Vladivostok, fuori da spazio e tempo

Una veduta di Vladivostok (Foto: Vitaly Raskalov)

Una veduta di Vladivostok (Foto: Vitaly Raskalov)

La città oggi: ponti avveniristici, scritte in cirillico mescolate a ideogrammi cinesi, perle in barattoli per conserve e felci a colazione

Le onde azzurro cupo della baia del Corno d’Oro si tingono di rosso. Volgendo le spalle all’orizzonte la luce lentamente cala sul litorale, immergendo a poco a poco nell’oscurità le case, le cabine della funicolare e i crateri spenti dei vulcani. Vladivostok è uno dei primi luoghi in Russia a incontrare l’alba.

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Di mattina dalla costa arriva un lieve odore di iodio, la risacca sospinge a riva compatte foglie di alghe brune: sono le laminarie che riempiono i fondali della baia. Nell’acqua marina ricca di iodio ferite e graffi si rimarginano rapidamente.

Gabbiani dalle nere code rovistano tra le foglie umide in cerca di cibo, destreggiandosi tra le conchiglie gettate sulla riva dalla marea. Nel Territorio del Litorale non è raro trovare una perla dentro un barattolo di molluschi conservati.

I turisti di passaggio scambiano spesso Vladivostok con San Francisco. Il primo ad accomunarle fu Nikita Khrusciov, primo segretario del Comitato centrale del Pcus dal 1953 al 1964, quando, nel 1959, al ritorno dalla sua visita negli Stati Uniti, fece una sosta a Vladivostok e decise allora di trasformare quella “città chiusa” nella “nostra San Francisco sovietica”. La trasformazione fu lenta, ma la visita di Khrusciov diede il via a una vera “febbre edilizia” e si realizzarono case e strade.

Curiosità

Sul litorale della baia, nel 1860, il generale Nikolay Muravyov- Amursky, governatore della Siberia Orientale, fece costruire un ponte bellico che a distanza di 30 anni resta tuttora il centro del Territorio del Litorale. Fino alla Rivoluzione, Vladivostok, non facendo parte del territorio doganale russo, era una città libera e usufruiva di tutte le libertà di una zona franca. Nel 1958 la città diventò una base navale della marina sovietica e per 30 anni restò una città chiusa agli stranieri

A Vladivostok l’estate dura in tutto tre mesi, da giugno ad agosto. In questo periodo la città è sommersa da piogge monsoniche e il termometro sale fino a 30 gradi. D’inverno la temperatura varia dai 10 ai 30 gradi sottozero e sotto le raffiche di vento ghiacciato è estremamente faticoso persino per i residenti arrampicarsi sulle colline o sui vulcani attivi.

La fatica è tuttavia compensata dall’infinità di splendidi punti panoramici, che si aprono persino sui tetti dei grattacieli, trasformati in vere zone di relax. Il punto panoramico più popolare è quello ai piedi della funicolare sul Monte del Nido dell’Aquila, accanto al quale si snoda una scala di circa quattrocento scalini. La funicolare, che fece la sua rapida apparizione nel 1962, fu un altro effetto della visita di Khrusciov. Essa si arrampica su un tratto lungo 183 metri; una distanza che le sue piccole vetture percorrono in due minuti.

A Vladivostok, oltre all’unica funicolare dell’Estremo Oriente, si sono splendidamente conservati altri simboli dell’epoca sovietica come i rioni Leninskyi, Frunzenskyi, Pervomayskyi e Sovetskyi, le vecchie navi militari e gli innumerevoli monumenti a Lenin e ad altri grandi leader del proletariato.

Nello spazio

Vladivostok ha dato i natali alla prima donna capitano di lungo corso al mondo, Anna Shchetinina. Per lungo tempo Anna ha prestato servizio nei Paesi Baltici e dopo il suo ritorno a Vladivostok ha insegnato all’Università Navale locale, abitando nella famosa “casa-incrociatore” sulla Via Stanyukovich. Si è spenta all’età di 92 anni ed è stata sepolta nel Cimitero della Marina

I toponimi sovietici e gli edifici antichi, i ponti avveniristici, i geroglifici che si aggiungono al cirillico in alcuni cartelloni pubblicitari appesi nelle vie, la guida a destra - a differenza che nel resto della Russia dove le auto hanno la guida a sinistra - contribuiscono a quel suggestivo colorito locale che non è possibile ritrovare in nessun’altra città russa. 

Dal centro della Russia Vladivostok è percepita come l’estremità orientale del Paese. Tutto è stravolto, sovvertito qui: ma Vladivostok più che una fine è un inizio, dal momento che il sole sorge a Est. In origine l’inizio della linea della Transiberiana fu fissato simbolicamente a Vladivostok, anche se ora piace pensare che abbia termine proprio qui.

Sulla stele della stazione ferroviaria di Vladivostok la distanza Mosca-Vladivostok lungo la linea della Transiberiana è indicata in 9.288 chilometri. Il paradosso è che sulla targa omologa, appesa nella stazione ferroviaria Yaroslavskyi di Mosca, ovvero al chilometro zero della Transiberiana, sia invece scritta una cifra diversa: 9298 chilometri. I dieci chilometri smarriti chissà dove non sembrano esser stati mai più ritrovati.

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