Clima, i segreti in un lago russo

Il lago Elgygytgyn in Chukotka, situato a 100 chilometri a Nord del Circolo Polare Artico, è stato al centro di una ricerca per capire i cambiamenti climatici (Foto: Dipartimento di Geoscienze dell'Università del Massachusetts)

Il lago Elgygytgyn in Chukotka, situato a 100 chilometri a Nord del Circolo Polare Artico, è stato al centro di una ricerca per capire i cambiamenti climatici (Foto: Dipartimento di Geoscienze dell'Università del Massachusetts)

Secondo una serie di studi condotti sul bacino Elgygytgyn in Chukotka, la regione artica sarebbe stata soggetta a due periodi interglaciali di intenso riscaldamento

L'Artico si è rivelato leggermente più sensibile ai cambiamenti climatici globali di quanto si pensasse. Una serie di studi condotti da un team internazionale di ricercatori su sedimenti lacustri del lago Elgygytgyn in Chukotka rivelano che in passato il territorio del Circolo Polare Artico avrebbe subito due periodi interglaciali di intenso riscaldamento. Gli scienziati hanno inoltre riscontrato un’evidente relazione tra il clima dell'Artico e lo scioglimento dei ghiacciai nell’Antartide. I risultati dei loro studi sono stati pubblicati nell'ultimo numero della rivista Science.

“Elgygytgyn” in lingua ciukcia significa “bianco”, ma i ricercatori hanno deciso di chiamare convenzionalmente il lago “E”. Circondato da una corona di basse montagne, lo specchio d’acqua assomiglia a una coppa profonda e rotonda.

Il lago si è formato in seguito alla caduta di un gigantesco meteorite, oltre 2,8 milioni di anni fa. Per i ricercatori, il corpo celeste non poteva precipitare in un luogo migliore: il lago, infatti, è uno dei pochi angoli dell’Artico dove i ghiacciai non arrivano e ciò ha permesso ai sedimenti dei fondali di accumularsi negli anni in modo indisturbato. Dagli studi sui campioni ottenuti perforando i fondali del lago, gli scienziati sono riusciti a scavare nel passato circa trenta volte in più rispetto, ad esempio, alle valutazioni fatte finora con i ghiacciai della Groenlandia, che riescono a dirci quello che succedeva sulla Terra solo fino a 110mila anni fa.

Un'immagine dall'alto del lago Elgygytgyn in Chukotka

(Fonte: Valutazione di impatto del Clima Artico)

Dall’esame della struttura dei sedimenti lacustri, della loro composizione chimica, del loro ritmo di formazione e dei pollini e residui vegetali in essi contenuti, i ricercatori hanno concluso che oltre alle fasi di riscaldamento note, verificatesi 12 e 125mila anni fa, in queste zone hanno avuto luogo altri due periodi interglaciali di intenso riscaldamento, rispettivamente 0,4 e 1,1 milioni di anni fa.

Le temperature estive allora erano di 4/5 gradi superiori rispetto alla norma e le precipitazioni annue raggiungevano i 200 mm. Le ricostruzioni al computer hanno dimostrato che cambiamenti climatici così repentini non si possono spiegare né con uno spostamento dell’asse terrestre né con l’effetto serra. Secondo i ricercatori, avrebbe influito qualche altro fattore che rimane ancora sconosciuto. La spiegazione più plausibile sarebbe che l'Antartico "abbia riscaldato" l’Artico. Anni prima, un programma internazionale chiamato Andrill aveva rivelato che in passato la calotta glaciale dell'Antartico occidentale era sottoposta periodicamente a fasi di disgelo.

ll team di scienziati impegnati nella ricerca. Nella foto: Martin Melles dell’Università tedesca di Cologne, Julie Brigham-Grette dell’Università del Massachusetts e Pavel Minyuk dell’Accademia Russa delle Scienze (Foto: Lake E Project)

Alcuni di questi periodi di disgelo coinciderebbero molto bene con i periodi di forte riscaldamento nell'Artico. Come il Polo Sud abbia influito sul clima del Polo Nord non è ancora chiaro. Gli scienziati stanno valutando due possibili scenari che attesterebbero questo collegamento tra i due Poli. Secondo il primo di essi, la riduzione dello strato di ghiaccio e la scomparsa dei ghiacciai continentali potrebbe aver portato a una riduzione delle masse di acqua fredda dei fondali che confluivano nell’Oceano Pacifico del Nord. Ciò avrebbe causato di conseguenza un riscaldamento della superficie dell'acqua e un aumento delle temperature e delle precipitazioni nel resto del territorio.

Nel secondo scenario, lo scioglimento della calotta di ghiaccio dell'Antartide occidentale avrebbe portato a un aumento globale del livello del mare e avrebbe permesso alle calde acque di penetrare il Mar Glaciale Artico attraverso lo Stretto di Bering.

È possibile che abbiano influito entrambi gli scenari, sebbene non si sappia ancora in quale misura ciascuno di essi abbia influenzato il clima artico. Per il momento è chiaro solo che fino ad ora la sensibilità dell’Artico nei confronti dei riscaldamenti interglaciali era stata sottovalutata.

L'articolo originale è stato pubblicato su Gazeta.ru

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