Nucleare, vale ancora la pena?

Lotta di potere: Rosatom chiede un risarcimento sull'incompiuta centrale nucleare di Belene, in Bulgaria (Foto: Ufficio Stampa)

Lotta di potere: Rosatom chiede un risarcimento sull'incompiuta centrale nucleare di Belene, in Bulgaria (Foto: Ufficio Stampa)

L'approccio prudente al tema, dopo il disastro giapponese di Fukushima, è un duro colpo anche alle ambizioni della russa Rosatom che chiede i danni alla Bulgaria

Il disastro nucleare di Fukushima in Giappone, nel 2011, ha costretto molti governi a mettere in discussione gli investimenti in energia nucleare. In Europa le considerazioni sono legate al piano Euro 2020, che stabilisce una serie di obiettivi per corrette politiche di efficienza energetica, tra cui una riduzione del 20 per cento delle emissioni di gas a effetto serra.

Le centrali nucleari non emettono Co2, il che significa che potrebbero aiutare i governi a raggiungere questo obiettivo. Un passaggio al carbone e al gas per la produzione di energia elettrica potrebbe virtualmente annullare tutti gli sforzi globali per combattere la minaccia di cambiamenti climatici, i cui effetti, come il caldo anomalo, le inondazioni, le tempeste e la siccità, sono già conosciuti da un certo numero di Paesi.

Russia e Giappone 
dopo Fukushima 

Per il momento, le centrali nucleari sono insostituibili come fonti energetiche alternative: fino alla scoperta di nuove fonti di energia affidabili, il nucleare rimane l'alternativa più eco-friendly a carbone e gas.

La maggior parte dei Paesi europei occidentali ha deciso di mantenere i programmi di sviluppo di energia nucleare dopo Fukushima, con la sola eccezione della Germania. Il governo britannico ha concluso che il Paese ha bisogno di più centrali nucleari per garantire la sicurezza energetica nazionale. Così, per il prossimo decennio, circa il 25 per cento delle centrali nucleari attualmente attive in Gran Bretagna saranno smantellate e queste strutture obsolete saranno sostituite con impianti sicuri, a bassa emissione di carbonio ed efficienti.

Nell'Europa orientale la situazione è, invece, meno chiara. La decisione della Bulgaria di abbandonare la costruzione della centrale nucleare di Belene, a cui stava pensando la russa Rosatom, ha causato una tensione politica tra la Bulgaria e Mosca.

Lo stop è arrivato perché si teme che la regione in cui il sito nucleare doveva essere costruito sia soggetta a terremoti. Tuttavia, la centrale doveva avere un reattore di terza generazione, ritenuto molto sicuro e rispondente a tutti gli standard europei. L'impianto inoltre ha superato con successo i test dell'Agenzia internazionale dell'Energia Atomica, sviluppati dopo il disastro nucleare di Fukushima.

Secondo il governo bulgaro, la ragione principale per bloccare il progetto è stata la mancanza di fondi per la costruzione. Tuttavia, dato che Rosatom si offriva di coprire tra il 70 e il 100 per cento dei costi del progetto, l'argomento non è stato ritenuto molto convincente. Rosatom ha intenzione di intraprendere azioni legali contro Sofia per recuperare circa 1,3 miliardi di dollari, già spesi per il progetto.

La cancellazione della centrale di Belene è stata ben accolta dagli Stati Uniti, che di recente sono stati battuti dalla Russia nelle gare per progetti di energia in Europa, in particolare in Repubblica Ceca e Ucraina. Gli Usa hanno commentato che l'impianto di Belene avrebbe reso la Bulgaria troppo dipendente dalla Russia in materia di energia.

Ma l'impianto di Belene potrebbe ancora essere costruito. Un sostegno imprevisto è arrivato dall'ex primo ministro Simeone II, re di Bulgaria tra il 1943-46. Egli ritiene che non è saggio abbandonare il progetto dell'impianto di Belene, dato che un numero crescente di Paesi vicini alla Bulgaria sta costruendo nuovi reattori nucleari, spinto dalle prospettive economiche e dalle previsioni di consumo energetico per i prossimi decenni.

La Romania, ad esempio, ha già completato le prime due unità della sua centrale nucleare di Cernavoda e ha ottenuto l'approvazione da parte dell'Unione Europea per la costruzione di due reattori, che saranno operativi nel 2017. Anche la Turchia intende costruire una centrale nucleare con l'obiettivo di esportare energia elettrica verso i Paesi confinanti. Inoltre, dal momento che la cancellazione del sito di Belene ha fatto perdere molti posti di lavoro, 700.000 bulgari hanno firmato una petizione per un referendum nazionale sul tema del nucleare.

Se Sofia stacca definitivamente la spina al progetto di Belene, potrebbe ritrovarsi in una depressione economica peggiore. Senza un adeguato trade-off, infatti, la Bulgaria rischia di esaurirsi in materia di energia, praticamente senza possibilità di aumentare la produzione, per il fatto che il suo unico impianto nucleare, quello di Kozloduy, 120 chilometri a Nord di Sofia, sta diventando obsoleto.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta