Elezioni, le amministrative premiano Putin

Ventidue milioni di persone in tutta la Russia sono state chiamate alle urne per eleggere i governatori regionali (Foto: Ria Novosti / Alexei Fillipov)

Ventidue milioni di persone in tutta la Russia sono state chiamate alle urne per eleggere i governatori regionali (Foto: Ria Novosti / Alexei Fillipov)

Il partito Russia Unita, guidato da Dmitri Medvedev, domina le consultazioni locali che dopo sette anni hanno chiamato nuovamente alle urne ventidue milioni di persone in tutta la Federazione

La Russia premia ancora una volta Vladimir Putin. Alle elezioni amministrative del 14 ottobre 2012 il partito Russia Unita, guidato da Dmitri Medvedev, è risultato essere in testa ovunque nelle 4.814 elezioni a vari livelli, che hanno chiamato alle urne 22 milioni di persone: quasi un quinto dell’intera popolazione.

Per la prima volta in sette anni gli elettori russi hanno avuto il diritto di eleggere il governatore regionale. Il direttore del Centro di Ricerca Sociale Integrato dell’Istituto di sociologia Ran, Vladimir Petukhov, ha cercato di spiegare cosa è successo in tutto questo tempo nella coscienza delle masse.

Quanto è cambiata la coscienza di massa negli anni in cui non si è votato?

Ci sono stati dei cambiamenti molto seri nelle relazioni tra i cittadini e il governo, e in generale tra i cittadini e il potere. Dalla fine degli anni Novanta fino alla metà degli anni Duemila l’esigenza principale della società è stata quella di “riappropriarsi dello stato”, o perlomeno di frenare la sua fuga dalla sfera economica e sociale. Ma verso la metà  degli anni Duemila, dopo quattro attentati terroristici, sono apparsi i primi dubbi in merito alla concreta possibilità di costruire un potere verticale. All’epoca però i sintomi di questo malcontento venivano compensati con il miglioramento della qualità della vita per buona parte della popolazione. Le relazioni con lo stato hanno iniziato ad essere basate sul principio di “lealtà in cambio di una non interferenza”: ovvero, abbiamo fiducia nel potere, almeno fino a un certo punto. Lascia pure che faccia quello che vuole, basta che non ci crei problemi.

Dall’estate 2010, dopo una serie di catastrofi ecologiche e di altri rumorosi avvenimenti, lo stato ha iniziato ad allontanarsi dall’accordo di non interferenza, iniziando a invadere la vita privata. Come conseguenza, ad esempio, si è arrivati a introdurre la religione nelle scuole. Anche se la nostra gente, così come dimostrano i sondaggi, apprezza di più la salvaguardia della privacy: poter decidere da soli dove lavorare, dove vivere, dove andare, di cosa parlare, quali film guardare, quali libri leggere e cosa insegnare ai propri figli: sono tutte cose che la popolazione reputa estremamente importanti.

Voi avete detto che negli anni Duemila si auspicava un rafforzamento del potere. Quali richieste vengono avanzate adesso?

Direi che ci sono quattro richieste fondamentali e molto ferme, legate a una maggiore efficienza del potere, all’uguaglianza di tutti davanti alla legge, alla libertà della vita privata e alla giustizia sociale. La maggior parte della gente auspica queste cose. La differenza però sta nel metodo con il quale si dovrebbe raggiungere tali obiettivi: secondo alcuni, attraverso la democrazia, secondo altri invece attraverso un duro mantenimento dell’ordine.

Che cosa si aspetta la gente dal potere locale?

Negli ultimi anni la gente si è resa conto che la reale amministrazione si concentra a Mosca, e che tutte le decisioni vengono prese là. Per questo motivo nessuno ha mai dato troppa importanza a chi sta al potere nelle regioni. La gente ha capito che i governatori fanno quello che gli viene imposto dall’alto. Certo, ci si rapporta in maniera diversa a seconda del governatore. Ma in generale c’è una certa indifferenza.

Sul serio la gente non si aspetta niente dai governatori?

Le nostre ricerche dimostrano che anno dopo anno diminuisce la fiducia della popolazione nei confronti delle istituzioni: nei confronti del Presidente, del governo, dei capi regionali, dei tribunali, della polizia, del parlamento. La fiducia nei confronti dei governatori locali negli ultimi quattro anni si è ridotta del 10 per cento (dal 48 per cento del 2008 è passata al 38 per cento del 2012). Allo stesso tempo diminuisce la fiducia nei confronti di molte istituzioni pubbliche tradizionali, come i partiti e i sindacati. La gente è convinta che sia necessario rivolgersi alle autorità direttamente, senza intermediari. Per questo motivo la popolazione ha iniziato a scendere nelle piazze. 

L'articolo originale è stato pubblicato su Moskovskie Novosti

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