Medaglie per l'Italia, cuore russo

Oxana Corso durante la finale dei 100 m femminili T35 alle Paraolimpiadi di Londra 2012, dove ha conquistato l'argento (Foto: AP)

Oxana Corso durante la finale dei 100 m femminili T35 alle Paraolimpiadi di Londra 2012, dove ha conquistato l'argento (Foto: AP)

L'azzurra Oxana Corso, doppio argento nell'atletica alle Paraolimpiadi di Londra 2012, racconta delle sue origini pietroburghesi e confessa: "Non vedo l'ora di andare all'Ermitage"

Sui due podi paraolimpici quando le hanno messo al collo le medaglie d’argento conquistate nei 100 e nei 200 metri della categoria T35 aveva il volto sorridente di una giovane donna soddisfatta. Nessuna lacrima a rigarle le guance. Ma al suo ritorno a scuola, al liceo socio-psicopedagogico Margherita di Savoia di Roma, davanti allo striscione che recitava “Bentornata campionessa” e a quel mazzo di fiori tricolore donatale dai compagni, si è sciolta in lacrime come si conviene a una giovane donna nel pieno dell’adolescenza.

 

Oxana Corso, azzurra nata a San Pietroburgo adottata, insieme alla sorella Olga, da una famiglia romana quando aveva appena 3 anni, ha soltanto 17 anni. A Londra 2012 oltre ai due argenti - in entrambi i casi l’oro è andato alla cinese Ping Liu - ha spostato in là anche l’asticella dei record italiani che ha fissato in 15’94 nei 100 metri e in 33’68 nei 200 metri.

 

Foto: Itar-Tass
Paraolimpiadi,
il trionfo della Russia

"Ho cominciato a correre per caso quando avevo 10 anni grazie al mio professore di educazione fisica Gianni Alessio – racconta Oxana -. Pian piano mi sono appassionata, prima è diventato un hobby e poi con i primi raduni promozionali e le prime gare nazionali è diventato qualcosa di più. Fino ad arrivare alle Paraolimpiadi e alle due medaglie".

 

Si aspettava le due medaglie di Londra?
Onestamente ci speravo, ma non volevo crederci. Sapevo che i miei tempi erano importanti e sarei potuta entrare in zona medaglia, ma non volevo farmi troppe illusioni. Adesso, invece, spero di poter arrivare ai Mondiali di Lione 2013 a conquistare quell’oro che ho mancato a Londra.

 

Del resto è ancora molto giovane.
È vero, ho compiuto 17 anni il 9 luglio 2012.

 

Che ricordo le è rimasto del villaggio olimpico?
Bellissimo. Ho conosciuto molti altri atleti italiani, in particolare quelli del nuoto. Ho ricevuto le congratulazione di Annalisa Minetti e Cecilia Camellini che è il mio mito.

 

La sua famiglia l'ha accompagnata a Londra?
Sì. Mamma, papà e mia sorella erano con me. Peccato che mio padre e mia sorella siano dovuti restare fuori dallo stadio nella gara dei 100. Mi erano stati dati due biglietti sbagliati e non ce n’erano più disponibili. Lo stadio dell’atletica era tutto esaurito. Non mi aspettavo tutta quella gente sugli spalti. Penso che questo sia il segnale più positivo per il futuro dello sport paraolimpico. Allargare il movimento è importante, soprattutto per chi vuole avvicinarsi allo sport e non ne ha il coraggio. Spero di poter essere un esempio positivo per queste persone.

 

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Il suo nome di battesimo è russo, è nata a San Pietroburgo, vive a Roma da quando aveva 3 anni. Sente dentro di sé questo dualismo?
Ho vissuto in Italia la maggior parte della mia vita e mi sento italiana. So quasi niente del mio passato e della mia disabilità, quello che mi hanno raccontato i miei genitori che mi hanno adottata quando avevo 3 anni. La cerebrolesione risale al parto e dovrebbe essere stata originata da una mancanza di ossigeno al cervello.

 

È mai tornata in Russia?
No, ma mi piacerebbe tanto. Sono molto curiosa di conoscere la Russia, di sapere di più della sua cultura e magari di studiare la lingua anche se è molto difficile. Penso che un viaggio a San Pietroburgo sarà la prima cosa che farò appena compirò 18 anni, la prima tappa sarà l’Ermitage. Non ho alcuna curiosità, invece, di sapere altro sul mio passato perché i miei genitori sono quelli che mi hanno cresciuta.

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