La Russia dice addio a Grachev

L'ex ministro russo della Difesa, Pavel Grachev, insieme all'ex Presidente russo Boris Eltsin (Foto: Ria Novosti/Aleksandr Makarov)

L'ex ministro russo della Difesa, Pavel Grachev, insieme all'ex Presidente russo Boris Eltsin (Foto: Ria Novosti/Aleksandr Makarov)

Si è spento all'età di 65 anni l'ex ministro della Difesa, il primo dopo la caduta dell'Urss: considerato una delle figure più controverse della storia russa, fu protagonista dei fatti che segnarono il Paese negli anni Novanta

Si è spento a Mosca all’età di 65 anni l’ex ministro russo della Difesa Pavel Grachev (il primo dopo la caduta dell’Unione Sovietica, ndr), in carica durante l’epoca Eltsin. Assistette, nel 1993, al bombardamento del Parlamento a Mosca e all’inizio della prima Guerra in Cecenia. Sotto la sua guida, venne ultimato inoltre il ritiro delle forze sovietiche dall’Europa Centrale e Orientale. Senza dimenticare molti altri avvenimenti, che contribuirono allo sviluppo della storia russa del XXI secolo.

Al fianco di Eltsin

La carriera militare di Pavel Grachev iniziò nel 1965, anche se raggiunse il suo apice solamente alla fine del secolo. Tra il 1981 e il 1983 prese parte alle operazioni di guerra in Afghanistan, che gli fecero meritare il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica, e negli anni Novanta venne nominato comandante della 103esima Divisione Aviotrasportata della Guardia.

Il nome di Grachev risuonò per tutto il Paese in occasione del golpe dell’agosto 1991. Nella prima fase del colpo di stato, in qualità di comandante dell’esercito d’aviosbarco, ordinò l’intervento dei militari a Mosca, anche se successivamente si mise al fianco di Boris Eltsin. “Lo fece per una ragione molto semplice: era seriamente convinto che sarebbe stato molto meglio per l’esercito”, ha dichiarato a Ria Novosti Konstantin Bogdanov, osservatore militare.

Biografia

Pavel Grachev nacque il 1° gennaio 1948. Nel 1965 entrò a far parte delle Forze d’Aviosbarco e partecipò alla guerra in Afghanistan. Dal 1992 al 2006 ricoprì il ruolo di ministro della Difesa e gli venne conferito il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica. Grachev venne spesso criticato per via di alcune sue decisioni, come ad esempio l’ordine di portare l’esercito a Mosca durante gli scontri del 1993. Prese parte anche alla prima Guerra in Cecenia. Lasciò l’incarico di ministro della Difesa nel giugno 1996.

Le scelte più difficili arrivarono nell’ottobre 1993, quando la crisi politica sfociò in una serie di scontri militari nel centro della capitale russa. Che si conclusero con l’assalto alla Casa Bianca.

“Fu proprio Grachev che, nel 1993, diede il comando di ristabilire l’ordine con le forze armate a Mosca”, ricorda Konstantin Eggert, osservatore di Kommersant FM

La guerra in Cecenia

Nel 1994 il Ministero della Difesa si ritrovò nel mezzo di una nuova crisi: iniziava infatti la prima Guerra in Cecenia. Fu impossibile scongiurare l’escalation di violenze in quella regione. Si decise quindi di inviare l’esercito, che fin dai primi giorni delle operazioni iniziò a perdere uomini. Secondo Eggert, questi episodi hanno molto in comune con la biografia di Grachev: “Permettere alle forze armate di occupare la capitale o stroncare i disordini a costo di spargimenti di sangue? Permettere ai ribelli ceceni di separarsi dalla Russia o inviare truppe non sufficientemente pronte per quella missione? Grachev, così come il Presidente Eltsin, si sono spesso ritrovati nella condizione di dover scegliere tra il male, e qualcosa di ancora peggio”, riflette Eggert.

Grachev fu inoltre al centro di aspre critiche, durante la prima Guerra in Cecenia, mosse da parte di diversi politici e difensori dei diritti umani. Molti esperti militari non si limitano comunque a dare solamente giudizi negativi. “Egli portò avanti alcune azioni dure nei confronti della Cecenia – ricorda il direttore della rivista Difesa Nazionale, Igor Korotchenko -. Personalmente credo che si sia trattato di scelte assolutamente adeguate alle circostanze che si sono verificate in quel periodo”.

Il nuovo esercito

Il nome di Grachev sulla stampa viene spesso associato ai fatti del 1993 e alla prima Guerra in Cecenia. Ad ogni modo, l’ex ministro della Difesa si ritrovò ad affrontare compiti ancor più pressanti. Con la fine della Guerra Fredda si sentì la necessità di mettere in atto una corposa riforma dell’esercito, iniziata proprio ad opera di Grachev.

“Grachev fu un generale della sua epoca. Si ritrovò a dover riformare l’esercito sovietico: cosa tutt’altro che semplice”, spiega l’ammiraglio Vladimir Komoedov. Così come ricorda lo stesso Komoedov, all’epoca di Grachev il rischio di uno sfaldamento dell’esercito era palpabile, e toccò a lui il compito di lavorare per evitare questa fine. “Il risultato è che l’iniziativa di riformare le forze armate ha avuto effetti che si vedono ancora oggi”, ha aggiunto Komoedov.

“Grachev ha anche evitato la privatizzazione del complesso militare–industriale: un’operazione invece appoggiata da molti altri politici. Questo risultato venne ottenuto grazie anche alle ottime relazioni con l’allora Presidente russo Boris Eltsin”, afferma il presidente del Consiglio Centrale dell’Unione Paracadutisti Russi, Pavel Popovskikh. Secondo le sue parole, fu proprio la vicinanza al Presidente che gli permise di risolvere numerose questioni spinose.

Agli occhi dei russi, Pavel Grachev (così come Boris Eltsin), resta comunque una delle figure più controverse della storia del Paese.

“Le decisioni che presero, furono quelle che si potevano prendere in quell’epoca – conclude Eggert -. Quelle che insomma erano consentite avendo alle spalle un’istruzione sovietica, l’esperienza e il mondo sovietico”.

L'articolo è stato realizzato con informazioni tratte da Kommersant Fm e Ria Novosti

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