Adozioni, futuri genitori a scuola

Sono sempre di più le coppie russe che decidono di intraprendere l’iter adottivo nella Federazione: un boom che ha spinto il Paese a studiare una serie di misure per facilitare le pratiche a tutela dei minori (Foto: Gettyimages/Fotobank)

Sono sempre di più le coppie russe che decidono di intraprendere l’iter adottivo nella Federazione: un boom che ha spinto il Paese a studiare una serie di misure per facilitare le pratiche a tutela dei minori (Foto: Gettyimages/Fotobank)

In Russia sta avendo luogo una vera e propria rivoluzione: da settembre 2012 chi vuole adottare un bimbo è tenuto obbligatoriamente a seguire dei corsi speciali

La Russia sta sperimentando un vero e proprio boom delle adozioni: solo nel 2011 nel Paese sono stati adottati e collocati sotto tutela 67.500 bambini. Si tratta di una svolta importante: se in passato, nella metà degli anni 2000, la maggior parte delle famiglie adottive in Russia erano straniere, ora, al contrario, sempre più russi si dimostrano propensi a ricorrere all’adozione (nel 2011 accanto al 31,4 per cento di bambini adottati da genitori stranieri, si è registrato un 68,6 per cento di bambini affidati a famiglie russe).

Avdotja Smirnova, regista e sceneggiatrice

Nel nostro Paese vi sono delle statistiche allarmanti circa il numero di bambini che vengono restituiti agli orfanotrofi di provenienza. Le persone intelligenti adottano il bambino, ma non appena inizia la pubertà, periodo in cui ogni bimbo risulta un po’ ingestibile, non riescono a stargli dietro e lo rispediscono indietro. Nel nostro film “Kokoko” succede la stessa cosa. Ecco perché la protagonista Jana Trojanova ricorda a Lisa: “Siamo responsabili di coloro che abbiamo cresciuto”. Ho tutto il diritto di fare queste dichiarazioni. Per molti anni, io stessa ho pensato di adottare un bambino e una volta ho persino avviato la procedura per la firma dei documenti. Ma a un certo punto ho capito che non ne sarei stata in grado e ho lasciato perdere (Fonte: vokrug.tv)

Ma c'è anche un’altra statistica, non così ottimista: 6.337 bambini sono stati restituiti agli orfanotrofi, di questi, 5.400 sono stati riconsegnati proprio su iniziativa dei nuovi genitori. Dietro a ciascuno di questi casi, si nasconde quasi sempre un conflitto a livello di rapporti familiari.

L’obiettivo delle scuole per le aspiranti mamme e papà adottivi - che stanno aprendo in questi ultimi tempi in Russia - è proprio quello cercare di evitare l’insorgere di questi inconvenienti.

L’orfanotrofio n. 19 di Mosca, circa una ventina di anni fa, ha ideato, ad esempio, un sistema specifico di accompagnamento: solo dopo aver superato una fase di formazione, gli adulti potevano incontrare i bambini. Gli specialisti dell’orfanotrofio sceglievano con cura i genitori per i bambini; in alcuni casi l’affidamento poteva anche essere negato. Dopodiché il bambino veniva dato alla famiglia in affidamento (una forma particolare di custodia di un minore, in cui egli vive con una famiglia, ma mantiene i suoi privilegi e vantaggi precedenti; i genitori affidatari ricevono in cambio dei loro servizi del denaro) fino all'età adulta, o all’effettiva adozione.

Evgenij Bunimovich, difensore civico dei diritti dei bambini a Mosca

I corsi aiutano i futuri genitori adottivi o il tutore a riflettere su questi passi. Mi capita spesso di parlare di questo sistema nelle regioni, ai miei colleghi difensori civici. Essi rimangono sorpresi quando vengono a sapere che a Mosca circa il 20 per cento, vale a dire una persona su cinque, si rifiuta o si riserva del tempo per pensare, prima di procedere con l’adozione. Eppure, Mosca non ha poi tutte queste cifre terribili, per quanto riguarda il numero di bambini restituiti agli orfanotrofi. A molti dei corsi che si svolgono nella capitale partecipano anche persone che sono già tutori o genitori adottivi e che desiderano condividere la loro esperienza. So che, nel nuovo decreto del Ministero per l'Istruzione, è prevista anche questa pratica (Fonte: “Moskovskie Novosti”)

