"Colpito dai profondi sguardi russi"

L'autore-regista teatrale Pippo Delbono sul palco, mentre interpreta i suoi "Racconti di giugno" (Foto: Ufficio stampa del Teatro "Na Strastnom")

L'autore-regista teatrale Pippo Delbono sul palco, mentre interpreta i suoi "Racconti di giugno" (Foto: Ufficio stampa del Teatro "Na Strastnom")

L'autore-regista italiano Pippo Delbono, a Mosca per il Festival "Solo", con il monologo "Racconti di giugno", confessa le emozioni di trovarsi in Russia

Nell'hotel Mariott Royal Aurora di Mosca, a pochi passi dalla Piazza Rossa, incontriamo Pippo Delbono, autore, attore e regista teatrale italiano nonché grande sperimentatore. Invitato a Mosca per partecipare al Festival teatrale "Solo", Delbono ha scelto di presentare al pubblico moscovita i suoi "Racconti di giugno", un monologo che è una sorta di spettacolo-confessione. Ne approfittiamo per rivolgergli qualche domanda sul teatro russo e il suo rapporto personale con esso e con la Russia.

Ci sono modelli letterari o teatrali russi in cui si riconosce o a cui si ispira?
Uno nella vita fa le cose dalle quali è ispirato, ma poi dimentica. Cechov, Stanislavskij, Dostoevskij, il cinema di Eisenstein: probabilmente a livello inconscio mi hanno influenzato. Mio padre aveva una grande passione per la Russia, per i film come "I fratelli Karamazov". Queste opere hanno una certa magia,  la poesia, la solitudine di questa terra da conoscere. E qualcosa di affascinante ti rimane nella testa.  "Tradendo i maestri poi li ritrovi", si dice. Per "I racconti di giugno", ad esempio, un noto critico italiano ha scritto che sembra un po' "Il fumo fa male" di Cechov. A me piace molto questa opera, però non so se Cechov ha voluto parlare della sua vita. In questo monologo che presento a Mosca, invece, c'è la vita di Pippo Delbono.

Arriva per la prima volta a Mosca? Cosa le piace della Russia e di Mosca?
Sono stato a Mosca già 7-8 anni fa. La trovo una città affascinante, ha una sua vita, una sua forza e una sua storia; è potente; è molto ambiziosa. Sono queste le sensazioni che trasmette nell'immediato. Io ho avuto occasione di fare due spettacoli in due giorni ("La battaglia" e "Racconti di giugno") e quindi sono riuscito a entrare più nel profondo dello spirito russo. Così l'impressione è stata duplice. Da una parte c'è una certa rigidità, dall'atra parte c'è una dolcezza particolare, è qualcosa di molto toccante. E c'è profondità negli sguardi. Sabato (13 ottobre 2012, ndr) ho raccolto opinioni molto interessanti sul mio lavoro; il pubblico diceva di essere stato colpito nel profondo. Poi, c'è questo senso di accoglienza, si sente l'importanza di un gesto, di un brindisi. Si sente l'importanza di questi segni, cioè, che altrove hanno perso il loro valore.

Quali le differenze e quali le analogie tra il teatro moderno italiano e quello russo?
Non conosco molto il teatro moderno russo, ma penso di sapere cosa del teatro moderno italiano possa interessare il pubblico. Il teatro contemporaneo sta vivendo adesso momenti difficili. In Italia, come credo in Russia, c'è una certa tradizione. Sulla maniera narrativa di raccontare la storia di un personaggio, il teatro contemporaneo usa modi diversi per farlo: musica, danza, poesia, immagini. Io direi che il teatro contemporaneo usa un modo cubista di raccontare. Il festival "Solo" qui a Mosca propone spettacoli con un solo attore. Secondo me, vedere uomini e donne che si raccontano è affascinante. Essere qua con uno spettacolo che parla di temi non molto semplici - amore, Aids, omosessualità, che sono ancora tabù -, è importante, per provare a capirci dentro. I concetti sono molto cambiati, sono cambiati i valori. Mentre altre cose sono rimaste come erano, rimangono immutate, per questo vale ascoltare i classici.

Come ha cercato di catturare il pubblico russo con il suo monologo nell'ambito di questo festival?
Lo spettacolo è in italiano, inglese, francese e spagnolo. Qui lo presento in lingua italiana, ma usiamo una soluzione che mi sembra interessante: un traduttore instantaneo. Il pubblico guarda e capisce subito di che cosa si parla. Non mettiamo i sopratitoli, perché distoglierebbero l'attenzione dal palco. E io sono solo. E questo secondo me mantiene in gioco le coscienze. Quando c'è qualcuno che sta traducendo in diretta, traduce anche eventuali improvvisazioni, perché lo spettacolo cambia in base a dove sono e a chi ho davanti.

Ha notato un interesse particolare dei russi verso l'Italia?
Ho notato che molti russi hanno un'idea sbagliata dell'Italia. Pensano sempre che l'Italia sia un Paese colorato di rosa. Ma non è cosi, Italia è un Paese con grandi grandi problemi. Però le nostre culture hanno qualcosa di molto vicino. Abbiamo tante cose in comune, nel bene e nel male. Poi voi, russi, quando parlate italiano, avete un accento affascinante.

Il V Festival Internazionale Teatrale "Solo" si è concluso domenica 14 ottobre 2012, proprio con lo spettacolo di Pippo Delbono "Racconti di giugno".

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