Apec, il successo di Vladivostok

Il ponte sulla Baia del Corno d'Oro offre una connessione affidabile di trasporto tra i distretti di Vladivostok, il sistema autostradale regionale, il collegamento del trasporto urbano nodale e la rete di strade federali del Paese (Foto: Vitaly Rask

Il ponte sulla Baia del Corno d'Oro offre una connessione affidabile di trasporto tra i distretti di Vladivostok, il sistema autostradale regionale, il collegamento del trasporto urbano nodale e la rete di strade federali del Paese (Foto: Vitaly Rask

Il summit della Cooperazione Economica Asia Pacifico, svoltosi in Russia, lascia intuire che il progetto di espansione commerciale da cento miliardi di dollari verso Est si baserà per lo più sull’energia e sull’agricoltura

“Solo pochi mesi fa la gente diceva che il summit sarebbe stato un disastro - ricorda l’ultimo giorno dell’evento David Gray, managing director di PwC, PriceWaterhouseCoopers. - Diceva che avremmo alloggiato in tende, che il ponte non sarebbe stato pronto, che avremmo dovuto prendere il traghetto per raggiungere l’isola Russky. Invece, tutte queste preoccupazioni sono state smentite dai fatti”.

A eccezione di alcune strade malconce e del licenziamento di un funzionario locale dell’ente trasporti, la ricostruzione di Vladivostok per il 24esimo summit dell’Apec (Cooperazione Economica Asia Pacifico) è avvenuta nei tempi prefissati  e senza alcun inconveniente. Cosa altrettanto importante, il summit si è trasformato in una piattaforma di primo piano per discutere brillantemente di rischi e di opportunità del libero commercio, e questo ha portato di conseguenza a interessanti accordi per investimenti nell’Estremo Oriente russo.

Tra i nuovi progetti di investimento degni di considerazione vi sono l’inaugurazione della prima catena di montaggio Mazda mai costruita fuori dal Giappone (alla quale ha presenziato il Presidente Putin poco prima dell’inizio del summit), l’apertura di una fabbrica che produce motori Hyundai  e la firma di un contratto con Noda, un’azienda giapponese, per la realizzazione di un impianto per gas liquido naturale (Lng) proprio alle porte di  Vladivostok. 

Ue verso  Apec
In una delle sessioni inaugurali del summit, tuttavia, il  primo vice primo ministro Igor Shuvalov ha così illustrato l’intento dichiarato più importante del vertice  stesso: “Un nuovo aeroporto, strade, ferrovie, scuole e ospedali: intorno a Vladivostok tutte le infrastrutture ormai sono pronte e utilizzabili. Nel giro dei prossimi cinque anni il nostro commercio estero si dovrà focalizzare verso l’Asia e garantire alti tassi di crescita nell’Estremo Oriente. Entro dieci anni vogliamo che il nostro giro d’affari con gli stati dell’Apec cresca fino a superare quello che abbiamo con l’Ue”.  

 

Mentre gli scambi commerciali con l’Ue al momento assicurano circa la metà di tutti gli scambi commerciali con l’estero della Russia e sono quantificabili in quasi 320 miliardi di dollari, quelli con l’Apec si assestano  a meno della metà di questa cifra (anche se dal 2006, secondo alcuni dati  doganali  compilati da Bloomberg, si è  registrato un aumento dal 15 per cento del totale al 23 per cento). Le autorità russe sono state caute nel far sì che di questa operazione di ribilanciamento non ne facciano le  spese i rapporti con l’Ue. Negli ultimi mesi è stata oltretutto annunciata una sfilza di incentivi per il libero commercio con i paesi asiatici, con lo scopo precipuo di agevolare la crescita economica in tempi rapidi.

 

“Entrare nel Wto (l’Organizzazione Mondiale del Commercio) per noi è stato il punto di svolta per poter diventare membri dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico)”, ha detto Shuvalov. “Oltre a ciò siamo impegnati in alcuni importanti progetti di integrazione, come lo Spazio economico euroasiatico con la Bielorussia e il Kazakistan, e in accordi per il libero commercio con la Nuova Zelanda e il Vietnam. Se decidesse di non integrarsi con l’Asia, la Russia correrebbe più rischi di quanti non ne corra facendolo”. 

Nel 2009 sull’isola di Sakhalin era già stato aperto un impianto analogo realizzato in collaborazione con alcune società americane e giapponesi: grazie a  tale progetto, l’isola di  Sakhalin da debitrice si è trasformata in una delle poche benefattrici regionali russe del budget federale.

“Spese a parte, gli incredibili sviluppi e i progressi dell’area di Vladivostok consentiranno a chi come me si è trasferito a Mosca di convincere i nostri superiori a Londra, a New York o in qualsiasi altro posto che investire nelle regioni russe assicura investimenti  a lungo termine. Adesso l’hanno potuto constatare con i loro stessi occhi”, continua Gray. Ciò significa che gli effetti positivi delle migliorie apportate a Vladivostok – dell’ordine di una ventina di miliardi di dollari – potrebbero quasi certamente passare  inosservati, ma che altre regioni godranno di un boom negli investimenti.


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I trasporti
Da un recente rapporto di PwC risulta che si prevede che le esportazioni russe nei Paesi dell’Apec aumenteranno  più del doppio, fino a raggiungere i 206 miliardi di dollari entro il 2021.

