Nuovi guai in Kirghizistan

La piazza centrale di  Bishkek (Foto: PhotoXpress)

La piazza centrale di Bishkek (Foto: PhotoXpress)

La caduta del governo a Bishkek mostra che per la piccola repubblica centroasiatica la via della democrazia è tortuosa e difficile

Nel 2010 il Kirghizistan è diventato il primo - e fino ad ora unico - Stato dell’Asia centrale a trasformarsi in una repubblica parlamentare, introducendo una nuova Costituzione, che prevede più poteri riservati al capo del governo e al parlamento rispetto a quelli del presidente.

I modelli autoritari delle vicine repubbliche ex sovietiche, dal Turkmenistan al Kazakhstan, dall’Uzbekistan al Tagikistan, e soprattutto le due rivoluzioni del 2005 e del 2010 che hanno sconquassato non solo politicamente il Paese, hanno condotto ai mutamenti verso standard occidentali. Almeno in teoria.

In pratica anche dopo il referendum con cui i kirghisi hanno tentato di dare una svolta rispetto al passato, i problemi sono rimasti. Di recente la coalizione di governo guidata dal premier Omurbek Babanov è saltata per l’uscita di Ar Namys di Felix Kulov e Ata Meken di Omurbek Tekebayev, i due partiti che hanno deciso di togliere il sostegno a Respublika, la terza formazione al governo a cui appartiene appunto Babanov.

In parlamento verrà formata una nuova coalizione e nominato un nuovo primo ministro. È probabile che con Respublika all’opposizione, la maggioranza sia formata da Ar Namys, Ata Meken e i socialdemocratici (Spdk) del presidente Almasbek Atambayev, secondo quanto dichiarato dallo stesso Kulov. Incertezza c’è ancora sul nome del capo del governo, che potrebbe venire proprio dalle fila dello Spdk.

Quello che in realtà potrebbe apparire un normale processo democratico è in realtà una lotta senza esclusione di colpi tra le vari fazioni che si spartiscono il potere. Babanov, che tra l’altro è uno dei più potenti oligarchi del Paese, è stato accusato di corruzione, le prossime elezioni locali a Bishkek in calendario a novembre 2012 saranno un banco di prova per la ridistribuzione delle forze e intanto compaiono nuovi-vecchi attori sulla scena politica, come l’ex procuratore Azimbek Beknazarov, sempre a caccia di corruttori e corrotti.

L’instabilità politica kirghisa è un fattore negativo interno, ma la crisi viene seguita con attenzione all’esterno, anche Russia, partner importante per il piccolo Stato asiatico alla ricerca di solidità. Il Presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo Almasbek Atambayev hanno discusso recentemente i progetti di collaborazione, soprattutto quelli energetici (in primo luogo la centrale idroelettrica di Kambarata 1), per stabilire partnership “reciprocamente vantaggiosa”.

Il Kirghizistan, traballante dal punto di vista economico, bussa anche alla porta dell’Unione doganale euroasiatica, che la Russia ha già avviato con Bielorussia e Kazakhstan. A  luglio 2012 il premier Dmitri Medvedev ha espresso il suo appoggio perché ciò avvenga “il più presto possibile”.

Come ha riportato inoltre l’agenzia Ria Novosti, il vice primo ministro russo Igor Shuvalov, durante la sua recente visita a metà agosto 2012 a Bishkek ha affermato che i due Paesi “devono concordare soluzioni per iniziare un nuovo capitolo nelle relazioni bilaterali”. Il nuovo governo kirghiso dovrà occuparsi non solo delle questioni interne, ma anche di questo. 

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