Nastro adesivo anti-freddo

Mosca vista dal basso di un'italiana. I post
Credit: Niyaz Karim

2 novembre 2012
La domanda che spiana la strada a tutte le altre è sempre la stessa: “Mosca? E quanto freddo fa?”. Un’esclamazione, condita da curiosità e stupore, cui fa seguito una lunga serie di sfumature, che variano dal “Come ci si veste?” a “Quanto ci si congela?”, fino a chiedere “Come si farà mai ad uscire di casa con quel freddo?”.

Quesiti più che leciti per chi vive sempre con il termometro quasi sempre sopra lo zero - o poco sotto nei giorni più freddi - e che accendono l’interesse della gente ogniqualvolta mi scappa da dire che io, a Mosca, ci vivo. E pure in inverno.

A differenza di quanto si creda, l’inverno russo, preso con un po’ di filosofia, è molto meno tragico di ciò che ci si aspetta. Lo dice sempre Dasha, nata e cresciuta a Mosca: “L’importante è avere una fermata della metro sempre a portata di mano”. Per evitare di sgambettare a lungo in mezzo a ululanti bufere di neve che fanno ghiacciare le ciglia e anche i peletti del naso.

La Russia si prepara all'arrivo del grande freddo (Foto: Sergei Ermokhin/Ria Novosti)

Nelle case, così come negli uffici e negli ambienti pubblici, spesso si gira in camicia e a maniche corte. Il riscaldamento centralizzato consente di avere i termosifoni accesi 24 ore su 24, con un pesante spreco di gas (che qui pare non importare a nessuno) e ambienti costantemente caldi. Anzi, caldissimi.

Non è un caso che io in camera mia giri sempre in t-shirt e calzoni leggeri. Ed è per questo che, a chi viaggia in Russia in pieno inverno, consiglio sempre di mettere in valigia un paio di magliette a maniche corte: sicuramente torneranno utili nel caldo chiuso delle mense e dei locali.

Un tocco di colore tutto russo è dato dal sistema che qui si usa per proteggere gli ambienti dagli spifferi delle finestre, spesso vecchie e scricchiolanti. Per isolare i telai, infatti, generalmente si è soliti attaccare lunghe strisce di nastro adesivo su tutto il perimetro degli infissi.

Un serpentone di nastro, sbiadito e posticcio, che corre attorno al vetro, per fermare il freddo. Un’idea geniale, ho pensato, la prima volta che l’ho visto. Peccato che si rischi di restare per quattro mesi con le finestre sigillate, senza alcuna possibilità di cambiare l’aria dell’ambiente.

In realtà, per evitare di restare “murati vivi” per tutto l’inverno, sopra ogni imposta ci sono delle pratiche finestrelle: piccole aperture che, durante la stagione fredda, diventano l’unica sorgente di aria fresca per arieggiare la casa, evitando di congelarsi. Fòrtochka, le chiamano in russo.

Con la caduta dei primi fiocchi di neve, l’operazione diventa un rito: ricordo una mia amica, che per anni ha vissuto al sesto piano dello studentato dell’università Rggu di Mosca, attendere con ansia l’arrivo della babushka responsabile del piano, che avrebbe sigillato, con un lavoro certosino e di precisione, le due grandi finestre che si affacciavano sul cortile interno dell’istituto, nel cuore di una capitale ormai imbiancata.

E così, durante i mesi più freddi, mentre fuori intere squadre di ragazzi caucasici spalano la neve giorno e notte dalle strade, io fisso la mia bella finestra bendata come una mummia, sulla quale, nonostante tutto, nei gioni più freddi si forma ugualmente un sottile velo di ghiaccio.

E mi godo il tepore di casa, guardando in lontananza le ciminiere che anche nel cuore di Mosca buttano fuori denso fumo grigio, che si confonde tra la neve e il cielo dello stesso, uggioso colore.

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