Etica, la lista nera dei russi

Una ricerca interroga i moscoviti sui temi dell'etica (Foto: Itar-Tass)

Una ricerca interroga i moscoviti sui temi dell'etica (Foto: Itar-Tass)

Il suicidio e l'abbandono di un figlio occupano il top della classifica dei comportamenti "amorali" criticati dagli abitanti della Federazione. In testa alla ricerca del Centro Levada, anche l'omosessualità

L’abbandono di un figlio, il suicidio e l’omosessualità. Sarebbero questi i comportamenti definiti “poco etici” dai russi, secondo uno studio elaborato dal Centro Levada. L’abbandono, secondo la ricerca, è considerato “socialmente inammissibile” dal 75 per cento degli intervistati; il suicidio, dal 64 per cento. Mentre il 62 per cento della popolazione punta il dito contro l’omosessualità. La lista prosegue poi con l’aborto, la poligamia e la clonazione. Risultati che più di tanto non stupiscono, anche se gli studiosi cercano di trovare delle spiegazioni all’esito dell’inchiesta.

Secondo la sociologa Lyubov Borusyak, decano dell’Università Statale di Studi Umanistici di Mosca, le motivazioni sarebbero da ricercare nella religione.

“Alcuni tabù, come l’omosessualità e il suicidio, affondano le proprie radici nel credo religioso”, spiega Lyubov Borusyak. In effetti, tabù come quelli sopraelencati sono presenti anche nella fede ortodossa. Nonostante tutto, i ricercatori che hanno condotto lo studio dubitano del fatto che, alla base di queste risposte, ci siano esclusivamente motivazioni religiose.

“In Russia sono poche le persone che non si limitano a definirsi ortodosse, ma che si dichiarano veri credenti e che conducono la propria esistenza sulla base di un forte credo religioso: non più del 10 per cento della popolazione”, afferma il direttore del Centro Levada, Alexei Grazhdankin. Egli ritiene che la risposta sia da cercare nella mentalità particolare del Paese, che non è né occidente, né oriente.

“La Russia – afferma il sociologo –, è un Paese piuttosto conservatore. L’intolleranza nei confronti di comportamenti non tradizionali è più forte rispetto ai Paesi europei. Anche se, ovviamente, non siamo agli stessi livelli dei Paesi islamici. In questo senso noi ci troviamo a metà strada tra Europa e Asia”.

Grazhdankin fa poi l’esempio di come i russi si relazionano con la pena di morte: una pratica che non viene approvata dal 21 per cento degli intervistati. Questo risultato non solo è superiore rispetto ai dati europei, ma anche a quelli americani.

I sociologi hanno inoltre fissato un preciso cambiamento nei comportamenti considerati poco etici da parte dei russi. In particolare, rispetto alla stessa indagine, condotta cinque anni fa, è cambiato l’atteggiamento nei confronti dell’aborto. Nel 2007 l’interruzione della gravidanza veniva considerata etica dal 27 per cento della popolazione. Adesso, solamente dal 18 per cento. Lyubov Borusyak, cercando di spiegare le cause di questo cambiamento, fa notare che è aumentato il consumo di anticoncezionali.

Tuttavia, per quanto riguarda altri tipi di comportamenti “poco etici”, si scopre che i peccati di gola, la passione per l’alcool e il gioco d’azzardo stanno perdendo via via di importanza.

Nel corso degli ultimi cinque anni è raddoppiato il numero di persone che “tollerano” i connazionali che giocano. “Negli ultimi cinque anni – conclude Grazhdankin -, si sono registrati dei segnali di maggior tolleranza. Anche se molto flebili”.

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