra questi ci sono la moscovita Masha Tsigal che ha presentato una collezione ispirata ai poster e ai dipinti sovietici della nonna Nina Vatolina; Julia Dalakian, che ha lavorato per Roberto Cavalli e ha già sfilato a Berlino, Bruxelles e New York; Natalia Soldatova con il marchio Soldanata, ispirato nelle forme grafiche ed essenziali alle divise militari.

Una ricerca delle radici si ritrova, in verità, negli abiti dell’ucraina Alyona Serebrova che utilizza tessuti dai colori accesi e dalle fantasie floreali reinterpretando in maniera contemporanea le sue tradizioni. "Il mio stile è diverso da quello italiano, in genere da quello comune nella moda di oggi. Essendo una giovane innamorata della mia cultura amo proporre creazioni non standardizzate", ammette Serebrova, i cui abiti sono già venduti in Italia da Luisa Via Roma a Firenze e nella sua collezione, per la donna italiana, sceglie un abito nero con soprabito dello stesso colore di voile trasparente. "Perché – spiega – le italiane in nero diventano delle donne splendide".

Per Larisa Lobanova, la cui griffe è distribuita in alcuni negozi di Bologna, l’icona di stile della moda italiana era Anna Piaggi. "Sono nata e lavoro a Odessa, una città di mare nella quale le donne sono caratterialmente simili alle italiane – dice Lobanova che acquista tutti i tessuti a Como -. Penso che i miei capi possano incontrare il loro gusto e rispecchiare il loro essere libere".

Foto: Calogero Russo
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"Le italiane sono pratiche. A differenza delle francesi, amano lo stile lineare come quello che propongo nella mia collezione", afferma Natalia Soldatova che mette la moda di Armani in cima alle sue preferenze. Anche lei è una fedele acquirente di stoffe italiane.

Sono tessuti “originali”, che richiamano i poster e i dipinti della nonna artista, quelli di Masha Tsigal che li traduce in capi dal piglio giovane e dal respiro internazionale. "Non ho ancora una distribuzione italiana, ma sono presente col mio marchio in un multibrand a Londra, la città dove ho studiato moda", ci dice in perfetto inglese Masha, solare nell’approccio e nei gusti che virano verso Miu Miu, il marchio giovane di Prada.

È molto più pragmatica Julia Dalakian, già abituata ai palcoscenici internazionali. "La moda deve avere un ampio respiro. Gli abiti devono essere confortevoli e avere un bel design", afferma in risposta alla domanda sul perché le italiane dovrebbero amare le sue creazioni. Lei, dal canto suo, ama quelle di Roberto Cavalli "non perché ho collaborato con lui, ma perché riesce a rendere sexy le donne".

Madrina del festival è stata la stilista franco-statunitense Catherine Malandrino. "La moda russa, così come quella di altri Paesi emergenti come Cina o Corea, si sta avvicinando a grandi passi verso l’elite – conclude – facendo leva sulla capacità di combinare creatività con l’accessibilità, fondamentale in questo momento di crisi. Una combinazione magica dalla quale il mondo della moda non potrà più tornare indietro".

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