Festa a Grozny con Ornella Muti

Nel giorno del compleanno del presidente Ramzan Kadyrov, a sinistra, Grozny ha celebrato il Giorno della Città (Foto: Itar-Tass)

Nel giorno del compleanno del presidente Ramzan Kadyrov, a sinistra, Grozny ha celebrato il Giorno della Città (Foto: Itar-Tass)

Reportage dalla capitale cecena rinata dalla guerra con tante contraddizioni e che ha celebrato il Giorno della Città con numerosi vip, inclusa l'attrice italiana

Come nel 2011, nel Giorno della Città, la capitale cecena di Grozny è stata invasa da stelle di fama internazionale. Sul grande palco di fronte ai grattacieli di “Grozny-city”, sono saliti l’attore e cantante inglese Craig David e Gérard Depardieu; il leader stesso della regione, Ramzan Kadyrov, ha ballato una danza tipica nazionale con l'attrice italiana Ornella Muti. Eppure, il centro di Grozny, ridotto in rovine dalla guerra e ricostruito in tempo record, non vive solo di queste feste mondane.

Foto: Ap
Ornella Muti: "La mia anima russa"

Già da questo autunno, Grozny non sembra più quella città severa che era un tempo. Girare armati, a quanto pare, non va più così tanto di moda. O semplicemente la gente si è stancata di farlo. Le pattuglie della polizia sembrano essere diminuite e l’angoscia sembra aver abbandonato i volti dei passanti. Ciò che si nota in giro, invece, è un numero sempre maggiore di persone vestite con abiti mussulmani. Il centro a momenti ti abbaglia con le sue pareti bianche e intonse, le vetrine delle caffetterie, e soprattutto le altissime torri di “Grozny-city”, simbolo della nuova era di pace e benessere. I tassisti mi chiedono orgogliosi se mi piace la città, e si rispondono da soli: “Tutto grazie a Ramzan”.

L’islamizzazione
Mi incontro con Asja in una delle caffetterie del centro. Nei primi anni ‘90, la giovane aveva appena finito la scuola e si trovò a dover affrontare entrambe le guerre della Cecenia. Il cameriere ci porta due iPad, i menu. Per strada non ho visto anima viva sfoggiare un tablet mentre qui viene usato come menu. Ok, significa che possono permetterselo.

Asja mi parla delle donne: “Ha già fatto un giro per la città? Ha visto le nostre ragazze? Lei non immagina quanto mi renda triste vederle ricoperte da tutti quegli scialli e tuniche lunghe fino ai piedi. No, non sono contraria alla religione, solo che prima qui non era così. A Ramzan piace come si vestono le donne di Dubai e ha deciso di importare anche qui la loro moda. E così nel giro di un anno o due, le donne cecene si sono trasformate in delle ombre. Ora, a quanto pare, anche lui sembra non essere così contento del risultato e afferma che non era quello che aveva in mente”.

Le nuove regole mussulmano-vainakh relative al vestiario valgono anche per gli uomini. Stando alle disposizioni, nella giornata della preghiera, i ceceni credenti sono tenuti a indossare abiti speciali (pantaloni e camicia viola); di modo che, ora, nei giorni di festa, risulta quasi impossibile distinguere i giovani fedeli gli uni dagli altri. A volte i ceceni stessi li chiamano ironicamente “i ragazzi del venerdì”.

I ceceni, che per tradizione professano la corrente islamica del sufismo, fortemente adattata però alle usanze popolari, che sono più antiche e radicate della religione, si chiedono come mai Kadyrov stia costruendo nel Paese uno Stato islamico sul modello dell’Arabia Saudita? La risposta più diffusa è la seguente: l'Occidente non ama Ramzan. Egli gode del sostegno della Russia, ma anche qui l'amore nei suoi confronti non potrà durare in eterno, pertanto il leader ceceno sta cercando di avvicinarsi all’Oriente. Cerca l’appoggio degli sceicchi arabi, e in questo modo acquista forza e si copre le spalle qualora i rapporti con Mosca si guastino.

