Russia e Turchia, campanello d'allarme

Vignetta di Niyaz Karim

Vignetta di Niyaz Karim

Lo scandalo dell'aereo siriano con carico russo fermato da Ankara ha molteplici cause. La prima: tra i due Paesi non ci sono mai stati rapporti facili

Dopo una partnership di breve durata, negli anni 1920-1930, è stato soltanto nel decennio scorso che tra Russia e Turchia si è palesata una tendenza a un ravvicinamento. La prima tappa importante di tale iter è stata la firma nel 1997 di un accordo sul progetto comune del gasdotto Blue Stream, grazie al quale la Turchia oggi si rifornisce al 70 per cento di gas russo.

Siria, Mosca e Ankara ad alta tensione

In questi ultimi anni, i rapporti con la Russia si sono evoluti fino a trasformarsi in partenariato strategico. Nel 2008 abbiamo occupato il primo posto in termini di scambi economici con questo Paese, e al momento condividiamo questa posizione con la Germania. Naturalmente, ciò ha portato a rafforzare i rapporti politici e culturali tra i due Paesi.

Grazie all’attuazione da parte del partito al governo Giustizia e Sviluppo del concetto di politica estera “nessun problema con i vicini”, la Turchia è riuscita a rafforzare i propri rapporti con Siria, Iran, Libia e altri Paesi vicini. Ma tutto ciò si è bruscamente arrestato con l’arrivo della “primavera araba”. Ankara ha dovuto decidere che tipo di politica dovrebbe essere attuata nei confronti dei movimenti rivoluzionari in Medio Oriente.

Occorre tenere presente che l’ideologia del regime politico turco può essere descritta alla stregua di una forma di liberalismo islamico, molto vicino agli slogan scanditi dai rivoluzionari arabi. Inoltre il Paese è membro della Nato e di conseguenza il partito al governo ha deciso di sostenere in un modo o in un altro le rivoluzioni nel mondo arabo. Con quale risultato?

In un primo tempo la Turchia non aveva appoggiato l’operazione internazionale contro il regime di Gheddafi. In seguito a ciò, gli investimenti turchi in Libia sono stati ridotti a zero. Il Paese è precipitato nella guerra civile e non pare prossimo a riprendersi. Nemmeno le speranze di Ankara di rafforzare la propria influenza politica in Egitto e di proporre il proprio modello di sviluppo paiono motivate. In seguito alla rivoluzione, si è preso atto che le autorità egiziane erano maggiormente interessate ai modelli di sviluppo proposti da Arabia Saudita e Qatar.

Di conseguenza, quando gli oppositori al regime siriano di Bashar al-Assad si sono mobilitati e sono entrati in azione in Siria, la Turchia ha deciso di mettere una croce sopra ai futuri dividendi e ha immediatamente appoggiato l’opposizione, ritenendo che Assad non avrebbe resistito a lungo. Tuttavia la situazione in Siria si è incancrenita: pur avendo il presidente il controllo delle grandi città, non riesce a domare l’opposizione. Dal canto loro i rivoluzionari sono divisi e non sono riescono a rovesciare il regime. In linea teorica, questa situazione potrebbe trascinarsi finché una delle due parti non riceverà un aiuto sostanziale.

La Turchia, puntando su una vittoria in tempi brevi dell’opposizione, ha chiuso la sue frontiera con la Siria e ormai subisce perdite economiche spaventose. Gli scambi commerciali tra i due Paesi sono infatti interrotti. I media turchi hanno divulgato la notizia secondo la quale 172 milioni di euro sono stati iniettati nel bilancio per far fronte alle necessità di oltre centomila rifugiati siriani presenti nel Paese. Del resto, l’afflusso degli sfollati non pare fermarsi e si ignora quando avrà fine la guerra civile in Siria.

Per di più, il partito dei Lavoratori del Kurdistan ha irrigidito a più non posso le proprie posizioni nel Nord della Siria, minacciando di creare un nuovo focolaio di instabilità curda per la Turchia. Tutti questi problemi obbligano il governo turco a ricercare un modo qualsiasi per tirarsi fuori da questa situazione.

La prima cosa che viene in mente è accelerare la caduta del regime di Bashar al-Assad, e da ciò nascono le richieste di aiuto turche rivolte alla Nato e, stranamente, l’intercettazione di aerei russi. Ma i partner di Ankara nella Nato non dimostrano di aver voglia di inviare sollecitamente le loro truppe, come avvenne in Libia, e Russia e Cina continuano ad aiutare la Siria. La Turchia, pertanto, si trova in una posizione alquanto difficile.

Al momento tra Russia e Turchia la situazione è molto complessa. Da entrambe le parti ci sono parecchie persone che si oppongono al partenariato strategico tra Ankara e Mosca. In Turchia si tratta per lo più dei radicali, che militano per la disintegrazione della Federazione Russa e che hanno acquistato una certa popolarità sullo sfondo delle rivoluzioni arabe. Se la loro influenza politica dovesse aumentare, ciò influirebbe pesantemente sulle relazioni tra i due Paesi.

Se ci sta veramente a cuore lo sviluppo dei rapporti tra russi e turchi, dobbiamo suonare il campanello d’allarme e riflettere sulle modalità atte a porre rimedio a questa situazione. Gli strumenti ai quali ricorrere, del resto, sono molteplici, tanto più che la Turchia – ne sono certo – accoglierebbe volentieri una ripresa dei rapporti. Negli ultimi anni si è creata un’eccellente base economica per lo sviluppo in futuro delle relazioni, e un gran numero di uomini d’affari non sarà disposto a sostenere il partito al governo se quest’ultimo giocherà la carta di un’ulteriore peggioramento delle relazioni con la Russia.

Aleksandr Sotnichenko è analista, professore alla Facoltà di Relazioni internazionali dell’Università pubblica di San Pietroburgo

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