L’orfanotrofio aiutava la famiglia affidataria fornendo supporto finanziario, psicologico, medico, sociale e legale. “Nel corso di questi anni, più di 900 persone hanno partecipato ai nostri corsi di formazione”, racconta Irina Osina, direttrice del Dipartimento per la formazione delle famiglie adottive dell’orfanotrofio n. 19. “Per creare un buon ambiente familiare, non è sufficiente il fatto che la famiglia adottiva goda delle disponibilità economiche necessarie. I genitori devono possedere un certo livello di conoscenze e competenze, al fine di instaurare correttamente un rapporto con il bambino, fornirgli sostegno e assistenza, non ferirlo, né trasmettergli false promesse e speranze. Stando alla nostra esperienza, solo il 30 per cento di quanti vogliono diventare genitori adottivi, sono realmente consapevoli di che cosa significhi adottare e prendersi cura di un minore”.

Eppure, fino poco tempo fa, questi corsi di formazione presso le “scuole per gli aspiranti genitori adottivi” erano facoltativi. Il nuovo decreto del Ministero dell'Istruzione e della Scienza russo, che è entrato in vigore a settembre 2012, punta a colmare proprio questa lacuna.

La disposizione ministeriale rende obbligatori i corsi per tutti coloro che intendono adottare un bambino. Sono state emesse anche delle raccomandazioni circa le caratteristiche della formazione: i corsi non devono durare più di tre mesi, e, se possibile, devono essere tenuti nei fine settimana o di sera. Ai futuri genitori, ad esempio, viene parlato delle paure e delle frustrazioni degli adulti durante la fase di adattamento del bambino all’interno del nucleo familiare; viene insegnato loro come preparare i membri della famiglia al suo arrivo. Inoltre, gli stranieri che desiderano adottare un bambino o una bambina di nazionalità russa, non devono studiare per forza in Russia, possono semplicemente presentare un certificato che attesti la partecipazione a un corso simile nel loro Paese di origine.

In generale, gli esperti valutano positivamente la riforma, ma vi sono state anche delle polemiche. Ad esempio, l’obbligo di presentare questo certificato di studi eseguiti non riguarda tutti i futuri genitori: ci sono delle eccezioni. Oltre alle persone che si sono già dimostrate degli eccellenti genitori adottivi, anche i parenti più prossimi dei bambini, come il patrigno o la matrigna, sono esonerati dal farlo. Ciò potrebbe sembrare piuttosto logico, se non fosse che, nella maggior parte dei casi analizzati, sono proprio i parenti a restituire, con più frequenza, i bambini agli orfanotrofi.

Timur Kizjakov, conduttore del programma “Poka vse doma”; all’interno dello show vi è una rubrica chiamata “U nas budet rebenok” (“Avremo un bambino”)

Mi chiedocome mai si parli tantodi questi casi di affidamento non riusciti, quando la stragrande maggioranza deibambini adottatiriesce a integrarsi e a diventare un membro effettivo della famiglia adottiva. Eppure nessuno sembra voler parlare di questo tema. Un vero peccato... Anche se è vero che, nel mondo dei media, le storie drammatiche si vendono con più facilità... Oltre a ciò, non voglio giudicare le personeche si sono trovate davanti a unbambino e non sono state in grado di famigliarizzare con lui. È questo possibile? Evidentemente, sì

Dietro a ciò vi sarebbe tutta una serie di motivi, non solo psicologici (gli estranei si rivelano spesso più disposti ad assumersi la responsabilità di un bambino), ma anche economici. A volte, i membri della famiglia, in particolare quelli più anziani, rinunciano volontariamente alla tutela se non hanno abbastanza soldi per comprare da mangiare al bambino o per fare in modo che egli possa assicurarsi una sistemazione in qualità di orfano.

Vi è poi un altro problema legato all'organizzazione della formazione stessa: c’è bisogno di enti che si occupino di seguire costantemente le famiglie, e soprattutto, sono necessari degli specialisti, che, come sempre, sono insufficienti.  Senza di essi, osservano gli esperti, le prospettive della riforma rimangono per il momento dubbie.

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