Pussy Riot, condanna morale, non penale

Le tre componenti della punk band Pussy Riot in Aula, in attesa della sentenza (Foto: Ria Novosti)

Le tre componenti della punk band Pussy Riot in Aula, in attesa della sentenza (Foto: Ria Novosti)

Dopo la sentenza a 2 anni di carcere per le tre ragazze della punk band femminista, arriva il commento di Mikhail Fedotov, consigliere del Presidente per i Diritti Umani

Il consigliere del Presidente per i Diritti Umani Mikhail Fedotov commenta la sentenza che ha condannato a due anni di carcere le ragazze del gruppo punk Pussy Riot, colpevoli di aver cantato una canzone dal titolo “Vergine Maria, manda via Putin” all'interno della maggiore cattedrale ortodossa del Paese. 

Mikhail Fedotov, che proviene da una famiglia di avvocati, ha avuto una carriera caratterizzata dall'attivismo sociale. Nel 1966, dopo appena due anni di corso alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università Statale di Mosca, venne espulso per aver partecipato a una manifestazione in difesa dei diritti umani. Ma questa brutta esperienza iniziale, legata a un tema ancora oggi così scottante in tutto il mondo e specialmente in Russia, non l'ha affatto scoraggiato.

Oggi occupa, infatti, il posto di consigliere del Presidente per i Diritti Umani e ha rilasciato a Russia Oggi un'intervista telefonica, esponendo la propria opinione sul caso del gruppo punk delle Pussy Riot, condannate a due anni di carcere con l'accusa di “teppismo” prevista dal Codice penale russo. 

Foto: Sergei Golovatch
Mikhail Fedotov, 
consigliere del Presidente per i Diritti Umani

(Foto: Sergei Golovatch)

Cosa ne pensa della condanna inflitta alle Pussy Riot? Ritiene che sia una sentenza giusta? 
Il Consiglio Presidenziale per la Società Civile e i Diritti Umani della Federazione Russa, che ho l'onore di presiedere, ritiene che si tratti di una condanna ingiusta e crudele. Un cittadino può essere giudicato soltanto per reati che siano contemplati dal codice penale; nessuno può essere condannato per qualcosa che non è neanche previsto dalla legge. Non è difficile comprendere le forti motivazioni delle persone che sono state turbate da quello che hanno fatto le ragazze del gruppo punk. Il loro gesto merita sicuramente un giudizio morale e anche una punizione in base al Codice Amministrativo, che potrebbe arrivare al massimo a quindici giorni di detenzione, in base agli articoli sui disordini pubblici minori, sulla violazione dell'ordine pubblico, o sugli atti offensivi nei confronti della società, ma niente più di questo. 

I rappresentanti della Chiesa Ortodossa però affermano che la Cattedrale del Cristo Salvatore di Mosca è una chiesa unica, che ha un significato molto particolare per la libertà religiosa...
Sì, il gesto delle Pussy Riot ha avuto luogo nella Cattedrale, ma non esiste nessuna legge al riguardo. Potevano essere imputate per reati previsti da altri altri articoli, come ad esempio quello di “oltraggio al sentimento religioso dei cittadini o iconoclastia”, che corrisponde effettivamente a quanto hanno fatto. La pena massima per tale reato è la condanna a pagare un'ammenda di 1.000 rubli (circa 25 euro). L'articolo sul reato penale di “teppismo”, per il quale sono state condannate, fa chiaro riferimento all'uso di armi, che loro non avevano, o alla motivazione basata sull'odio razziale, nazionale o religioso. Non c'era invece alcuna traccia di odio nel gesto e nelle parole di queste tre donne, come ha fatto notare anche l'ex-Presidente e attuale primo ministro, Dmitri Medvedev. Come ha detto il premier, tutto quello che le ragazze cercavano era la celebrità, che in effetti hanno ottenuto, con il loro gesto scandaloso e provocatorio. La Corte, la polizia e gli investigatori hanno fatto la parte degli impresari, aiutandole a ottenere la fama mondiale grazie a un processo lungo che ha focalizzato tutta l'attenzione della società. 

Si è molto discusso anche del talento delle ragazze. Gli artisti russi le sostengono o le disapprovano? 
Oggi tutto il mondo parla della loro condanna e a nessuno interessa se sono capaci di cantare o se la loro musica ha un qualche valore culturale: a nessuno interessa il loro talento, e neanche io capisco il perché di tali controversie. Il punto è che una persona può essere giudicata solo in base alle leggi esistenti; lo sapevano anche gli antichi Romani. Loro dicevano: “Nullum crimen, nulla poena, sine lege”, nessun crimine, nessuna pena senza legge. Anche nel Vangelo l'apostolo Pietro afferma che “Dove non c'è legge, non c'è violazione”. È per questo che una condanna penale sarebbe stata giusta solo se avessero violato un qualche articolo del Codice Penale, ma punirle per un reato che non esiste significa attribuire alla legge una funzione contraria alla sua ragion d'essere, cosa che va contro a quanto previsto dalla Costituzione. Ci sono artisti che le sostengono e altri che non lo fanno, ma un conto è condannare il loro gesto moralmente, e un altro invece condannarle in base al Codice Penale. Io  non approvo quello che hanno fatto nella Cattedrale, credo che sia inammissibile, ma la punizione che hanno ricevuto non ha alcun fondamento. 

Crede che il gesto delle Pussy Riot sia riconducibile alle proteste che si sono svolte in tutto il Paese a partire da dicembre 2011, come quella dei “nastri bianchi” o ad altri movimenti sociali?
Credo che quanto hanno fatto non abbia alcuna relazione con questi movimenti, perché la loro non era una protesta contro il Presidente Putin o contro il regime politico o la Chiesa Ortodossa. È stato un gesto che esprimeva solo il desiderio di fama e di auto-espressione. Quando le componenti delle Pussy Riot sono salite sul tetto di un autobus, ad esempio, contro cosa volevano protestare? Volevano solo impressionare la società con la loro performance. E quella manifestazione che includeva anche il sesso di gruppo (organizzata dal gruppo Vojna, di cui facevano parte anche le Pussy Riot, ndr)? Era una protesta contro Darwin? No, era solo un gesto che va contro la cultura. 

Secondo Lei, che condanna avrebbero meritato?
Un padre viveva con i figli; facevano i pescatori. Un giorno il padre è uscito in barca per andare a pesca di anguille e non è più tornato. Il mattino dopo i figli sono andati a cercarlo e hanno trovato la barca capovolta: il padre si era impigliato nelle reti ed era affogato. Hanno tirato fuori il suo corpo e hanno visto che le anguille lo stavano divorando. Così hanno preso le anguille che erano attaccate al corpo del padre, dopodiché lo hanno ributtato in acqua. E hanno ripetuto la stesa operazione diverse volte. Possiamo giudicare le azioni di questi bambini? Senza dubbio, è stato immorale, è una cosa che supera il limite del bene e del male, ma non è un crimine, dato che chi ha scritto il Codice Penale non avrebbe mai potuto immaginare una situazione simile. Possiamo dire che questi bambini dovrebbero essere imprigionati, giustiziati... ma se questo avviene in un Paese civile non possiamo farlo, perché non esiste nessuna legge che si applichi al loro gesto. È una storia vera che è successa nei Paesi baltici negli anni '70. E la stessa cosa vale oggi per le Pussy Riot. Possiamo condannarle moralmente, ma non in base al Codice Penale.

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