L’opposizione in cerca di legittimità

Vignetta di Niyaz Karim

Vignetta di Niyaz Karim

Il movimento anti-Putin ha condotto le elezioni per il Consiglio di Coordinamento, che rappresenterà i manifestanti nel dialogo con le autorità e la società

La creazione del Consiglio di Coordinamento è del tutto inevitabile e necessaria. Questo non vuol dire che esso sarà perfetto e che sarà composto solo da persone brillanti, e migliori rispetto a quelle che attualmente rappresentano il potere o l’opposizione sistemica. Dubito altresì che questo organo sarà in grado di risolvere tutti i problemi di cui si parla oggi. In ogni caso, senza di esso, è impossibile attendersi uno sviluppo pacifico e legittimo della situazione politica in Russia.

Le elezioni regionali di ottobre 2012 hanno dimostrato come le politiche sistemiche – sia quelle pro-governo che quelle dell’opposizione – suscitino sempre meno interesse e fiducia da parte dei cittadini. L'affluenza è stata bassa, in alcuni casi catastrofica. Si è recato a votare, essenzialmente, l’“elettorato controllato”, ovvero, quello che si mobilita solo su debita istruzione: i dipendenti delle grandi imprese, i dipendenti pubblici, i militari, i pensionati ecc. Chi ha potuto, ha fatto a meno di andare alle urne.

Se utilizziamo le elezioni del 14 ottobre 2012 per condurre una stima sociologica, in una capitale di dieci milioni di persone, circa un milione e ottocento moscoviti si sono pronunciati a favore dei “fiocchi bianchi”. Pertanto, far finta che questo elettorato non esista sarebbe stupido. Esso c’è ed è destinato a crescere in futuro.

Il “movimento bianco” si trova davanti a un bivio: può scegliere di rimanere un movimento marginale inconciliabile o tentare di inserirsi legalmente nella politica, dove potrebbe diventare il principale concorrente delle autorità. La prima opzione sfocerebbe indubbiamente in un vicolo cieco. Per la seconda, invece è necessaria una struttura chiara e organizzata con un programma d’azione preciso e positivo: requisiti che non possono originarsi nel corso di manifestazioni di massa.

I leader possono acquisire legittimità solo attraverso le elezioni, di cui il vasto pubblico continua a fidarsi. Solo così è possibile determinare il peso effettivo della sinistra, della destra, dei nazionalisti, degli anarchici e dei liberali nella struttura del movimento di protesta. Solo sulla base dei “pesi” ottenuti si potrà passare alla delineazione di un programma positivo.

Le elezioni permettono, se non di risolvere, quantomeno di ammorbidire il “settarismo” ideologico dei diversi gruppi che compongono l’opposizione non sistemica, di trovare un linguaggio comune e di fissare delle priorità. In sostanza, questo sarebbe il primo tentativo di contrappore una vera democrazia a quella “sovrana” e un vero parlamento (anche se nella sua fase embrionale) a quello odierno, “controllato”, in cui non è possibile intavolare una discussione. L’esperienza reale di una politica alternativa sarebbe in ogni caso salutare per il Paese e la società, anche qualora non venisse coronata da una vittoria.

È chiaro che niente avverrà senza insulti e scandali, qualcuno sbatterà la porta, calpesterà i piedi di altri, se ne andrà con un gran chiasso per poi ritornare in silenzio - ma tutto ciò è inevitabile, giacché le elezioni sono, per definizione, un conflitto di interessi. E come potrebbe essere diversamente?

Senza il Consiglio di Coordinamento, i leader della protesta non possono prendere decisioni politiche responsabili, per la semplice ragione che non vi sarebbe alcun meccanismo che ne permetterebbe l’adozione. È meglio costruire un nuovo partito politico o, consapevoli delle possibilità minime di registrazione, utilizzare una “licenza” già pronta, concessa da un partito già registrato come il Rpr-Parnassus? Qualora si decidesse di seguire la seconda strada, quali sarebbero condizioni? Chi apporrà la firma sulle decisioni – qualunque esse siano – e soprattutto, su quali basi verrà fatto ciò?

Il Consiglio di Coordinamento è necessario non solo all'opposizione, ma anche a quanti, al potere, o vicini a esso, si rendono conto di come la situazione si stia incanalando su un binario morto. Ad esempio, con chi e a quali condizioni possono condurre delle trattative Mikhail Prokhorov, Alexei Kudrin, o, ipotizziamo, Gennadij Zjuganov, il quale ha dichiarato apertamente che i raduni di Mosca sono composti per tre quarti da persone di sinistra? E se invece fossero composti solo da un quarto?

Queste personalità non sanno chi personifichi la nuova forza politica e chi, e in quale misura, abbia un peso politico al suo interno. Capiscono, però, molto bene (anche se non lo dicono apertamente) che questa forza non va sottovalutata, e a giudicare dai tentativi massicci di boicottare e screditare le elezioni del Consiglio di Coordinamento, anche le autorità riconoscono il potenziale di questa forza, ma esse, chiaramente, non hanno bisogno di un'alternativa. Ed è proprio su questo punto che i loro interessi si dimostrano in netto contrasto con quelli del resto del Paese, che risponde al nome di Russia.

È chiaro che la presenza del Consiglio di Coordinamento dell'opposizione non è affatto una garanzia di successo. Tuttavia, la sua assenza si tradurrebbe indubbiamente in un fallimento.

Dmitri Oreshkin è un analista politico indipendente, ex membro del consiglio per i diritti umani presso il Presidente della Russia (ha lasciato l'organizzazione dopo le elezioni presidenziali)

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