Agro-Dag-Italia, la sigla del futuro

Panorama agricolo del Daghestan (Foto: Ria Novosti)

Panorama agricolo del Daghestan (Foto: Ria Novosti)

Nel Daghestan, antica terra fra i monti del Caucaso, con il concorso di imprenditori italiani, nascerà un’area agroalimentare che punterà prevalentemente all’esportazione

Nel Daghestan, antica terra fra i monti del Caucaso, con il concorso di imprenditori italiani, nascerà un’area agroalimentare che punterà prevalentemente all’esportazione. Il suo nome sarà Agro-Dag-Italia.

Gli investimenti sono imponenti, ben 350 milioni di euro. I primi accordi di esportazione sono stati già raggiunti con società di Armenia, Moldavia, Polonia, Lussemburgo ed altri Paesi europei.

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Per ora l’area, che si chiamerà Agro-Dag-Italia, è tutto un cantiere. Ma fra qualche anno qui sorgeranno complessi ovicoli, stalle modernissime, stabilimenti di trasformazione della carne e del latte. Inoltre è prevista la coltivazione di frumento, patate, avena, mais e soya.

Non mancherà una centrale elettrica basata su biocombustibile, vi saranno impianti per biodisel e bioetanol. Per il Daghestan si tratta di un progetto dalla forte valenza sociale. Dovrebbe nascere un indotto valutabile in almeno 35mila piccole imprese.

Dice Shahmardan Muduev, rappresentante del Ministero dell’Economia: “L’Agro-Dag-Italia lavorerà a stretto contatto con i coltivatori diretti della zona. Nasceranno impianti di trasformazione, depositi, tutta una infrastruttura industriale e commerciale.”

Un centro analogo è già in funzione in Lombardia, da qui la scelta dei partner italiani. Muduev sottolinea che esiste un impianto basato sulle tecnologie americane, dove però si è puntato prevalentemente alla trasformazione della barbabietola e alla zootecnia. Si prevede che il primo lotto di Agro-Dag-Italia dovrebbe entrare in esercizio nel 2013, benché andrà a pieno regime nel 2018.

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