"La guerra all'Iran è vicina"

Il primo ministro isaeliano Benjamin Netanyahu (a destra) e il ministro della Difesa Ehud Barak di fronte a un veicolo militare egiziano bruciato,appena fuori dal Sud della Striscia di Gaza il 6 agosto 2012 (Foto: Reuters/VostokPhoto)

Il primo ministro isaeliano Benjamin Netanyahu (a destra) e il ministro della Difesa Ehud Barak di fronte a un veicolo militare egiziano bruciato,appena fuori dal Sud della Striscia di Gaza il 6 agosto 2012 (Foto: Reuters/VostokPhoto)

L'allarme arriva da Evgenij Satanovskij, presidente dell'Istituto di studi sul Medio Oriente: “Già si sente il rombo del tuono”

La guerra contro l’Iran è inevitabile e con ogni probabilità avrà inizio tra gennaio e giugno 2013, tra le elezioni presidenziali negli Stati Uniti e quelle in Iran. Ne è certo Evgenij Satanovskij, presidente dell’Istituto di studi sul Medio Oriente. L’inizio del conflitto militare potrebbe fornire alla Russia nuove opportunità, inclusa quella di trarre dei vantaggi dall’inevitabile rialzo del prezzo del petrolio.   

Di recente una serie di rappresentanti del governo israeliano ha rilasciato dichiarazioni di una durezza senza precedenti nei confronti dell’Iran, mentre i servizi di sicurezza segnalavano, al contempo, nei loro rapporti, i preparativi militari, descrivendo per la prima volta il possibile corso delle azioni belliche.

Come rivela il giornale Kommersant, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha definito la questione iraniana una priorità e ha riferito del lavoro svolto nell’ultimo mese per  "organizzare la difesa del Paese". Le Forze di polizia e il Corpo nazionale dei vigili del fuoco sono pronti, ha detto Yitzhak Aharonovitch, il ministro israeliano per la  Sicurezza interna. Mentre  il ministro uscente della Difesa, Matan Vilnai, ha pronosticato che la guerra avrà una durata massima di 30 giorni e si svolgerà su vari fronti (Iran, Striscia di Gaza e Libano meridionale) e ha assicurato ai suoi connazionali che i sistemi di difesa missilistici Iron Dome e Arrow garantiranno la protezione di Israele.

Foto: Itar-Tass
Evgenij Satanovskij
(Foto: Itar-Tass)

“L’eventualità di una guerra con l’Iran è data oggi al 100 per cento. È difficile dire in quale misura si tratterà solo di un conflitto iraniano-israeliano, in quanto i principali avversari geopolitici dell’Iran sono le monarchie arabe (Bahrain, Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Oman, Arabia Saudita, ndr)”, ha affermato Satanovskij a Russia Oggi.

Secondo l’esperto sarebbe un po’ come quando dal tuono si capisce che il temporale è in arrivo: “E ora, ecco, si sente già il rombo del tuono”,  assicura Satanovskij. Satanovskij non esclude che possano esserci diversi scenari di sviluppo del conflitto. “Attualmente è difficile dire se, come previsto da più parti, il conflitto inizierà a settembre-ottobre 2012, con un attacco israeliano alle basi nucleari iraniane o con un attacco preventivo da parte iraniana contro Israele con le risorse a disposizione dell’Iran, o invece tra gennaio e luglio 2013, tra le elezioni  presidenziali negli Stati Uniti e nello stesso Iran”, ha osservato Satanovskij.

Le elezioni presidenziali si terranno negli Stati Uniti nel novembre 2012, ma l’assunzione effettiva della carica da parte del neoeletto presidente e la nomina della nuova amministrazione avverranno solo nel gennaio 2013. Mentre le elezioni presidenziali in Iran sono previste per giugno 2013.

Nel frattempo, alla domanda su quale sarà il momento più probabile per l’inizio del conflitto militare, Satanovskij ha risposto: “Darei al 15 per cento l’autunno prossimo, al 70 per cento il periodo tra le elezioni presidenziali e solo al 5 per cento la possibilità che non accada niente. Anche questo può essere probabile. Il resto in periodi di tempo diversi”.

