"L'intervento in Siria? Una catastrofe"

Russian Foreign Minister Sergei Lavrov all'incontro con i giornalisti (Foto: Eduard Pesov/RIA Novosti)

Russian Foreign Minister Sergei Lavrov all'incontro con i giornalisti (Foto: Eduard Pesov/RIA Novosti)

Nell'intervista sulla situazione di Damasco il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, si dimostra preoccupato sulla volontà degli Usa di risolvere il conflitto bypassando l'Onu

Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha dichiarato, in un'intervista a Sky News Arabia, che la Russia è rimasta sconcertata dinanzi al desiderio degli Stati Uniti di voler risolvere la crisi siriana eludendo le Nazioni Unite. Lavrov ha inoltre negato il sostegno di Mosca a Bashar al-Assad e ha sottolineato che la decisione circa le dimissioni del presidente siriano spetta ai cittadini siriani stessi.

"Gli Stati Uniti hanno già manifestato l'intenzione di voler intervenire bypassando il Consiglio di sicurezza dell'Onu. Non capisco questa posizione", ha affermato il ministro russo nel corso dell'intervista, secondo quanto riportato dall’agenzia Interfax.

Sergei Lavrov:

"Il dialogo politico non decollerà mai e tutti i nostri sforzi risulteranno vani se non viene posta la parola fine alla violenza"

Gli Stati Uniti hanno rilasciato tali dichiarazioni alcuni giorni dopo la riunione di Ginevra, durante la quale è stato creato il "Gruppo d’azione sulla Siria", che riunisce i rappresentanti di cinque Paesi, membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu e altri confinanti con la Siria. A giugno 2012, il portavoce ufficiale del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Patrick Ventrell, aveva dichiarato: "Loro (Russia e Cina) hanno bloccato per ben tre volte la risoluzione delle Nazioni Unite sulla Siria. Abbiamo cercato di persuaderli a cambiare la loro posizione, ma non è stato possibile. Se ci fossero state le basi per nuovi sviluppi, avremmo continuato a lavorare sotto l’egida delle Nazioni Unite. Ma anche noi abbiamo una strategia più ampia da rispettare, e non abbiamo intenzione di smettere di fare quello che facciamo solo perché non c'è una risoluzione".

Sergei Lavrov:

"Le dimissioni del presidente Assad non possono essere imposte dall'esterno. La decisione spetta ai siriani stessi"

"Ritengo che le dichiarazioni rilasciate da Washington e da altre capitali, secondo cui il comunicato di Ginevra è morto, siano del tutto irresponsabili, quando esso rappresenta, invece, il consenso più importante che siamo stati in grado di raggiungere finora sulla Siria, con la partecipazione dei Paesi occidentali (Stati Uniti ed Europa), Russia, Cina, Turchia e i principali Paesi arabi", ha affermato Lavrov.

"Le dichiarazioni che lo dipingono solo come un documento morto dimostrano che c’è qualcuno impaziente di voler trovare un pretesto per dimostrare l'inutilità dei metodi pacifici di risoluzione e la necessità, invece, di ricorrere ad azioni di forza. Siamo molto preoccupati, giacché questo metodo potrebbe portare a una catastrofe di dimensioni più ampie nella regione", ha riconosciuto Lavrov.

Il ministro degli Esteri russo ha altresì sottolineato che le dimissioni del presidente Assad non possono essere imposte dall'esterno. "La decisione spetta ai siriani stessi", ha ricordato Lavrov.

"Come ho già detto in precedenza, il regime ha commesso molti errori. Eppure, una delle ragioni principali che ha portato a un’escalation del conflitto, dopo l’iniziale intervento pacifico e quello successivo armato, sono stati quanti, fin dall’inizio, hanno richiesto le dimissioni di Assad, ignorando gli interessi di quella fetta della popolazione siriana che, riconosciamolo, vedeva e continua a vedere in lui un garante dei diritti e della sicurezza dello Stato siriano", ha sottolineato Lavrov.

