Wto, il giorno della Russia

Da sinistra, Elvira Nabiullina, ex ministro dello Sviluppo Economico e Igor Shuvalov, vice primo ministro russo, dopo la firma a Ginevra, nel dicembre 2011, per l’adesione della Federazione Russa al Wto (Foto: Reuters)

Da sinistra, Elvira Nabiullina, ex ministro dello Sviluppo Economico e Igor Shuvalov, vice primo ministro russo, dopo la firma a Ginevra, nel dicembre 2011, per l’adesione della Federazione Russa al Wto (Foto: Reuters)

Con l'entrata in vigore del protocollo di adesione, la Federazione fa ora parte ufficialmente dell'Organizzazione Mondiale del Commercio. Il punto del capo dipartimento del Ministero per lo Sviluppo Economico Maksim Medvedkov

È giunto il momento di mettere la parola fine al lungo percorso, durato ben 18 anni, che ha portato la Russia a entrare nel Wto. Il 22 agosto 2012, così come ha dichiarato il ministro russo degli Affari Interni, entra in vigore il protocollo sull'adesione della Federazione Russa all'Accordo di Marrakesh, documento fondativo della World Trade Organization.

Ciò significa che ora la Russia è a tutti gli effetti un membro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, con i diritti e i doveri che ciò comporta e che sono stati decisi insieme agli altri componenti. Cosa succederà ora? Quale posizione occuperà la Russia? Come verrà composta la squadra russa all’interno del Wto? A queste e ad altre domande risponde Maksim Medvedkov, capo dipartimento del Ministero per lo Sviluppo Economico.

Quando i nostri rappresentanti entreranno nella sede del Wto a Ginevra e apriranno i lavori?

I nostri specialisti lavorano a Ginevra dalla fine degli anni Ottanta, nel corpo della rappresentanza permanente russa nelle organizzazioni internazionali. Si tratta di un gruppo non molto grande, ma preparato e professionale, ben affermato sull’argomento. Abbiamo ancora un po’ di tempo a disposizione per creare la nostra rappresentanza permanente nel Wto, così come ha fatto la maggior parte dei Paesi aderenti. Ora si sta lavorando a questo. Si è discusso molto con i colleghi degli altri Paesi membri e credo che si possa prendere spunto da loro: per esempio dall’esperienza del Brasile, che per i primi anni successivi all’adesione ha impiegato tirocinanti degli enti di settore e di sfere particolari. Un sistema che ha permesso il rapido sviluppo del gruppo di professionisti. Lo dimostra il fatto che ora il Brasile è considerato uno dei membri più efficienti all’interno dell’Organizzazione.

Di quanti professionisti specializzati abbiamo bisogno, a livello regionale e federale, per completare il lavoro?

A livello federale, circa di 300-400 specialisti. In Russia esistono alcuni centri per la loro preparazione, molti dei quali si trovano a Mosca e a San Pietroburgo. Avrebbe senso mandarne qualcuno all’estero per completare la formazione, così come hanno fatto molti Paesi. Il problema però non è tanto preparare questi specialisti, ma riuscire a tenerli al servizio del governo. Il loro valore sul mercato aumenterebbe esponenzialmente, e quindi bisognerebbe trovare un sistema “àncora” per non farli scappare. A livello regionale servono esperti in grado di valutare la conformità delle norme, preparare il materiale per le notifiche che poi dovrebbe essere esteso a tutte le regioni e inviato a Ginevra. Credo che due o tre persone per ogni regione possano essere sufficienti.

Da cosa inizierà il nostro lavoro?

Per cominciare, bisogna capire nei dettagli cosa avviene là su più fronti. Sarà necessario trovare delle priorità: cosa fare per prima cosa, a cosa prendere parte in maniera attiva, dove osservare semplicemente. E vedere cosa accade. Le decisioni verranno prese a seconda dei temi da seguire. Fra le priorità, io metterei al primo posto l’appoggio al Kazakhstan per portare a termine la sua adesione all’Organizzazione. Per fare ciò bisogna lavorare sodo con i colleghi kazaki.

Dal suo punto di vista, da cosa bisogna iniziare per salvaguardare gli interessi della Russia?

Credo che a questa risposta dovrebbero rispondere le imprese russe. Alcune priorità sono già state individuate, e riguardano le dogane che ostacolano la crescita del commercio e dell’export russo.

Alcuni esperti ci hanno detto che sarebbe utile spingere affinché i rappresentanti russi riuscissero a occupare posti chiave nel Wto. È una prospettiva possibile?

In teoria sì. Ma non subito, e forse non del tutto. Per la carica di consigliere di Segreteria, ad esempio, servono requisiti molto più rigidi rispetto a quelli necessari ai collaboratori di altre organizzazioni internazionali. Per prima cosa è necessaria una brillante preparazione in materia giuridica, poi bisogna essere in grado di portare avanti le proprie tesi in maniera chiara e argomentata sia dal punto di vista scritto che orale. Senza dimenticare l’esperienza nel settore del commercio, che è fondamentale. Occorre inoltre parlare diverse lingue, come inglese e francese, e un’ottima formazione universitaria.

Ci dica per cortesia i principali vantaggi che otterremo con l’adesione al Wto.

Stabilità di condizioni nel commercio estero, abbassamento delle barriere doganali e amministrative, e possibilità di partecipare attivamente alla creazione delle regole dell’Organizzazione.

A quali rischi invece si va incontro?

L’abbassamento dei dazi per le importazioni, limitazioni alle forme di sostegno statale e di conseguenza, l’aumento della competitività straniera. È importante ricorda che il Wto non proibisce il protezionismo nell’economia, ma ne limita i metodi. Per questo ogni problema nella politica industriale o agraria può essere risolto nell’ambito delle norme del Wto.  

L'articolo originale è stato pubblicato su Rossiyskaya Gazeta

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