“Senza la guerra la questione di chi sarà il detentore della supremazia nell’intero mondo islamico e nelle acque del Golfo Persico, in particolare, resterà irrisolta. La situazione che si è andata creando nel mondo arabo, e non solo, considerati gli interessi iraniani in Pakistan, Afghanistan, Nord Africa e nelle aree periferiche, porterà inevitabilmente a una guerra. La componente ideologica della rivoluzione islamica appare il fulcro dell’ideologia iraniana e si fonda sull’assunto che tutto il male del mondo deriva da Israele, che se Israele cessasse di esistere sarebbe senz’altro un bene e che lo Stato israeliano deve scomparire dalla faccia della terra perché ha cacciato l’Iran in un vicolo cieco; mentre Israele, come ogni Stato, non vuole essere distrutta”, continua Satanovskij.

Con ciò non sfugge a Israele che, dietro i continui attacchi missilistici e le provocazioni  terroristiche, si nasconde l’Iran, e che le due ultime guerre israeliane sono state di fatto guerre contro l’Iran. Tutto ciò, a detta di  Satanovskij, induce gli israeliani a pensare che nel momento in cui in Iran dovessero comparire armi di distruzione di massa – qualora il programma nucleare iraniano non rallentasse e Teheran potesse disporne già nella prossima primavera – queste verrebbero inevitabilmente usate contro Israele. “È una nazione aggressiva, popolata da ferventi credenti i cui leader usano volentieri qualunque arma a loro disposizione”, afferma Satanovskij.

L’eventualità che Israele attacchi da sola l’Iran secondo l’esperto è “assai grande”. E Satanovskij aggiunge: “È chiaro che l’America verrebbe inevitabilmente trascinata in questo conflitto militare”. “Gli israeliani, per il loro stesso Dna ebraico e oltrettutto per l’esperienza fatta durante la Seconda Guerra Mondiale, sanno perfettamente che cos’è la cosiddetta cooperazione internazionale e sanno che l’Onu e le altre organizzazioni internazionali non si fanno problemi a scaricarti. Consapevoli di ciò e forti della loro esperienza, avranno come obiettivo esclusivamente la loro sicurezza nazionale e nient’altro. E proprio per eventualità simili stanno di fatto sviluppando il loro programma nucleare. Ne deriva che l’ora X è ormai praticamente scattata”, ribadisce Satanovskij.

In caso di conflitto militare la Russia giocherà un ruolo di osservatore e di consigliere “in quanto noi non siamo direttamente coinvolti”, osserva Satanovskij. “L’unica cosa che deve fare la Russia è prepararsi a filtrare i profughi iraniani che emigreranno attraverso la regione di Astrakhan e il Daghestan, o attraverso l’Azerbaigian e l’Armenia, e in aereo e in auto raggiungeranno anche il territorio russo. Bisognerà filtrarli per capire quanti sono quelli che potrebbero potenzialmente nuocere al nostro Paese”, ha osservato Satanovskij.

A detta di Satanovskij “se a qualcuno del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica dovesse saltare in mente un’idea simile, l’Iran non impiegherebbe più di due-tre mesi a trasformare il Caucaso Settentrionale in un Libano del Sud. E allusioni a una simile ipotesi sono state più volte fatte dai nostri ‘amici’ e ‘alleati’ iraniani”, ha osservato il politologo.

“Converrà, inoltre, allargare il portafoglio perché il prezzo del petrolio inevitabilmente volerebbe.C’è da augurarsi che il Qatar incontri seri problemi a far arrivare sui mercati internazionali le navi cisterna che trasportano il suo gas liquido; gas per il quale ci è già stato sottratto un quarto del mercato europeo, e ci si prepara a fagocitarne assai di più”, ha rilevato Satanovskij.

L’esperto ha anche aggiunto che il conflitto militare “rallenterà la partecipazione dell’Iran al progetto del gasdotto Nabucco che dovrebbe aggirare il territorio russo, a tutto scapito della Russia, che aveva promosso come alternativa il South Stream.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta