Rugby, sognando i Mondiali in Russia

La Nazionale di rugby russa e i Wallabies in Nuova Zelanda nell'ottobre 2011 (Foto: Gettyimages/Fotobank)

La Nazionale di rugby russa e i Wallabies in Nuova Zelanda nell'ottobre 2011 (Foto: Gettyimages/Fotobank)

La Federazione tenta il tutto per tutto per entrare nell’élite internazionale di questo sport, nel nome del "principe volante" Aleksandr Obolenskij

Nel 2011, la Nazionale russa di rugby partecipò per la prima volta alla Coppa del Mondo in Nuova Zelanda. La nostra squadra si posizionò all’ultimo posto nella fase a gironi, perdendo quattro partite su quattro. Eppure, la Russia riuscì a lasciare un segno visibile nel principale torneo di rugby del mondo.

Gli “orsi” russi non si limitarono a introdurre nella moda locale della Nuova Zelanda i tipici cappelli con paraorecchie, ma segnarono ben tre mete nell’area di meta della nazionale australiana. I Wallabies si portarono comunque a casa la vittoria con un punteggio schiacciante di 68:22, ma in quel campionato nessuna squadra segnò tante mete come la nazionale russa. In totale, il team russo segnò ben otto mete in quattro partite, un vero record per dei principianti del torneo.

La Coppa del Mondo del 2011 si svolse per i russi all’insegna del motto olimpico: l’importante non è vincere, bensì partecipare. Il fatto che la nostra squadra fosse riuscita a entrare nella fase finale del torneo era già un grande traguardo per un Paese, come il nostro, in cui il rugby è considerato tradizionalmente uno sport esotico. Tuttavia, il debutto internazionale della Russia poteva concludersi in modo diverso rispetto ai 68 punti a favore della nazionale australiana.

Nel 1916, nella città di Pietrogrado, la capitale dell’Impero russo, nacque un uomo che sarebbe diventato uno dei più grandi giocatori di rugby della storia. All'età di tre anni, il principe Aleksandr Obolenskij, lasciò la patria assieme ai genitori per trasferirsi in Inghilterra, dove studiò all'Università di Oxford e iniziò a giocare nella squadra locale. In poco tempo, il giovane Obolenskij raggiunse i livelli dei migliori giocatori della nebbiosa Albione; nel 1936, “The Flying Prince” (il principe volante), come veniva chiamato dai fan, ricevette la cittadinanza reale e venne ammesso nella nazionale inglese.

Nello stesso anno, Obolenskij disputò un'importante partita contro la Nuova Zelanda; gli inglesi vinsero 13:0, e il rugbista russo segnò due mete. Fu la prima vittoria della nazionale inglese sugli All Blacks, e Obolenskij entrò nel cuore di tutti gli appassionati di rugby.

Tuttavia la vita e la carriera sportiva di Aleksandr Obolenskij si conclusero così precipitosamente come erano iniziate. In qualità di membro della squadriglia dell’aeronautica militare inglese, il principe morì nel corso di un volo di addestramento il 29 marzo del 1940.

Settanta anni dopo a Ipswich, dove è sepolto Obolenskij, fu inaugurato un monumento in memoria del grande giocatore di rugby. Alla cerimonia parteciparono fan, veterani della Royal Air Force inglese e parenti del principe. Una parte dei fondi stanziati per la costruzione del monumento furono concessi dal miliardario russo, nonché proprietario della squadra di calcio del Chelsea, Roman Abramovich.

Al giorno d’oggi, al rugby russo mancano eroi come Obolenskij. Nel 2013, Mosca ospiterà il Campionato del mondo di rugby a 7, una versione “ridotta” del rugby classico. Dal momento che in Russia non si sono mai svolti tornei di così alto livello, i dirigenti sportivi si stanno già arrovellando il cervello su come attrarre i tifosi sulle tribune del gigantesco stadio Luzhniki di Mosca.

“Il pubblico è la cosa che ci preoccupa di più. Come sapete, Mosca offre una quantità immensa di intrattenimenti e riempire lo stadio sarà molto difficile”, ha dichiarato il direttore per lo sviluppo del rugby in Russia, Dmitri Shmakov. “In questo momento stiamo lavorando proprio in questa direzione. Stiamo organizzando un festival di musica, una serie di eventi e iniziative. Fino all'anno scorso a Mosca c’era un programma speciale chiamato Zritel (Spettatore), attraverso il quale, in questi casi, si organizzava il trasporto degli spettatori - studenti e ragazzi - allo stadio. Ma noi non siamo la Corea del Nord e non utilizzeremo questi metodi. Secondo le stime, il campionato attirerà 10-15 mila tifosi stranieri. Ma mi auguro di vedere anche i moscoviti sulle tribune”.

