Shved, stella del canestro

Il nuovo fenomeno del basket arriva dalla Russia, trionfa alle Olimpiadi e si prepara ad attraversare l'Oceano per raggiungere Kirilenko tra le fila dell'Nba

Canestro da tre punti a 26 secondi dalla sirena. E assist a Vitaly Fridzon per il successo a due secondi dal termine della Russia sul Brasile. Alexey Shved, il nuovo fenomeno del basket russo. Velocità d’esecuzione, creatività, assist, canestri nei momenti decisivi delle partite. Sinora, uno degli atleti più dominanti del torneo olimpico. Una personalità che non ha nulla da invidiare ai vari Bryant e James, che Alexey spera di incontrare più avanti, quando saranno assegnate le medaglie.

Intanto, la sua crescita spaventosa e il carisma di Andrei Kirilenko hanno portato la nazionale allenata dall’inglese David Blatt in testa – e a punteggio pieno - al proprio girone di qualificazione in Inghilterra.

L’obiettivo è il primato finale del raggruppamento da sfilare alla Spagna di Pau Gasol, in attesa di un quarto di finale contro avversari alla portata. E in attesa di sfidare il catalano sul parquet olimpico, Shved e Kirilenko hanno deciso il loro futuro: la Nba, nuovi assi dei Minnesota Timberwolves, franchigia in crescita dopo un quinquennio di risultati deludenti, dopo la partenza di Kevin Garnett, direzione Boston Celtics.

Un team europeo, con slavi, turchi, che s’ispira ai Sacramento Kings di fine anni Novanta dei serbi Divac e Stojakovic e del fenomeno Chris Webber. Entrambi hanno lasciato il nuovo Cska Mosca di Ettore Messina per l’assalto ai playoffs con i Timberwolves.

Dalla Russia ai confini del Canada, il 23enne Shved realizza il suo sogno, giocare tra i professionisti americani. Suo padre Victor, che era pure il suo allenatore da piccolo, gli portava a casa le videocassette con le partite della Lega. E lui ne restava affascinato.

"Dissi ai miei genitori che sognavo di imitare le gesta dei campioni che vedevo in televisione", ha detto Shved durante la sua presentazione con la casacca di Minnesota. Andrei Kirilenko sarà la sua chioccia. Per integrarsi nel complesso mondo delle regole Nba, dentro e fuori dagli spogliatoi. AK-47 torna negli Usa dopo dieci anni da protagonista agli Utah Jazz. Per lui, un contratto biennale da 20 milioni di dollari. Rifiutata la corte di Mikhail Prokhorov che lo voleva simbolo dei neonati Brooklyn Nets, l’ala russa, miglior cestista dell’ultima sfortunata esperienza con il Cska in Euroleague, ha scelto di giocarsi l’ultima carta della sua carriera. Mostrare di poter essere ancora decisivo dall’altra parte dell’Atlantico. Nonostante fosse felice di vivere a Mosca e giocare davanti ad amici e familiari. 

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