Pussy Riot, Katia torna a casa

Una delle tre cantanti del gruppo punk russo, Ekaterina Samutsevich, ha ottenuto la libertà vigilata, ma dovrà attenersi ad alcune restrizioni. L'avvocato della giovane: "Il team è ancora unito. La notizia è stata accolta con gioia"

Il tribunale municipale di Mosca ha concesso la libertà vigilata a Ekaterina Samutsevich, una delle tre componenti del gruppo punk Pussy Riot. In precedenza la giovane aveva infatti dichiarato che non era sua intenzione offendere i sentimenti religiosi dei fedeli durante l’esibizione nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca. E si era scusata.

“Non volevo offendere i credenti – ha detto Ekaterina Samutsevich il 10 ottobre 2012 in tribunale -. Rispetto tutte le religioni e tutti i fedeli. Se involontariamente abbiamo offeso qualcuno, chiediamo scusa”. Dietro l’azione del gruppo, ha detto, ci sarebbero infatti state motivazioni politiche, e non religiose.

In precedenza, a causa di alcuni disaccordi, la Samutsevich aveva richiesto un nuovo avvocato, sostenendo che avrebbe preferito appoggiarsi ad altri legali.

L’avvocato difensore della cantante Ekaterina Samutsevich ha quindi negato che ci sia una spaccatura all’interno del gruppo: “È ancora un team molto affiatato – ha dichiarato l’avvocato Irina Khrunova ai giornalisti -. Guardate come le due ragazze, che sono rimaste in carcere, si son congratulate con Katia. Sono state molto contente di ricevere la notizia”.

“Anche Katia è felice – ha aggiunto -. Provate a immaginare come si può sentire una persona appena rilasciata dalla prigione”.

L’avvocato Khrunova ha aggiunto che la sua cliente si atterrà a tutte le restrizioni imposte dalla corte: “Non cambierà la sua residenza e si recherà regolarmente al commissariato”.

L'articolo originale è stato pubblicato su Interfax

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