Lavrov ha ricordato che in Siria vi è una composizione molto complessa di matrice religiosa ed etnica. "E quelle minoranze che si sono riunite dietro Assad nella speranza che questi possa proteggere i loro diritti, fanno ugualmente parte del popolo siriano", ha precisato il ministro russo.

Lavrov ha proposto di proclamare una tregua in Siria sotto la responsabilità degli attori esterni, altrimenti la missione del nuovo inviato speciale delle Nazioni Unite sulla Siria, Lakhdar Brahimi, non sortirà alcun effetto.

"Il dialogo politico non decollerà mai e tutti i nostri sforzi risulteranno vani se non viene posta la parola fine alla violenza. Quindi, se tutti noi vogliamo che il processo politico abbia successo, dobbiamo in maniera collettiva e pacifica premere sui gruppi dell’opposizione di modo che smettano di sparare, e convincerli a indicarci immediatamente i nomi dei loro negoziatori, indirizzarli in un posto che vada bene a tutti e dare inizio ai negoziati", ha aggiunto.

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Lavrov, nell'intervista con il canale televisivo straniero, ha inoltre negato le voci secondo cui la Russia avrebbe stipulato con la Siria dei nuovi contratti per la fornitura di armi a Damasco. In precedenza, l’assistente del Segretario di Stato Usa per gli Affari Europei ed Euroasiatici, Philip Gordon, aveva aspramente criticato la Russia per la presunta fornitura di armi alla Siria. "Cerchiamo di essere onesti, il discorso riguarda armi e attrezzature acquistate in epoca sovietica. Abbiamo detto diverse volte che abbiamo semplicemente rispettato vecchi accordi e che per il momento non è nostra intenzione siglarne dei nuovi", ha precisato Lavrov.

Per quanto riguarda i piani delle autorità militari statunitensi di creare una no-fly zone sulla Siria, il ministro degli Esteri russo ritiene che si tratti di una violazione della sovranità dello Stato nonché della Carta delle Nazioni Unite. Nel corso dell’intervista, Lavrov ha affrontato anche la questione del programma nucleare iraniano. Secondo il ministro russo, il programma in questione non è più urgente di molti altri problemi internazionali.

"Le divergenze che permangono tra i membri dei sei (Russia, Regno Unito, Francia, Cina, Stati Uniti e Germania) e l'Iran, sono piuttosto serie, ma non direi che sono più serie di quelle riguardanti la risoluzione del conflitto israelo-palestinese e arabo-israeliano, o delle divergenze sul Sahara occidentale o dei problemi per la creazione di una zona libera da armi di distruzione di massa in Medio Oriente", sostiene Lavrov. "Non vedo per quale motivo proprio la questione nucleare iraniana sia l’unica destinata a esplodere", ha aggiunto.

Stando alle parole di Lavrov, la Russia non considera affatto un fallimento gli ultimi colloqui di Istanbul e Mosca sul programma nucleare iraniano. "Negli incontri di Istanbul e di Mosca, come pure nei contatti successivi abbiamo notato dei piccoli passi avanti, in quanto le parti, per la prima volta, hanno esposto in modo molto chiaro e preciso le loro posizioni, e non mediante slogan o dichiarazioni prive di contenuto, bensì con riferimenti precisi alla natura del problema: l’arricchimento dell’uranio, le relative percentuali e la sospensione di tale procedimento, alcune misure che verranno intraprese se la situazione non cambia e così via", ha affermato il ministro degli Esteri russo.


Le parti impegnate a lavorare alla risoluzione della questione iraniana si basano su principi di gradualità e di reciprocità, ha continuato Lavrov. "E questa è la direzione in cui ci stiamo muovendo", ha detto. A suo avviso, i negoziati sono l'unico modo per risolvere questo problema, e non l’intervento militare.

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