 

Una delle risorse più promettenti per questo aumento costituisce però anche uno dei più grossi ostacoli: senza alcun dubbio, la linea ferroviaria Transiberiana è l’elemento portante più  considerevole del progetto vivamente auspicato da Putin e mirante a trasformare la Russia in una sorta di corridoio obbligato per i trasporti commerciali tra l’Europa e l’Asia (insieme alla Linea del Mar del Nord, detta del Passaggio a Nord Ovest).

 

Già operativa al massimo delle proprie potenzialità, richiede tuttavia investimenti per miliardi di dollari per effettuare un indispensabile upgrade rispetto all’attuale linea a  binario unico e per costruire strutture logistiche lungo l’intero tragitto.  

 

I porti marittimi russi hanno anch’essi un ruolo molto importante da rivestire nell’ambito dell’espansione verso Est del Paese. “I commerci tra l’Europa e l’Asia superano i mille miliardi di dollari e ogni frazione di questo carico che passi per il territorio russo porterà alla nostra economia non meno di un miliardo di dollari”, ha detto a una riunione di un gruppo ristretto Ziyavudin Magomedov, presidente del consiglio di amministrazione del Summa Group. Oggi attraversa il territorio russo soltanto l’uno per cento delle merci.

 

Un piano federale annunciato di recente invita ad aumentare il traffico delle merci in transito nei porti russi, così da passare  dai 540 milioni di tonnellate annue a 900 entro il 2020. Circa la metà di questo aumento sarà assicurato dai porti che si trovano sull’Oceano Pacifico.

 

Altro freno non indifferente per gli obiettivi che Putin ha fissato per la rete dei trasporti è sicuramente la burocrazia. Le merci che passano attraverso i porti russi possono arrivare a star ferme anche due settimane di seguito alla dogana, quando  di norma a Singapore l’attesa è soltanto di un giorno. “Ogni giorno di ritardo nelle spedizioni comporta un deprezzamento dell’uno per cento delle esportazioni”, ha dichiarato Tony Nowell, presidente di New Zealand Forest Research Ltd. Anche una linea ferroviaria alternativa, che dovrà collegare le coste orientali cinesi con la frontiera del Kazakistan, getta qualche ombra sugli ambiziosi progetti russi di modernizzazione della rete dei trasporti.

L’agricoltura
La società Summa di Magomedov, una grossa holding industriale con stretti legami con il governo, pare destinata a emergere con un ruolo preponderante nello sviluppo dell’Estremo Oriente, avendo già investito in una tutta una serie di progetti e infrastrutture nella regione. Il gruppo sta portando avanti i negoziati di un contratto che dovrebbe portarlo a  rilevare il 55,8 per cento delle azioni della  Far East Shipping Company, e durante il summit dell’Apec ha firmato un protocollo d’intesa con la Vnesheconombank, la banca per lo sviluppo dello stato russo.

Al momento, gli otto paesi più importanti dell’Apec per numero di abitanti importano oltre cento milioni di tonnellate di cereali l’anno (equivalenti a un mercato di oltre 50 miliardi di dollari, ai prezzi attuali). E questo è molto più di quanto produca la Russia. “I Paesi dell’Apec determinano l’equivalente del 37-38 per cento di tutte le importazioni nel mondo. La nostra percentuale, invece, è zero”, ha spiegato Vyacheslav Nikonov, membro della Commissione fiscale e del budget  della Duma russa.

Al momento in Russia non ci sono né le strade, né le linee ferroviarie, né i porti necessari a fare pervenire le esportazioni di cereali in Asia (in genere, le granaglie destinate ai mercati in Medio Oriente e altrove partono dai porti ubicati sulle coste russe in Europa). Ma la promessa di Putin  di aumentare la produzione di cereali e di portarla dalle oltre 80 milioni di tonnellate l’anno a circa 120 milioni è stata sufficiente a convincere Magomedov delle potenzialità delle esportazioni di cereali in Asia.

“L’agricoltura si sta sviluppando in Estremo Oriente. Gli investimenti affluiscono copiosi e gli stranieri già lavorano nelle nostre aziende agricole. Avrete sicuramente sentito parlare di manodopera nordcoreana in Siberia e nell’Estremo Oriente”, ha detto Nikonov. 

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Le risorse naturali
PwC prevede che entro il 2015 l’Asia diventerà il più grande mercato di gas naturale al mondo, e l’accordo da sette miliardi di dollari firmato con Noda lascia intuire che la Russia abbia in mente di sfruttare fino in fondo questo andamento. Si presume infatti che la maggior parte del gas liquido prodotto dall’impianto sarà esportata in Giappone, in quanto, in seguito al disastro della centrale di Fukushima, il Giappone starebbe aumentando le importazioni e chiudendo gli altri reattori nucleari. L’impianto di gas liquido naturale di Vladivostok dovrebbe raggiungere la piena produttività entro il 2017.  

Gli oleodotti in direzione della Cina, ultimati di recente, e il progetto mirante ad aumentarne la portata, permettono di capire che le risorse naturali rivestiranno un ruolo cruciale nell’espansione delle esportazioni russe nell’Apec, tenuto conto del desiderio di Mosca di diversificare le esportazioni rispetto alla clientela europea. In ogni caso, le lunghe contrattazioni con le autorità cinesi sul prezzo del greggio hanno rappresentato finora un notevole ostacolo. 

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