Il Cremlino e la politica estera

Nella foto, da sinistra a destra, il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, il vice presidente russo, Yuri Ushakov, e il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin (Foto: Kommersant)

Nella foto, da sinistra a destra, il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, il vice presidente russo, Yuri Ushakov, e il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin (Foto: Kommersant)

Quanto influisce il lavoro degli esperti esterni nelle decisioni di Mosca sulle questioni internazionali? Un'indagine rivela il ruolo di queste personalità prima e dopo la fine dell'Urss

La rivista Kommersant-Vlast ha cercato di capire quanto influisca il lavoro degli esperti esterni nelle decisioni del Cremlino in materia di politica estera. Diversi sono stati i pareri degli intervistati.

I diplomatici e gli specialisti in politica estera sentiti dalla rivista ricordano con nostalgia l’epoca sovietica. In quegli anni, nelle decisioni di politica estera, venivano coinvolte (ad eccezione dei circoli chiusi e segreti degli analisti dei dipartimenti internazionali del Comitato Centrale, del Kgb e del Ministero degli Affari Esteri), istituzioni accademiche che studiavano le problematiche regionali. Si trattava di incarichi prestigiosi e ben retribuiti. Oltre alle pubblicazioni scientifiche, venivano redatte note analitiche che venivano consultate dagli alti vertici.

Queste istituzioni accademiche continuano tuttora a scrivere le loro note per il Cremlino, il Ministero degli Esteri e altri dicasteri. Tuttavia, dopo il crollo dell'Urss, il sistema ha subito un forte declino che ha colpito anche i funzionari, gli esperti di altre organizzazioni e gli stessi dipendenti degli enti di ricerca dell’Accademia russa delle Scienze (gli ultimi non vogliono nemmeno che vengano fatti i loro nomi né quelli delle istituzioni per cui lavorano).

I problemi principali sono i salari bassi – per via dei quali, nel 1990, si verificò un’importante fuga di personale - e la mancanza di fondi per l'acquisto di letteratura e il finanziamento di viaggi all'estero. “Il prodotto sfornato oggi dalle istituzioni accademiche risulta un po’ obsoleto, e in molti casi inutilizzabile", afferma, categorica, una fonte del Kommersant-Vlast al Cremlino. E sebbene in termini di citazioni, gli istituti dell’Accademia russa delle Scienze primeggino rispetto agli altri enti di ricerca, in termini di grado di influenza sui processi decisionali hanno ben poco peso.

L'unica istituzione nel sistema dell’Accademia russa delle scienze che gode, forse, ancora di un po’ di prestigio è l’Istituto per l’Economia mondiale e le Relazioni internazionali (Imemo), guidato dall’accademico Aleksandr Dynkin.

Il degrado che ha colpito l’ambiente accademico nel 1990, a causa di una mancanza di fondi, è coinciso con un calo generale dell'interesse da parte dei funzionari nei confronti dei pareri e delle valutazioni degli esperti esterni. “Gli studiosi hanno continuato a scrivere per inerzia e i diplomatici hanno continuato a leggere i loro scritti per inerzia. Nessuno ha avuto la forza sufficiente di cambiare la situazione. Il Paese non aveva le stesse possibilità che ha adesso”, ricorda ai microfoni di Kommersant-Vlast un diplomatico altolocato.

L'interesse per i pareri analitici di alta qualità in materia di politica estera è riemerso solo nel 2000, quando lo Stato ha recuperato le risorse necessarie e il desiderio di perseguire una politica estera attiva. Gli esperti valutano separatamente il periodo della Presidenza di Dmitri Medvedev. Tuttavia, come sottolinea il direttore del Centro per gli studi politici della Russia, Vladimir Orlov, sono sorti dei nuovi problemi. "L'interesse per i nostri scritti da parte delle agenzie governative oggi è persino troppo alto rispetto alla nostra reale capacità di soddisfarlo”, osserva l'esperto.

