Skolkovo alla Biennale di Venezia

La Fondazione per l'Innovazione Skolkovo ospite della Biennale dell'Architettura 2012 di Venezia (Foto: Itar-Tass)

La Fondazione per l'Innovazione Skolkovo ospite della Biennale dell'Architettura 2012 di Venezia (Foto: Itar-Tass)

La Russia rappresentata in Laguna dal progetto della città tecnologica del futuro. Ne parla Grigory Revzin, del Consiglio di Pianificazione architettonica

Alla prestigiosa Biennale di Architettura di Venezia, aperta dal 27 agosto 2012, la Russia è rappresentata dal team di Skolkovo, la futuristica città in pianificazione. Elena Shipilova di Russia Beyond the Headlines ha parlato di ciò con Grigory Revzin, membro del Consiglio di pianificazione architettonica di Skolkovo.

Qual è la Russia in mostra all'edizione 2012 della Biennale di Venezia?
Quest'anno presentiamo il progetto di innovazione del Centro Skolkovo. Lo stand è davvero incredibile: i nostri architetti stavano cercando di creare uno spazio di equilibrio tra fisico e virtuale. Non abbiamo mai avuto prima un progetto tanto sofisticato. Il padiglione avrà due storie. Il piano terra sarà una vetrina di un fenomeno sovietico, una città della scienza chiusa e inaccessibile ai comuni cittadini. I visitatori non solo avranno un assaggio del passato, ma vedranno anche la vita che poche persone trascorrevano in Unione Sovietica. Al secondo piano, vedranno il moderno, l'accessibile Città dell'innovazione Skolkovo, contrapposto al segreto comunista delle città chiuse.

Quali sono i progetti e gli architetti che hanno partecipato al bando per rappresentare la Russia quest'anno?
Il Ministero della Cultura crede che debba sempre esserci un grande progetto, su scala nazionale, per rappresentare la Russia alla Biennale di Venezia. Ad esempio, nel 2004, quando le ricostruzioni del Teatro Bolshoj e del Teatro Mariinskij erano state lanciate, abbiamo presentato il padiglione "Due Teatri." Alla Biennale ci hanno concesso la rara opportunità di presentare progetti di ricostruzione, che non sono la regola per una mostra d'arte e architettura moderne. Il problema era che c'erano pochi progetti a livello nazionale in grado di partecipare alla Biennale: Sochi 2014, l'Isola Russky, la Grande Mosca, la ricostruzione del centro di San Pietroburgo e Skolkovo. La città-innovazione ha riunito professionisti russi e stranieri e abbiamo pensato che sarebbe stato interessante puntare su questo mix. Inoltre, abbiamo dovuto prendere in considerazione le spese. Il costo per costruire un padiglione è di circa 1 milione di dollari. Il Ministero della Cultura paga per un terzo e, come commissario, devo trovare il resto dei soldi. La Fondazione Skolkovo è stata in grado di fornire la somma necessaria. La sponsorizzazione non è il criterio principale per noi per scegliere il nostro partecipante, ma è abbastanza importante.

Perché la maggior parte dei progetti nazionali sono realizzati da architetti stranieri, per esempio Skolkovo, l'infrastruttura del quale è in fase di sviluppo da parte di imprese giapponesi, svizzere e francesi? Non esistono buoni tecnici russi?
Gli architetti russi erano "alimentati" esclusivamente dall'ex sindaco di Mosca Yury Luzhkov. Le nostre autorità federali hanno sempre optato per specialisti occidentali. Io dico sempre loro che abbiamo architetti di talento e che vorrei presentarne qualcuno. Ma mi rispondono: No grazie, non ne abbiamo sentito parlare. Per esempio, quando Dmitri Medvedev ha presieduto il Consiglio di tutela del Museo Pushkin nel 2009, ha voluto assegnare la ricostruzione del museo all'architetto britannico Norman Foster, semplicemente perché conosceva il nome. Ho cercato di spiegargli che Foster è solo un marchio, dietro al quale altre persone lavorano, che il maestro spende solo circa sette minuti l'anno per ognuno dei suoi progetti. Perché incoraggiare questo approccio? Ma non sono riuscito a far cambiare idea. Sono diventato un membro della Fondazione Skolkovo nel Consiglio urbanistica perché ho scritto un articolo meraviglioso sul coinvolgimento di stranieri nel progetto, anche se tali progetti dovrebbero essere utilizzati per promuovere la scuola nazionale di architettura. La situazione mi aveva fatto infuriare: come se i cittadini russi non fossero autorizzati a votare per il loro Presidente! Come risultato, mi hanno proposto un'asta tra gli architetti russi: Boris Bernaskoni ha quasi completato il primo edificio di Skolkovo, l'Hypercube, l'Ufficio di presidenza è di Choban e Kuznetsov sta progettando il quartiere D1; Grigorian Meganom sta lavorando sul distretto D4, mentre a numerosi giovani architetti russi sono stati assegnati contratti per sviluppare quartieri residenziali. Per inciso, questo è un altro motivo per cui ho voluto presentare Skolkovo alla Biennale. 

Lei è a volte molto critico su come lo Stato si approccia ai progetti architettonici. Perché?
Tendiamo a fare molte cose senza troppa convinzione. Non ci sono sufficienti coerenza e precisione, così molte iniziative eccellenti sono corrotte. Al Forum economico di San Pietroburgo è stato deciso che un miliardo di dollari di fondi di bilancio sarà assegnato ogni anno, nel corso del prossimo decennio, al fine di ricostruire il centro della città. Questa è una buona somma, ma temo che non farà niente di buono alla città. Vi è un'altra difficile situazione a San Pietroburgo è la torre di Gazprom. Dal punto di vista economico è fondamentale per la città: si dovrebbe essere pazzi a utilizzare un progetto così interessante per creare problemi tra l'amministrazione comunale e residenti. Alexei Miller, l'a.d. di Gazprom è un uomo molto intelligente, ha avuto l'idea che il grattacielo di 300 metri potesse rappresentare la sua azienda più adeguatamente nella capitale del Nord. Dovevano fargli cambiare idea e spostare il cantiere, ma a quale costo? 

San Pietroburgo era in pericolo di perdere il suo status di Patrimonio mondiale dell'Unesco a causa della torre Gazprom, non è vero?
Che non era il problema più grave. Il Cremlino di Mosca ha quasi perso questo status molte volte (ad esempio, dopo che il Palazzo dei Congressi era stato costruito lì), eppure non ha sofferto molto. Quel che è peggio è che spesso coscientemente distruggiamo il nostro patrimonio storico. La cosa principale è che, se un sito è protetto dall'Unesco, cade automaticamente sotto la giurisdizione sia del Ministero degli Affari Esteri che del Ministero della Cultura, e pochi avrebbero osato sfidare le due istituzioni statali in una sola volta. Ma non dovremmo usare l'Unesco come uomo nero per tutto il tempo. Abbiamo bisogno di affrontare i nostri problemi in modo indipendente.

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