Il paradosso principale del rugby russo è che la gente lo ama, ma sono ben poche le persone che vanno allo stadio a vederlo. La Russia è piena di tifosi dei Wallabies e degli All Blacks, ma sono pochi quelli che conoscono il calendario delle partite della propria nazionale. Uno dei problemi principali è la mancanza di stadi dedicati al rugby. La struttura in cui gioca la squadra moscovita dello “Slava”, ad esempio, ha una capienza di spettatori molto modesta. Piccole tribune all'aperto, strette tra le case, nel cuore della capitale russa, dove ogni giorno girano milioni di dollari. Soldi che, però, alla fine, non vanno nelle casse del rugby.

“In Russia le imprese pubbliche stanziano cifre da capogiro per il calcio e l’hockey, ma si dimostrano meno generose nei confronti del rugby russo, in particolare di quello giovanile. Da questo punto di vista è necessario il sostegno dello Stato. In Italia, ad esempio, Silvio Berlusconi, negli ultimi 10-15 anni ha portato il rugby italiano ai più alti livelli”, afferma il banchiere Alexei Sokolov.

Il presidente del cda della Banca Zenit, Alexei Sokolov, è il principale sponsor del rugby russo degli ultimi anni. Sokolov finanzia la squadra nazionale, e per promuovere lo sport tra i più piccoli, nel 2008, ha creato un fondo di dotazione, Regbist.ru. Uno dei principali donatori del fondo è l'ambasciatore della Nuova Zelanda in Russia, Ian Hill.

“Quando parliamo di rugby ai funzionari statali, cerchiamo di fare capire loro che con il loro aiuto è possibile risolvere gravi problemi sociali. Come possiamo tenere occupati i giovani, in particolare quelli delle province remote? Il rugby da questo punto di vista è uno sport fantastico. Tempra gli animi ed è alla portata di tutti. Richiede sì denaro, ma si tratta di spiccioli in confronto a molti altri sport”, sottolinea Sokolov.

È sufficiente osservare l’ufficio di Alexei Sokolov per capire quale sia la sua principale passione. Le pareti sono tappezzate di poster delle più forti squadre di rugby del mondo, e il design del rendiconto annuale è ispirato alla tematica rugbistica. Nel 2011 Sokolov ha pagato ai propri dipendenti una parte del viaggio per partecipare alla Coppa del Mondo e sostenere la nazionale russa nelle partite impari con i grandi del rugby.

“Mi sono avvicinato al rugby grazie a mio fratello maggiore, che giocava nella squadra dell’Istituto per l’Aviazione di Mosca. La nostra era una grande famiglia, in cui i più piccoli seguivano le orme dei fratelli più grandi. Ho giocato per qualche anno nella scuola Dinamo, ricevendo anche dei riconoscimenti. Quando poi è venuto il momento di iscrivermi all’università, ho abbandonato la carriera sportiva. Da allora, però, continuo a nutrire una forte passione per il rugby. Più tardi, quando è stata fondata la Banca Zenit e l’attività ha iniziato a ingranare, ho avuto anche la possibilità reale di contribuire allo sviluppo del mio sport preferito”, racconta Sokolov.

La società di Alexei Sokolov è stata uno dei principali sponsor del campionato di rugby a 7, stanziando mezzo milione di euro. Tuttavia, il principale sogno dei tifosi russi rimane la Coppa del Mondo, che richiederà investimenti molto più elevati, in primo luogo, proprio da parte dello Stato.

Nel 2011, la Federazione nazionale rugby aveva espresso il desiderio di ospitare la Coppa del Mondo del 2023, ma per ora è improbabile che la richiesta della Russia venga tenuta in considerazione. L'ostacolo principale rimane la mancanza di fondi e, di conseguenza, la mancanza di infrastrutture.

La Coppa del Mondo di calcio, che si terrà in Russia nel 2018, potrebbe contribuire a migliorare la situazione. In questo caso, però, i nuovi stadi andrebbero adattati non solo per il calcio, ma anche per il rugby. Ogni stadio dovrebbe possedere altri 10 metri di prato per ospitare le strutture dell’area di meta. Su questi famigerati 10 metri si potrebbe basare il futuro del rugby russo.

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