Rosneft compra Tnk-Bp e diventa leader mondiale

Viktor Vekselberg, businessman russo con mire anche in Italia (Foto:Kommersant)

Viktor Vekselberg, businessman russo con mire anche in Italia (Foto:Kommersant)

Il colosso russo del petrolio, dopo l'operazione, avrà maggiore espansione internazionale e la prima produzione sul pianeta. "Questo è un grande affare", commenta Putin, mentre l'Italia spera di trarne vantaggi

Che Rosneft,  la compagnia russa  di petrolio guidata da Igor Sechin, diventasse la prima compagnia di petrolio nel mondo c’era da aspettarselo. In un Paese dove il simbolo è un’aquila a due teste e per un po’ di tempo anche in politica c’è stato un duopolio quasi perfetto,  mancava la coppia per il gigante Gazprom. Ed eccolo qua, un colosso di petrolio. Anche la preda per avere un ruolo primario sulla scena mondiale era perfetta: Tnk-Bp, la terza compagnia in Russia, ma in perenne conflitto tra azionisti, BP e il consorzio di miliardari russi Aar.

Già dal 2011 si capiva che la compagnia anglo-russa non poteva andare avanti, soprattutto quando Aar ha fermato un mega deal  tra Bp e Rosneft di scambi azionari e accordi per lo sviluppo dell’Artico. Gli oligarchi di Aar hanno fatto valere il loro diritto (nessun accordo Bp in Russia senza la loro approvazione), mettendo in gioco la credibilità di Sechin e rovinando completamente i rapporti con gli inglesi. Per realizzare solo dopo che era necessario staccarsi.  

Da parte loro volevano circa 30 miliardi di dollari o le azioni di Bp. Per la Bp era quasi come cadere dalla padella alla brace: togliendoli dalla joint-venture, li avrebbero tenuti dentro, anche se non con un pacchetto di blocco. Altrimenti era stato proposto di comprare la parte inglese (ma sottocosto, per circa 15 miliardi). La naturale entrata in questo gioco di Rosneft ha messo tutto a posto. La compagnia di Sechin ha siglato un accordo con Bp (di soldi e di scambi azioni, sopravvalutando la TNK-Bp di più del 20 per cento), un’offerta che era impossibile rifiutare. Parallelamente, ma indipendentemente, Rosneft ha stretto un accordo anche con Aar, cash sonante senza un’azione.

L’accordo ha il record del maggior acquisto russo (55 miliardi di dollari) ed è una delle maggiori acquisizioni della storia (dopo il deal di Exxon  e Mobil nel 1998 per  73,7 miliardi di dollari). Vediamo cosa succede adesso ai fautori dell’accordo.

Bp salirà in Rosneft con una quota finale del 19,75 per cento e due posti nel consiglio di amministrazione (sui 9 totali), e avrà ancora contanti per 12,3 miliardi di dollari (i soldi necessari per pagare le conseguenze del disastro nel Golfo del Messico). Un’ottima cosa, il 20 per cento di Rosneft infatti significa profitti certi e legami stretti con il Cremlino.

Rosneft sarà la maggior compagnia del mondo, superando per la produzione tutti (con riserve doppie rispetto a ExxonMobil), avrà le tecnologie avanzate di Bp e una maggiore espansione internazionale. E gli oligarchi di Aar? Sono tutti saliti sulla vetta dell’Olimpo russo dei super-ricchi. Viktor Vekselberg si è aggiudicato il primo posto (con 18 miliardi di dollari), superando di 700 milioni Alisher Usmanov. Mikhail Friedman ha superato Roman Abramovich e si è piazzato al quinto posto.

Dove metteranno questi soldi Vekselberg e tutti gli altri? Anni fa Vekselberg promise di investire un miliardo di euro in energia verde in Italia. Ha fatto tanto, ha comprato tramite Avelar Energy la compagnia Energetic Source e ha investito persino negli stoccaggi. Quindi, se una parte di quattrini li spenderà in Italia, vedremo i benefici diretti di questa acquisizione, benedetta da Putin, che l’ha definita “grande e buona”.

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