Un’oasi dietro il filo spinato

Zarechny, situato nella regione di Penza, è l'esempio più esplicito di come trasformare un retaggio sovietico cupo in una fonte di orgoglio (Foto: RIA Novosti / Vladmir Vyatkin)

Zarechny, situato nella regione di Penza, è l'esempio più esplicito di come trasformare un retaggio sovietico cupo in una fonte di orgoglio (Foto: RIA Novosti / Vladmir Vyatkin)

Reportage nella città “atomica” di Zarechny: un esempio di come si possa trasformare un centro abitato segreto in epoca sovietica in motivo di orgoglio per l’intera cittadinanza

Zarechny è una delle dieci città “atomiche” segrete della Russia. Di solito questi centri abitati sono più simili a delle basi militari che non a moderne metropoli. Zarechny fa eccezione. Nel 2012 è stata premiata dall’Agenzia delle iniziative strategiche (Asi) per i migliori parametri di vivibilità urbana.

Gli amministratori di Zarechny - che ha una popolazione di 65mila abitanti e si trova a 12 chilometri da Penza – fanno installare rastrelliere per le biciclette e contenitori per la raccolta differenziata dei rifiuti, lavorano per creare ambienti adeguati per i disabili, elaborano per la città una mission e ne pianificano lo sviluppo.

L’inviata di Moskovskie Novosti si è recata a Zarechny per cercare di capire come può essere utile tutto questo per una città che vive dietro il “filo spinato”. Dietro quel “filo spinato” ci sono strade deserte, abeti sopravvissuti, scuole con la mensa gratuita, nonne che fanno ginnastica davanti agli stagni, circoli per l’infanzia, piscine, campi da tennis. Zarechny è stata trasformata dai suoi abitanti in una stazione climatica, una città a misura di anziani e bambini. 

“Ci domandano che cosa faremo quando abbatteremo 'il filo spinato'. Non lo sappiamo ancora, ma siamo alla ricerca di un progetto; è per questo che abbiamo fondato il Club per lo sviluppo strategico”, ci dice un’attivista del club, Elena Enyutina, mentre abbandoniamo insieme il Comitato per la pianificazione dei progetti.

L’80 per cento degli abitanti e anche  il capo della locale amministrazione sono contrari a che Zarechny diventi una città aperta, hanno paura dell’ignoto. “Sono convinto che se agli abitanti si offrisse del denaro per conservare lo status di città chiusa tutti sarebbero d’accordo e noi diventeremmo un museo delle conquiste del socialismo”, dice, scherzando, Vladimir Kshumanev, responsabile della commissione per i rapporti con la cittadinanza dell’amministrazione di Zarechny.

Una “tempesta per il cervello” invece della solita sbornia
Il club dello sviluppo strategico è nato da un business game. Manager e animatore del club è il direttore di una società di costruzioni, Konstantin Pribylov, che ha fatto ritorno a Zarechny da Mosca dove ha lavorato per tre anni.

“Zarechny mi fece l’impressione di un luogo estremamente triste e pensai che bisognava fare qualcosa per cambiarla”, ci racconta. Parlò delle sue impressioni a Vyacheslav Gladkov e finì che nel 2009 Pribylov fece arrivare da Mosca un conoscente, Sergei Zhuravlyov, esperto di strategie urbanistiche e un gruppo di specialisti dell’Associazione internazionale di project management.

Il capo dell’amministrazione di Zarechny, Vyacheslav Gladkov, riunì tutti i top manager locali e li rinchiuse per tre giorni in un campo per pionieri di nome “Stellina”. “Ho scelto persone motivate di ambiti eterogenei: operatori dei media, bancari, lavoratori delle fabbriche, imprenditori, pensionati, giovani trendy. Ho scelto io chi far partecipare”, racconta Gladkov.

“Ci ha costretto a spegnere i cellulari anche se lì non si prendeva il segnale”, ricorda Konstantin Pribylov. Tutti si aspettavano una cena di gala con sbornia finale, come succede quando si partecipa a degli eventi, e invece si sono ritrovati rinchiusi in un gelido spazio a elaborare una mission per la città.

“Dopo tre giorni avevo la sensazione di avere fino ad allora vissuto senza vedere la realtà”, rammenta Gladkov. “Ci hanno purificato i cervelli, abbiamo esaminato una serie di modelli urbani e ci hanno spiegato i criteri di sviluppo dei centri urbani, dalla megalopoli canadese di Vancouver fino alla sperduta cittadina di Myshkin -, continua Konstantin Pribylov. - Sono state pensate tre linee di sviluppo per la città. Ogni progetto è stato esaminato da tutti i lati”.

Il primo progetto, “Zarechny come miglior ecosistema urbano”, si basa sulla nozione di ecologia come sistema di interazione tra tutti gli organismi viventi e l’ambiente e interazione uomo- natura-infrastrutture. Il secondo progetto, “Zarechny come parco creativo”, pensa una città chiusa progettata come cluster creativo. E, infine, il terzo, “Zarechny come valley engineering”, vede la città come un territorio peculiare dove viene offerto su base di marketing un complesso di servizi tecnici necessari allo sviluppo di attività produttive innovative e all’ottimizzazione e alla modernizzazione dei processi produttivi.

Una riunione in cui si discute dei propri interessi Durante uno dei tanti incontri che si svolgono al club, nella sala che funge da business incubator sono presenti una quarantina di persone. Due di loro sono i vice di Gladkov. I neofiti non sanno che cosa li attende. Il ventiquattrenne Alexei Kireev, che lavora alla Motorizzazione, ha sentito dire che “il club cerca di ridare dignità alla città senza attingere alle risorse federali”.

