I risparmi? Meglio spenderli

Nonostante la grossa crisi economica che sta intaccando il mercato mondiale, i russi tendono a spendere i propri risparmi (Foto: Kommersant)

Nonostante la grossa crisi economica che sta intaccando il mercato mondiale, i russi tendono a spendere i propri risparmi (Foto: Kommersant)

Nonostante il futuro buio dell'economia, i russi preferiscono fare acquisti piuttosto che aspettare la svalutazione del denaro. Centri commerciali pieni, quindi, a caccia di affari

Tutto il mondo è paese. Soltanto i cittadini della Federazione preferiscono, in attesa della crisi, lasciare lo stipendio nel centro commerciale più vicino, lamentandosi nel frattempo che non è il momento buono per farlo. Più avanti però sarà ancora peggio, da un momento all’altro rimarremo senza stipendio, non ci saranno più soldi da buttare. Perché allora privarsi di una nuova maglia? O di uno smart phone?


Nessuna esagerazione. Secondo una ricerca pubblicata alla fine di giugno 2012 dal Boston Consulting Group (BCG) il 60 per cento della popolazione russa (più di qualsiasi altro Paese del Bric) conferma che ha subito ripercussioni negative per colpa della crisi e soltanto il 29 per cento crede che nel corso del 2012 la situazione economica possa migliorare. Secondo i dati della compagnia Nielsen, il 69 per cento ritiene che questo non sia il momento migliore per fare acquisti. E poi compra.


“I risparmi si chiamano così perché servono a creare un cuscinetto in caso di crolli finanziari. Se nessuno terrà un gruzzoletto di riserva, nell’eventualità di scosse economiche, il livello di vita subirà un forte crollo ed è difficile prevedere come andrà a finire su scala nazionale. È lo Stato che deve occuparsi di queste cose. Ma in un contesto di mercato ciascuno deve rispondere di sé”, sottolinea Aleksei Beljanin, direttore del laboratorio di economia sperimentale e comportamentale dell’Alta Scuola di Economia. Solo che molti consumatori russi non pensano a essere responsabili. Vogliono essere felici.


Non è che non ci siano altri divertimenti in Russia, non è questo il punto: sport, cinema, teatro e, come ha fatto notare la rivista russa finanziaria Dengi, andare a protestare, sono pur sempre dei divertimenti. Ma ai russi “da piccoli non hanno insegnato ad andare al cinema o a teatro. I negozi invece sono un divertimento così basilare che lo si conosce dall’infanzia. E ogni volta si rinnova perché dà molta soddisfazione comprarsi l’ennesimo paio di scarpe”, ha aggiunto.


Inoltre, come ha reso noto la catena di negozi “M. Video”, negli ultimi due anni (da quando la crisi si è un po’ allontanata e i crediti al consumo sono diventati più accessibili) si è stabilita una ridistribuzione della domanda “a vantaggio delle merci di segmento medio e medio-alto”.


“Lo si vede chiaramente nei prodotti digitali: televisori, telefonini, computer e macchine fotografiche – ha spiegato il rappresentante della catena –. Chi acquista fa una scelta in favore della tecnologia più avanzata e dei prodotti più costosi, ma non di lusso”. Il portafogli diventa comunque più leggero, anche se si ha l’impressione che i soldi non vengano spesi invano.


Per i prodotti alimentari la situazione è un po’ diversa: secondo quanto osservato da X5 Retail Group, “è in corso una progressiva erosione del segmento medio, la domanda sta passando al segmento ”economy”. Dall’altro lato cresce di poco la preferenza per la merce di lusso, dovuta all’abbassamento della domanda nel segmento “premium”. Anche se è possibile che questo sia soltanto un segno di una raggiunta maturità da parte dei consumatori.


D’altra parte la quota di coloro che intendeva acquistare prodotti e servizi più costosi è calata al 18 per cento (il 4 per cento in meno rispetto al 2011). Il 43 per cento degli intervistati ha confermato che la crisi li ha costretti a cambiare abitudini: rimandano le spese grosse, cercano di trovare i prezzi più vantaggiosi e non si lasciano sfuggire l’occasione di comprare a prezzi inferiori grazie alle promozioni pubblicitarie. Detto questo sono ancora ben lontani dagli europei: in Francia questo è il tipico atteggiamento del 55 per cento della popolazione, in Italia, del 62 per cento. La Russia è altrettanto lontana da tutti gli altri Paesi per numero di amanti del lusso (20 per cento), a eccezione del Brasile (23 per cento): in India, che occupa il terzo posto in questa classifica, sono il 14 per cento, mentre in Giappone sono soltanto il 5 per cento.


“Sotto l’influsso del pericolo di nuovi fenomeni di crisi e di crescenti attese di svalutazione e inflazione, la popolazione preferisce non tenere i propri risparmi in banca, ma spenderli in beni di consumo durevole”, afferma Maria Pomelnikova della Reiffeisen Bank, rilevando che si tratta di un modello di comportamento tipico della Russia in situazioni di crisi.


Tra i russi intervistati da Bcg il 18 per cento ha dichiarato che spenderanno i loro soldi perché risparmiare non è del tutto sicuro. “Sui soldi c’è un’incertezza assoluta: non si sa se tenerli in rubli, in euro, in dollari, tanto possono crollare tutti e tre. In una situazione del genere le merci rappresentano un valore più sicuro”.

Utilizzi alternativi dei propri mezzi economici, “oltre a comprare qualche bene di consumo”, le persone non ne vedono, conferma Aleksei Beljanin. Ovviamente si possono mettere i soldi in deposito al 9-10 per cento annuo che darà un reddito superiore all’inflazione (il livello attuale – nel conteggio su base annua – è ora meno del 4 per cento). Ma la fiducia nelle banche è piuttosto bassa, nonostante il sistema di assicurazione dei depositi bancari. In teoria si possono comprare delle azioni, ma chi lo sa cosa ne sarà in futuro del mercato dei fondi? E gli Ipo (Initial public offering, Ndr) “per tutti” difficilmente hanno contribuito a renderle popolari. Gli immobili? Non sono per tutte le tasche. Gioielli preziosi? Dove metterli poi?


In Russia si è creata una situazione anormale: la popolazione non trova alcun modo sicuro per risparmiare e non è pronta a prendersi le proprie responsabilità per il futuro. Una situazione simile si potrebbe pensare in un periodo di crisi totale in cui sarebbe auspicabile un intervento militare o l’annuncio del comunismo (che poi è la stessa cosa). Ma in condizioni normali una cosa del genere non può esistere. A maggior ragione in una moderna società industriale dove le persone devono avere i mezzi per la loro difesa economica. 

L'articolo originale è stato pubblicato su Kommersant Dengi

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