L'ultimo atto di Mejerchold

In un libro si ripercorrono i quattro anni prima della fucilazione del regista teatrale sovietico, attraverso documenti autografi e ancora inediti anche in Russia

È un libro durissimo e struggente “L’ultimo atto” (La casa Usher, 233 pagine, 22 euro), che raccoglie i documenti - in parte inediti anche in Russia - relativi alla campagna diffamatoria, all’arresto, al processo e alla condanna di Vsevolod E. Mejerchold.

Chi era

Vsevolod Mejerchold viene arrestato nel giugno del 1939. Processato, torturato, viene fucilato il 2 febbraio 1940

Gli ultimi quattro anni del grande regista sovietico sono rievocati, dopo l’illuminante introduzione del curatore Fausto Malcovati e un prezioso inserto iconografico puntualmente commentato, in un drammatico crescendo. Quando nel 1936 iniziarono anche per l’arte le purghe di Stalin, fu presto la volta di Mejerchold: il regista allievo di Stanislavkij che aveva esordito con i Teatri Imperiali per poi aderire entusiasticamente alla rivoluzione venne accusato di formalismo.

In risposta all’attacco dell’articolo “Un teatro estraneo” pubblicato sulla Pravda e riportato integralmente, il libro raccoglie i discorsi e gli interventi pubblici del regista a propria difesa. Le versioni stenografate sopravvissute non rendono purtroppo l’appassionata ricchezza dell’oratoria di Mejerchold, ma ne trasmettono la buona fede nel proprio operato, la consapevolezza del crescente isolamento e infine l’umana paura di perdere tutto.

La copertina del libro

Ostracizzato dalla autorità, che per tre anni censurarono i suoi spettacoli, il regista vide tutti i suoi collaboratori voltargli le spalle: nel discorso successivo all’imposta chiusura del suo teatro TIM solo un falegname prese le sue difese. Nel 1939 l’arresto, seguito da un anno di torture fisiche e psicologiche, di false confessioni e assurde delazioni estorte a un vecchio malato.

Nessuno potè nulla: né le prostrate suppliche che lo stesso regista ebbe la forza di scrivere dal carcere né le ormai isteriche lettere che Zinaida Rajch – attrice e compagna di Mejerchold, poi brutalmente assassinata in casa propria da un misterioso commando – inviò a Stalin. L’ultimo atto, desolante nelle sua freddezza, è la sentenza del 1° febbraio 1940 che condanna a morte il regista per fucilazione, burocraticamente seguita, il giorno dopo, dal laconico certificato di esecuzione della stessa.

"V.E. MEJERCHOL’D. L’ULTIMO ATTO". Interventi, processo e fucilazione 
Fausto Malcovati curatore
Editore Casa Usher
pag. 233
22 euro 

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