Russia, interessi spostati a Oriente?

Il ministro russo degli Esteri Sergei Lavrov, al centro, insieme ai colleghi al summit della Comunità Economica Asia-Pacifico (Foto: Itar Tass)

Il ministro russo degli Esteri Sergei Lavrov, al centro, insieme ai colleghi al summit della Comunità Economica Asia-Pacifico (Foto: Itar Tass)

Il centro delle attività politiche ed economiche mondiali è proiettato verso Est e il Presidente russo Vladimir Putin all’Apec potrebbe presentare un nuovo e ambizioso progetto di cooperazione

Questa è la filosofia di Putin: la Russia deve svolgere una parte, dettata dal modello di società civile che possiede, nella quale si coniughino “le solide basi della civiltà europea e l’esperienza plurisecolare delle interazioni con l’Oriente, dove si stanno attualmente sviluppando in modo dinamico nuovi centri di forza economica e di influenza politica”. In altre parole la Russia ha intenzione di proporre all’Europa di muoversi verso la costruzione di uno spazio unico economico e umano che vada dall’Oceano Atlantico a quello Pacifico. “In questo modo otterremo un mercato comune continentale del valore di miliardi di miliardi di euro. Qualcuno ha dubbi sul fatto che possa essere un’idea magnifica e possa rispondere agli interessi di Russia ed Europa?”, aveva chiesto Putin nel suo manifesto pre-elettorale.

Secondo il Presidente sarebbe un modo per rafforzare le possibilità e la posizione della Russia nella sua svolta economica verso la “nuova Asia”. Igor Shuvalov, primo vice premier della Federazione Russa, ha osservato che, con l’arrivo della Russia nell’Apec, all’ordine del giorno del forum si parla di “contesto europeo”.

Che cosa vuole proporre concretamente Mosca? Chiaramente un corridoio di transito dall’Europa al Pacific Rim (in russo Atp, ndr) attraverso la Siberia e il lontano Oriente. In quelle zone si sta rapidamente formando una rete di oleodotti e di infrastrutture per l’esportazione di gas naturale dalla Siberia orientale e dall’isola Sakhalin. La ferrovia transiberiana e quella Bajkal-Amur manterranno intatta la loro rilevanza, in quanto sono i percorsi più brevi tra l’Europa e l’Oceano Pacifico. Inoltre le turbolenze del vicino Oriente mettono sempre più in dubbio la sicurezza dei tragitti marittimi attraverso il canale di Suez e il Golfo Persico. Nel frattempo Mosca è disposta a proporre una via stabile alternativa: si tratterebbe del “passaggio a Nord-Est” che, con l’aumento del riscaldamento globale, si sta liberando sempre di più dei ghiacci e viene già intensamente sfruttato per il trasporto di carichi dall’Europa alla Cina e alla Corea.

Come in passato, il ventaglio di risorse della Russia rimane la principale argomentazione: idrocarburi, energia elettrica, materie prime minerali, legno, biorisorse marine, oltre alle cosiddette risorse semplici, quali l’acqua potabile, i terreni agricoli e altro. Come è noto la Russia dispone di circa il 50 per cento di tutti i minerali utili sulla terra.

Infine, nell’agosto 2012 la Russia è diventata, dopo 18 anni di difficoltose trattative, membro del Wto. Tale condizione permette di applicare anche sul territorio russo condizioni, uguali in tutto il mondo, nel commercio e nella cooperazione economica. L’entrata nel Wto amplia le possibilità della Russia di partecipare ai processi d’integrazione nel Pacific Rim.

Inoltre la Federazione russa appare in una posizione completamente nuova dopo l’inaugurazione, avvenuta quest’anno, dell’Unione doganale con la partecipazione della Bielorussia e del Kazakhstan. Ora, come ha annunciato il premier russo Dmitri Medvedev, la Russia è pronta alle trattative per concludere gli accordi sul libero commercio con le economie che fanno parte dell’Apec, intervenendo insieme al Kazakhstan e alla Bielorussia, cioè in qualità di Unione doganale. “Tale condizione, moltiplicata per il potenziale della Comunità economica euroasiatica, può aprire un nuovo vettore per il processo d’integrazione dell’Apec, fornendo la prospettiva di un allargamento del mercato del Pacific Rim in tutto il continente euroasiatico”, ribadisce il premier, sulla scia del Presidente.

Nel 2009 infine è stata approvata la Strategia di crescita socio-economica per il lontano Oriente e per la regione del Bajkal, con termine fissato per il 2025, che prevede massicci investimenti di capitale nella regione. Fino al 2015 il volume di investimenti statali sarà pari a 3 miliardi di rubli (circa 93 milioni di dollari). Nel governo si sta discutendo l’introduzione di un regime speciale di imposizione fiscale per il lontano Oriente e la Siberia orientale e la realizzazione di una corporation per lo sviluppo della regione con uno spettro eccezionalmente vario di agevolazioni e preferenze doganali. 

Che cosa attende la Russia? In primo luogo, sulla base di un’ampia cooperazione integrativa con l’Europa e con l’Asia nel lontano Oriente e nella Siberia orientale, si delinea il compito non soltanto di raggiungere un sviluppo economico accelerato in queste aree; la crescita del lontano Oriente deve infatti diventare nel suo insieme un fattore di crescita economica della Russia.

Inoltre la Russia ha intenzione di riportare in equilibrio i rapporti economici esteri con la parte asiatica e di uscire dalla rotta verso l’Unione Europea. Metà del volume di affari del commercio estero russo avviene nei Paesi dell’Unione Europea. Il primo vice premier Shuvalov, alla vigilia del forum Apec di Vladivostok, ha dichiarato: “Se ci prefissiamo il compito di differenziare la nostra economica, di essere meno dipendenti dalle materie prime e considerevolmente più forti, il punto di equilibrio deve essere spostato: almeno il 50 per cento del nostro commercio deve avvenire nei Paesi dell’area del Pacific Rim”.

“Il futuro della nostra rapida crescita si realizzerà quando avremo due piedi saldi: non soltanto europeo, ma europeo e asiatico”, ha aggiunto Shuvalov.

Per ultimo, l’attivazione dei rapporti economici tra la Russia e il Pacific Rim è strettamente legata anche alla questione dell’influenza politica della Russia in quell’area. Sergei Lavrov, ministro degli Esteri russo, aveva fatto notare: “Nonostante il potenziale di conflitto ancora presente, da quella regione non provengono minacce dirette alla sicurezza nazionale della Russia; non abbiamo seri contrasti praticamente con nessuno dei Paesi del Pacific Rim”.

Il problema è che per ora le ambizioni della Russia come attore politico di rilievo nella regione non sono assicurate da altrettante risorse economiche. Del totale del commercio regionale del Pacific Rim la Russia non supera l’1,5 per cento.

A quanto pare il Cremlino sta esaminando a fondo la filosofia che vede la Russia come ponte tra l’UE e il Pacific Rim, di cui parlano come un sol uomo Putin e Medvedev, e che forse servirà da base per la strategia russa nella regione del Pacific Rim.

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