I vecchi abitanti e l’Amministrazione portano sempre nuove persone. Alexei compila un modulo come tutti i nuovi arrivati. Anche lui ha diritto di voto e può presentare i suoi progetti. Il format dell’incontro è il seguente: due o tre speaker che espongono i loro progetti che poi vengono discussi e alla fine alza la mano chi vuole collaborare al progetto. Chi ha alzato la mano si iscrive a un gruppo di lavoro.

L’architetto trentenne Mikhail Palatkin, uno dei relatori, fa parte di un gruppo di lavoro per promuovere l’incremento dell’uso della bicicletta in città e per la creazione di spazi adeguati per i disabili. “La gente non sa dove parcheggiare le biciclette e si devono costruire delle piste ciclabili”, afferma Mikhail. L’obiettivo degli obiettivi, a detta di Mikhail, sarebbe quello “di far crescere una generazione consapevole che l’auto non  è un indicatore di successo”.

Nel progetto che si occupa di promuovere la creazione di spazi adeguati per i disabili, Mikhail cura gli aspetti della legalizzazione del progetto, mentre dello studio di fattibilità è responsabile un altro aderente al club, un aderente “virtuale” che comunica via Facebook. Gli incontri veri con lui si svolgono una volta il mese, mentre per il resto del tempo la discussione si svolge all’interno del gruppo.

Il mattino successivo all’incontro nel gruppo si analizza la lettera del capo dell’amministrazione sull’introduzione di autobus per disabili: i commenti sono 49. La gente propone di dotare di speciali pedane per disabili tutti i mezzi del parco autobus. Il trentaduenne Alexei Kiselev, un disabile costretto a muoversi su una sedia a rotelle, scrive: “Uno scenario così estremo non si ritrova in nessun altro paese. Senza contare che è un assoluto spreco di denaro”.

Alexei ha elaborato lui stesso un progetto per la creazione di spazi adeguati per disabili: “Mi occupo di questo problema  da più di dieci anni. Noi disabili costretti a muoverci su sedie a rotelle abbiamo costituito una nostra associazione, ma la sua attività si è azzerata. Quando abbiamo sollevato questo tema al club  mi ha chiamato un amico. Il club è utile come spazio informativo per chi ha dei progetti da realizzare e per chi deve prendere provvedimenti amministrative”.

Al club arrivano le idee più diverse. All’Amministrazione della città piace l’idea di scolpire un monumento al badge e di organizzare una parata di asini (analoga alla parata di mucche d’artista che si è svolta a Ventspils, in Lituania, dove sono state collocate dovunque nelle vie sculture che raffiguravano questi animali). “Sono inezie che servono però a migliorare il rapporto con la vita e la città. Basta quel quid per renderla più accogliente -, afferma Vyacheslav Gladkov. - A Mosca non ci sono riusciti, ma noi abbiamo le possibilità”.

Il cortile del palazzo di molti piani in costruzione sulla Via Lenin non è uno dei soliti cortili. È un eco-parcheggio, con rampe per disabili, area giochi per bambini con copertura in resina e campo da football: non s’era mai visto niente di simile qui. È un progetto del club chiamato il “Cortiletto ipotecato”.

Nel 2012 un deputato locale, Maksim Motin, ha proposto agli urbanisti e agli architetti il progetto UrbanUrban per migliorare il giardinetto davanti alla sua casa a Pechatniki. Si avvaleva della promessa fatta dal sindaco ai deputati di rendere confortevole gli spazi dei cortili, ma i burocrati hanno respinto il progetto. “Noi abbiamo le possibilità”, ci dice il manager del club Konstantin Pribylov.

“Non sono un altruista. Oggi a Zarechny di appartamenti ce ne sono abbastanza. Qui ho quattro o cinque concorrenti. Ho notato che molti costruttori di altre città ormai non pensano più solo a vendere appartamenti, ma anche aree dotate di servizi. È meglio investire di più nei servizi, altrimenti la concorrenza verrà da noi”, spiega così la sua logica Konstantin. Ci dice che nel recupero del cortile sono stati investiti 2,18 milioni di rubli. Ora nel palazzo di cui si è quasi ultimata la costruzione è stato venduto il 40 per cento degli appartamenti.

Più vicini ai bisogni della gente e ai problemi della contemporaneità
Il club conta 300 aderenti reali e “virtuali”. La popolazione di Zarechny è di 64.500 abitanti. Gli aderenti ammettono che molti in città non conoscono l’esistenza del club, ma c’è anche chi ne ha sentito parlare ed è insoddisfatto della sua azione. Il ventinovenne Evgeny Kosmach, coordinatore di un gruppo di amministratori di sistema, è una di queste persone che hanno frequentato il club e poi se ne sono allontanate.

Evgeny ha un atteggiamento scettico verso quello che definisce il “micromanagement” di Gladkov e sostiene che non si deve andare porta a porta,  ma mettere a punto un sistema di coordinamento in grado di operare anche senza un capo. Ritiene che manchino le informazioni sull’attività del club. “In rete non ho trovato nessuna descrizione dettagliata dei progetti. Non capisco di cosa si siano occupati in questi tre anni”, dice.

Indica un punto nell’asfalto accanto al cinema Rossija. “Qui c’era un’enorme voragine che ha risucchiato un’auto. Bisogna occuparsi di questi problemi e non delle rastrelliere”, aggiunge. Un altro ex aderente al club, il ventottenne Denis Kravchuk ritiene che “il problema del club  risiede nel fatto che i suoi aderenti hanno come riferimento l’esperienza delle grandi metropoli, dove la gente non si conosce e i progetti sono anche troppo brillanti”.

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