Pussy Riot, Katia ricorre a Strasburgo

Dopo aver ottenuto la libertà vigilata, la Samutsevich si è appellata alla Corte dei Diritti Umani dell'Unione Europea per le "condizioni inaccettabili" della sua detenzione

"È stata violata la libertà di espressione sancita dall’articolo 10 della Convenzione europea". Con questa motivazione l’avvocato di una delle tre Pussy RiotEkaterina Samutsevich, alla quale il tribunale aveva concesso la libertà vigilata il 10 ottobre 2012, ha fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell'Uomo a Strasburgo. Il legale Irina Khrunova avrebbe fatto riferimento anche alle "condizioni inumane della detenzione".

Così come riportato dal giornale Kommersant, secondo l’avvocato "il processo si è dilungato per tutto il giorno e il giudice ha concesso una pausa di 30 minuti al massimo. Per questo all’imputata non è stato permesso mangiare, bere e dormire in maniera sufficiente. Era inoltre necessario alzarsi alle 5-6 del mattino per raggiungere il tribunale". Condizioni definite "inumane" dal legale, che per questo si rivolge a Strasburgo. 

"Fra le motivazioni che ci spingono a fare ricorso – ha spiegato la stessa Samutsevich al Kommersant –, c’è l’illegittimità dell’arresto". Una decisione che potrebbe però portare qualche attrito all’interno del gruppo, visto che gli avvocati delle altre due ragazze arrestate hanno fatto notare che il ricorso presentato dalla Samutsevich è stato deciso senza il loro parere.

Uno dei due avvocati, Viotleta Volkoka, teme infatti che la Corte possa prendere in considerazione il singolo caso della ragazza scarcerata, e non l‘intera vicenda Pussy Riot. "Posso solo dire che ci dispiacerebbe molto che il caso di Ekaterina Samutsevich facesse perdere a noi il diritto di priorità davanti al giudice", ha affermato l’avvocato Volkoka.

Nel frattempo restano in carcere le altre due componenti della punk band russa, arrestate dopo la performance sull’altare della Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca.

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