La difficile rinascita del Tagikistan

Foto: Reuters

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Dopo la guerra civile degli anni Novanta, l'ex repubblica sovietica è attraversata da nuovi scontri che scuotono Dushanbe e preoccupano Mosca

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica il Tagikistan ha dovuto affrontare una lunga guerra civile che è durata cinque anni. Dal 1992 al 1997 la piccola repubblica è stata sconvolta da un conflitto che ha provocato quasi centomila morti e oltre un milione di profughi, un dramma dimenticato. Fu più una sanguinosa lotta tra regioni e tra clan che non un conflitto tra partiti ben definiti, tra vecchia nomenclatura comunista, islamisti e forze democratiche.

Dopo cinque anni il Presidente Emomali Rakhmon da una parte e il capo del Partito della rinascita islamica Said Nuri dall’altra siglarono la pace definitiva a Mosca. Ma le differenze, politiche, etniche, economiche e sociali tra le province di Khujand e Kulob con quelle del Gharm e del Gorno-Badakhshan, che erano state la miccia all’inizio degli anni Novanta, sono rimaste a covare sotto la cenere pronte a riesplodere alla prima occasione.

I violenti scontri con decine di morti nella provincia del Gorno-Badakhshan alla fine di luglio 2012, con l’esercito mandato dal capo di Stato Rakhmon, sempre in carica da vent’anni, a placare con le maniere forti gli spiriti bollenti dei warlords locali, sono il segnale che la regione è una polveriera pronta di nuovo a esplodere. La questione non riguarda solo Dushanbe, ma l’intera area centro asiatica, con i pericoli di contagio che corrono sui confini con l’Afghanistan e l’Uzbekistan.

La Russia guarda con apprensione lo sviluppo della situazione, anche per il fatto che in Tagikistan vi è la più grande base militare della Federazione all’estero (la numero 201, circa settemila soldati presenti) che è da mesi al centro delle trattative tra i due Paesi: come ha riportato l’agenzia di stampa Ria Novosti, Mosca vorrebbe prolungare la permanenza che scade nel 2012; l'ex vice ministro della Difesa Anatoli Antonov era stato in Tagikistan per studiare una soluzione e “esaminare le prospettive di sviluppo della cooperazione russo-tagika”. 

Anche il Presidente russo Vladimir Putin, nel suo primo incontro con Rakhmon, dopo il suo ritorno al Cremlino, aveva già sottolineato l’importanza della collaborazione non solo a livello economico, ma proprio a livello militare, evidenziando come “gli interessi reciproci stanno diventando sostanziali e fondamentali”. La Russia è per il Tagikistan un partner importantissimo e Dushanbe potrebbe essere integrata nel progetto dell’Unione Euroasiatica, avviata proprio sotto l’egida di Putin e a cui si sono già unite Bielorussia e Kazakhstan.

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