Venezia, il giorno di Kirill

Foto: Anna Casazza

Foto: Anna Casazza

Lunghi applausi per regista russo Serebrennikov che alla Mostra del Cinema ha presentato il suo ultimo lavoro, "Izmena", in corsa per il Leone d'Oro. L'attrice Albina Dzhanabaeva: "Essere qui per noi è già una vittoria"

Una cascata di piume e paillettes. Sono le 16.30, e le dive di “Izmena” si affacciano sul red carpet di Venezia 69. Seguite dal regista Kirill Serebrennikov e dall’attore Dejan Lilic, Albina Dzhanabaeva e Franziska Petri – le due “lei” in un film che non dà nome ai personaggi – sfilano davanti a una folla di fotografi prima di raggiungere, insieme al resto del cast, la sala che proietterà l’atteso “Tradimento” del regista russo in concorso alla Mostra.

Quattro cambi d’abito per la Dzhanabaeva, una scelta nude look invece per la Petri, marmorea davanti ai flash che non riescono a strapparle nemmeno un sorriso. Così come nel film, d’altronde, dove la disillusa Franziska, moglie tradita e depressa, inizia il suo cammino di sofferenza con uno sconosciuto, sulle orme dell’adulterio dei rispettivi partner.

Con l’ingresso del cast in una sala da tutto esaurito, si abbassano le luci per lasciare spazio a una pellicola che piace. Piace per il soggetto (“Mi ci sono ritrovata alla perfezione, in questo film”, confessa all’orecchio dell’amica una ragazza al termine della proiezione). Piace per l’ambientazione, squallida e tetra, scelta dal regista tra alcuni luoghi dimenticati di Mosca. E piace soprattutto per quel retrogusto noir che ricorda a tratti Hitchcock e un po’ Bergman. “Bergman è stato per me un regista molto importante, fin dalla mia infanzia – spiega in effetti Serebrennikov -. I suoi film hanno scosso la chimica del mio cervello e hanno avuto una grossa influenza su di me. Mentre Franziska, forse sì, assomiglia un po’ a un’eroina di Hitchcock”.

E anche se l’intento del regista non era assolutamente quello di creare un noir o un giallo, il risultato è una suspense che accompagna l’intera storia, dove non mancano i colpi di scena e la curiosità si accende con la serie di omicidi che ravvivano la trama.

Lunghi applausi al termine della proiezione, con gli attori rincorsi per strappare qualche autografo. “È stato un film emozionante, a tratti struggente”, commenta una giovane con accento emiliano uscendo dalla sala. “Non sembrava neanche una pellicola russa”, le fa eco l’amica.

Raggiante, solare, l’attrice Albina Dzhanabaeva, nel film moglie adultera cui le viene riservata una tragica fine, racconta la sua Venezia, e le emozioni di correre insieme al resto del cast per il Leone d’Oro.

“A Venezia ero già stata anni fa in vacanza – spiega -. Vivevo proprio qui, al Lido. Ovviamente ora è irriconoscibile. Però ricordo di aver vissuto giorni speciali. Essere di nuovo qui per la Mostra, è un’emozione indescrivibile”. E in merito al film: “Kirill è un regista fenomenale, geniale. Ci sono state alcune scene difficili da girare. Come ad esempio quella della morte, che nella pellicola finale dura solamente un minuto, ma ha richiesto un lavoro duro e complesso. Per quanto riguarda il resto del cast, purtroppo viviamo in Paesi diversi. Ma durante le riprese ci siamo divertiti tantissimo. Con Dejan si rideva molto, e più di qualche volta siamo andati a teatro a vedere le rappresentazioni di Kirill Serebrennikov, che portava avanti parallelamente al film”. Ora è tempo di godersi la Mostra, in attesa di conoscere il verdetto della giuria: “Essere in concorso a Venezia per noi è già una vittoria – conclude Albina -. Non vogliamo fare il confronto con il "Faust" di Sokurov che ha vinto l’edizione precedente. Noi, nel nostro piccolo, abbiamo già vinto”.

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