In città, in realtà, sono diverse le persone che si dimostrano grate a Ramzan e che si sentono soddisfatte dal suo operato. Dopotutto, la città di Grozny, ridotta in rovine da ben due guerre, è stata interamente ricostruita nel giro di soli cinque anni. Molti dei clienti della caffetteria in cui siamo seduti, hanno trascorso l’infanzia chiusi in cantina, per sfuggire ai bombardamenti. Qui, ora, non regna solo la pace, ma anche lo scintillio della vita moderna.

Ma c’è anche chi la pensa in modo diverso. In Cecenia le persone continuano a sparire. Ci sono centinaia di casi di sparizioni, ma nessuno è stato ancora risolto. E alle famiglie delle persone scomparse, le luci sfavillanti di “Grozny-city” non fanno né caldo né freddo: nessuno dei loro famigliari è ancora ritornato a casa.

}

La vita in città
Pensare, tuttavia, che Grozny viva solo di Islam e Ramzan è sbagliato. Qui, ovviamente, non ci sono locali per uscire la sera come li intendiamo noi convenzionalmente, ma c'è comunque una vita notturna piuttosto vivace. Se chiedete ai tassisti dove si può bere una birra, cinque conducenti su sei vi risponderanno: “Da nessuna parte, è vietato; il presidente non approva”. Ma non è così.

Basta uscire un po’ dal centro per trovare un paio di posti in cui i ceceni bevono tranquillamente birra osseta e se si è fortunati è possibile trovare persino della vodka. Bere non è vietato, ma non è incoraggiato dalla tradizione. Un figlio non si siede mai a bere con il padre e non può mai farsi vedere ubriaco da lui: è una mancanza di rispetto. E a causa del divieto religioso, sono poche le persone che consumano alcool. Pertanto, questa bassa concentrazione di pub e bar, è probabilmente dovuta a una domanda limitata.

Chi beve, tuttavia, lo fa, per così dire, in maniera responsabile e con passione. Si tratta perlopiù di uomini sopra i 30 anni, intelligenti, dubbiosi. La conversazione il più delle volte scivola nelle acque oscure della politica. Parlano a voce alta, senza guardarsi attorno, nonostante al tavolo vicino sieda un gruppo di poliziotti intenti a mangiarsi uno spiedino di montone. Ma la critica si limita il più delle volte agli ex governanti del Paese, nonostante quasi tutte le persone presenti siano disoccupate. Alcune, per via delle circostanze - come in passato, non c’è lavoro, se non nell'amministrazione o nella polizia; e altre per convinzioni proprie – il giornalista si è stancato di parlare ogni giorno del rilascio esagerato di concessioni edilizie.

Kirovo
A 10 minuti d'auto dal centro si trova il villaggio di Kirovo. Anche questa piccola cittadina, composta da una serie di case basse e diroccate con le recinzioni arrugginite e decorate con motivi sovietici, fa parte di Grozny. Qui, si vede subito che il nuovo benessere non è mai arrivato: le case cadono a pezzi, non ci sono strade, in tutto il paese vi è solo una bancarella che vende prodotti alimentari, e una mucca smagrita pascola da una recinzione all’altra.

Le donne più anziane si avvicinano subito al reporter russo munito di fotocamera e iniziano a lamentarsi: vivono in delle misere baracche, l’indennizzo di 300mila per le case andate distrutte durante la guerra non è stato nemmeno sufficiente per le riparazioni. E la cosa più allarmante è che quasi tutti gli abitanti di questo villaggio sono malati.

“Perché Ramzan non viene da noi con i suoi costruttori?”, afferma indignata una donna cecena sui settanta anni. “Dove sono i suoi famosi medici? Qui, tutti i lavori si sono concentrati nelle raffinerie di petrolio e nella ferrovia. E nessuno arriva ai 40 anni in salute. Ora non serviamo più a nessuno. In fondo alla strada, viveva un guaritore, ma era per altri tipi di acciacchi”.

Da dietro il cancello, attratta dal rumore, fa capolino la vicina. Chiede se abbiamo il permesso di scattare fotografie. No, a lei non cambia nulla, ce lo chiede per la nostra sicurezza. Salendo sulla collina, da Kirovo sono visibili le torri splendenti di “Grozny-city”, ma è ormai da tempo che gli anziani del luogo non vi salgono più.

Per leggere l'articolo in versione integrale cliccare qui

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta