Pussy Riot, a un mese dal verdetto

Vignetta di Niyaz Karim

Vignetta di Niyaz Karim

Sono passati 30 giorni dalla sentenza di condanna, ma l'interesse mediatico sul caso della punk band russa non sembra spento

Un mese dopo che il tribunale di Mosca ha emesso una condanna a due anni di carcere per i tre membri della punk band Pussy Riot, l'impatto del processo è ancora attuale. 

Nadezhda Tolokonnikova, Ekaterina Samutsevich e Maria Alekhina rimarranno in carcere fino al 2014, se non verranno rilasciate prima su libertà vigilata. Una sentenza del genere può devastare la loro vita familiare: Nadezhda e Maria hanno dei bimbi piccoli che molto probabilmente soffrono molto in questo periodo. 

Tutto è iniziato come una provocazione, innocua ma offensiva per molti, nella Cattedrale di Mosca di Cristo Salvatore. Ben presto sono diventate superstar dei media e icone per l'opposizione russa. Ma il processo ha anche diviso la società russa, danneggiato la reputazione della Chiesa ortodossa russa e messo il Cremlino nel disprezzo internazionale. 

In primo luogo, il procedimento giudiziario a Mosca sembrava una farsa, con un esito predeterminato. Per la maggior parte delle persone è stata una dimostrazione del potere dello Stato di punire attivisti dell'opposizione. Molti difensori delle Pussy Riot pensano che quello che hanno fatto non era una cosa particolarmente buona o intelligente da fare. Ma non hanno inflitto danni alla proprietà o lesioni personali. Inoltre, la sicurezza della cattedrale non ha fatto alcuno sforzo per fermarle.

L'antipatia per il Presidente della Russia e il canto "Santa Vergine, Putin caccia via!", anche agli occhi di coloro che pensavano che l'azione delle Pussy Riot fosse sciocca e offensiva, non vale la pena di due anni di carcere. 

Mentre il Cremlino poteva pensare di incutere terrore nei cuori degli attivisti dell'opposizione, ciò che ha fatto è stato creare nuovi martiri per la causa dei manifestanti e ha rivelato sistema giudiziario russo per quello che è, non più di una estensione del potere esecutivo. Il Cremlino ha soffiato su un piccolo incidente a dismisura, portando con sé lo sgradito controllo internazionale delle organizzazioni dei diritti umani. 

In secondo luogo, il processo alle Pussy Riot ha inferto un duro colpo alla Chiesa ortodossa russa. In più di venti anni di storia post-sovietica, non si è mai sentito tale fervore, e la critica palese, da parte del pubblico russo. La Chiesa non è riuscita a dissociarsi dalle autorità statali e mostrare il perdono alle Pussy Riot, come molti credenti e non credenti auspicavano. I portavoci ufficiali della Chiesa, invece, impegnati in quello che può essere chiamata teologia creativa, sostenevano che il perdono può avvenire solo a seguito di ravvedimento.

Dal momento che le Pussy Riot non si dichiaravano esplicitamente pentite - dicevano - la Chiesa non ha deve ricorrere ai suoi secolari poteri di clemenza. Questa nuova interpretazione del Discorso della Montagna di Gesù, che prevede il perdono incondizionato dei nemici, ha esposto la Chiesa alle accuse di ipocrisia e sottomissione allo Stato. Il fatto che i rappresentanti della Chiesa sembravano ignorare l'aspetto squisitamente politico della performance punk ha fatto sì che l'opinione pubblica si arrabbiasse di più.

Quando la Chiesa ha chiesto clemenza, dopo il processo, era troppo tardi. Il caso ha diviso i credenti e il clero in una maggioranza che chiedeva vendetta contro i bestemmiatori, e una minoranza che sosteneva il perdono. I primi ricordavano i precedenti giuridici nell'Unione Europea, dove in alcuni Paesi chi disturba la pace in chiesa è punibile dalla legge. Gli altri cercavano di richiamare l'attenzione del Patriarca Kirill al fatto che dove la polizia e il sistema giudiziario sono inevitabilmente compromessi (come sono in Russia), che l'argomentazione era falsa e che la Chiesa diventava complice dell'ingiustizia. Il Patriarca si schierò con la maggioranza. Ha anche bollato quei sacerdoti che hanno chiesto clemenza, "traditori in abito talare".

Il caso delle Pussy Riot ha creato il motivo per il Cremlino di testare la fedeltà della gerarchia ortodossa. La gerarchia ha superato la prova a pieni voti, a scapito di perdere il sostegno dell'intellighenzia russa e legando strettamente il proprio futuro a quello del Presidente Putin. Questa può sembrare una buona scommessa nel breve periodo.

Tuttavia la politica russa è sempre più volatile e imprevedibile e la Chiesa ortodossa sembra essere ignara del malcontento crescente che lentamente cambia l'atteggiamento della società nei confronti di Putin e le sue regole. 

Inoltre il processo ha anche messo l'opposizione russa in una situazione difficile. In un momento cruciale, quando si ha bisogno di lavorare duramente in modo da formare una rete nazionale di sostenitori e partecipare alle elezioni regionali, si è mostrata con un'immagine controversa. Le popolazioni politicamente astute di Mosca e San Pietroburgo sono in grado di distinguere tra il sostegno alle Pussy Riot e gli obiettivi più ampi dell'opposizione. Ma nella provincia russa, il Cremlino avrà più facilità nel convincere gli elettori che il movimento di protesta è costituito da radicali e fuori dagli schemi. 

Infine, la società stessa è chiaramente divisa. La minoranza che vuole il cambiamento politico è piccola ma rumorosa. La maggiorranza (nota anche come la maggioranza di Putin) preferisce lo status quo, è politicamente passiva e manca di iniziativa. Questo divario si potrà ingrandire nei prossimi anni.

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