La privacy della megalopoli

Foto: Itar-Tass

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Mosca vista dal basso di un'italiana. I post
Credit: Niyaz Karim

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Niyaz Karim

10 luglio 2012
Pensare di passare del tutto inosservati a Mosca è pura illusione. La mia convinzione di essere invisibile in una megalapoli di oltre 15 milioni di abitanti indaffaratissimi è svanita già dopo i primi mesi di vagabondaggio alla scoperta della vita moscovita. Poteva essere, infatti, dicembre, quando, una sera, tornando a casa in metro dopo una festa, coi piedi doloranti per i balli sui tacchi, non resisto e mi cambio le scarpe sulla banchina della metro, (ho sempre le sneakers di scorta nella mia borsa di Mary Poppins).

Il treno arriva in un lampo ed ecco che decido di entrare nel vagone coi lacci slacciati, tanto - penso - avrò tempo di sistemarmi. Ma è in quegli attimi di salita e discesa che una nonnina mi si avvicina, premurosa, e mi fa notare di avere le scarpe slacciate. L'episodio mi è tornato in mente proprio l'altro giorno.

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Siamo in metropolitana, è tardi, e sono seduta accanto a una ragazzina dark come se ne possono incontrare tante anche a Milano. La divisa è sempre la stessa, a qualsiasi latitudine: piercing, borchie, spilli, t-shirt e gonnellina neri, collant neri e Converse nere con i teschi. Capisco subito che i collant sono volutamente strappati e probabilmente - rifletto - i buchi sono fermati dallo smalto per evitare altre smagliature. Ma i miei pensieri finiscono qua. Quando dalla fine del vagone, un signore, che doveva scendere alla fermata successiva, si avvicina alla ragazzina e inizia a parlarle. E a lei, costretta a togliersi le cuffiette dell'mp3 per ascoltarlo, fa notare il buco del collant sulla coscia. Come se la baby dark non ne fosse a conoscenza...

Ma il paradosso arriva quando, allo sportello di una clinica ospedaliera, i pazienti dietro di me iniziano ad avvicinarsi senza alcuno scrupolo al vetro addosso al quale stavo esponendo tutte le mie sfortune all’infermiera dall’altro lato. Completamente noncuranti di quella che da noi si chiama distanza di cortesia. 

Insomma, non è facilissimo passare inosservati pur nell'indifferenza di Mosca, dove anche la privacy viene messa a dura prova.

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