Dal 2010, Mosca ha iniziato, inoltre, a muovere i primi passi verso la creazione di un mercato competitivo per quanto riguarda i prodotti intellettuali indipendenti al servizio della politica estera della Federazione Russa. Il Cremlino si è rivolto agli esperti per la preparazione di una serie di progetti del settore della difesa, come ad esempio il Trattato sulla sicurezza europea e l’analisi circa le ragioni del successo degli esportatori cinesi di armi. “Quando parli con le persone che lavorano alla Rosoboronexport, ti accorgi di come esse siano a conoscenza delle basi delle nostre raccomandazioni. Ciò significa che il nostro lavoro viene preso in considerazione”, afferma il direttore del Centro per l'Analisi di strategie e tecnologie, Ruslan Puchov.

Secondo gli analisti, nel corso degli ultimi due anni, il Cremlino si è abituato a commissionare ricerche a enti esterni. Sono cambiate anche le priorità: il Presidente si dimostra soprattutto interessato alla situazione nello spazio ex-sovietico.

L’Istituto russo di Studi strategici (Riss), creato nel 2010 con un decreto presidenziale e guidato dal tenente generale Leonid Reshetnikov merita un discorso a parte. Secondo l'ufficiale, l’opinione degli analisti del Riss contano davvero. “In linea generale, le nostre relazioni ottengono sempre una risposta da parte dell'Amministrazione. Riceviamo spesso dei messaggi scritti a mano direttamente dal responsabile presidenziale che si occupa di politica estera, che recitano: Grazie, i vostri pareri saranno presi in considerazione. E confesso che ciò è molto incoraggiante -, osserva Reshetnikov. - Riceviamo degli incarichi concreti, offerte e richieste specifiche. E non si tratta di un rapporto univoco, otteniamo sempre dei feedback, e questo è molto importante”.

Tuttavia, come osservano i funzionari e gli specialisti, il numero dei centri di esperti che influiscono sulle decisioni governative si contano ancora sulle dita delle mani. I funzionari e i dirigenti di società statali considerano il Centro per l'Analisi di strategie e tecnologie (Cast) il leader tra le organizzazioni che si occupano di politica di difesa.

Tra le organizzazioni influenti nel campo della politica estera (esclusi il Riss e gli istituti dell’Accademia russa delle Scienze) citano il Centro Pir (in particolare su questioni di non proliferazione nucleare), il Consiglio per la politica estera e di difesa e il Centro Carnegie di Mosca. Molti percepiscono Fedor Lukjanov, direttore della rivista Rossija v global’noj politike (La Russia nella politica globale) un “think tank indipendente di prim’ordine”.

“Il problema principale è che la collaborazione con gli esperti non è costruita su basi sistemiche. Più importanti risultano, a volte, i rapporti personali. Se gli esperti e funzionari si conoscono e si fidano l'uno dell'altro, allora riescono a stabilire un dialogo proficuo. Ma questo tipo di rapporti non sempre sono possibili”, riassume una fonte del Ministero degli Esteri della Federazione Russa.

Gli esperti concordano sul fatto che per risolvere i problemi concernenti il sostegno analitico alla politica estera, lo Stato dovrebbe creare un mercato trasparente con risorse finanziarie concrete, che i “gruppi di riflessione” possano poi contendersi.

Il Consiglio russo per gli Affari internazionali con un budget di 100 milioni di rubli l'anno si occupa in parte di risolvere questo problema. Il direttore esecutivo, Andrei Kortunov, si augura che proprio il Consiglio russo per gli Affari internazionali diventi in futuro una piattaforma che si occupi di consolidare questa risorsa di esperti in politica estera che ora ha la Russia e di risolvere altresì i problemi sistemici relativi all’interazione tra gli esperti e le autorità, come, ad esempio, l'incapacità di molti accademici di scrivere note che aiutino i funzionari nella loro pratica lavorativa; la mancanza di una visione strategica a lungo termine dei problemi connessi con l'orientamento della burocrazia in compiti specifici; la carenza di alternative nella formulazione di raccomandazioni in materia di politica estera.

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