Elezioni, il futuro degli osservatori

Dopo le elezioni della Duma locale nella regione del Ryazan, si accende il dibattito sul'accesso degli osservatori (Foto: RIA Novosti / Alexey Malgavko)

Dopo le elezioni della Duma locale nella regione del Ryazan, si accende il dibattito sul'accesso degli osservatori (Foto: RIA Novosti / Alexey Malgavko)

Bagarre sulla proposta di modificare l'accesso ai seggi per chi monitora le votazioni. Tra favorevoli e contrari, c'è anche chi suggerisce di formare più adeguatamente la commissione

Le elezioni della Duma locale nel piccolo paese di Kasimov nella regione del Ryazan sono inaspettatamente divenute oggetto di discussione a livello federale. Gli osservatori alle ultime votazioni sono stati così numerosi ed il loro comportamento talmente aggressivo che Leonid Ivlev, vice direttore della Commissione Elettorale Centrale, ha proposto un'iniziativa in base alla quale gli osservatori dovranno presentare in anticipo alle commissioni la domanda per potere essere ammessi. Le reazioni degli esperti sono state le più svariate.

Alexei Chesnakov, membro della Duma di Kasimov e funzionario del partito Russia Unita, appoggia l'iniziativa:“La proposta è assolutamente logica. Con l'aumento del numero dei partiti, in uno stesso seggio elettorale ci possono essere più di 50-60 osservatori. È ovvio che è impossibile garantire loro condizioni adeguate per la corretta valutazione del processo elettorale quando l'area del seggio è spesso di 25-30 metri quadri", ha affermato Chesnakov.

“Non solo è necessario fissare una scadenza per presentare la domanda per poter partecipare – ha aggiunto -. Occorre anche formare gli osservatori stessi e i membri della commissione elettorale, così come i funzionari delle autorità di contrasto che spesso non sanno come far fronte alle accuse di brogli".

Tuttavia, l'avvocato Dmitri Kachanov vede la nuova proposta come l'ennesimo tentativo da parte del governo di controllare il processo elettorale. “L'affermazione di Ivlev potrebbe essere considerata inopportuna ma il punto è che rispecchia piuttosto fedelmente la reale situazione politica nel Paese. Se le autorità non approvano qualcosa nelle attività dell'opposizione, ricorrono immediatamente a misure restrittive adottando degli emendamenti legislativi”, ha affermato Kachanov.

“Tuttavia, data la situazione, l'assurdità dell'affermazione di Ivlev sta nel fatto che il provvedimento punitivo proviene proprio dall'organo il cui compito è di far sì che le elezioni siano condotte in maniera onesta e adeguata. Pare però che gli osservatori pubblici siano così attenti alla condotta degli osservatori inviati dallo Stato nel monitorare la legittimità delle elezioni, a tal punto che gli ultimi non vedono altra via d'uscita dal controllo pubblico del loro operato, se non quella di 'mascherarsi' sotto una veste legislativa”.

Anche Rotislav Turovsky, vice presidente del Centro di Tecnologie Politiche, vede in questo una forma di controllo: “Il problema deriva dal desiderio della Commissione Elettorale Centrale di regolarizzare l'attività degli osservatori e quindi limitare le chance per loro di partecipare alle elezioni regionali e comunali.

Trattandosi allo stesso tempo di osservatori dell'opposizione, l'obiettivo è di ostacolare la partecipazione di tali osservatori esterni a qualsiasi processo elettorale o di renderlo praticamente impossibile", ha affermato Turovsky.

L'analista politico Dmitri Oreshkin vede qualcosa di ancora più sinistro nel provvedimento legislativo: “Stando al testo della legge, tutti i membri della commissione elettorale, inclusi quelli con funzione consultiva, saranno scelti una volta ogni cinque anni. Questo distrugge l'idea alla base della libera osservazione delle elezioni. Impedisce la mobilità degli osservatori. Tale situazione ricorda le condizioni di servitù dei contadini 'ancorati' ad un pezzo di terreno. In modo simile, ora gli osservatori saranno 'ancorati' ad un distretto elettorale", ha affermato Oreshkin.

Leonid Polyakov, vice preside della facoltà di scienze politiche alla Scuola di Business Administration, capisce tuttavia le ragioni della proposta. “Da un lato, gli osservatori garantiscono la regolarità, la trasparenza e l'onestà delle elezioni, dall'altra, però, diventano partecipanti attivi di questo processo andando ad interferire con il processo elettorale e tentando di influenzare la commissione elettorale in un modo o nell'altro”.

“Pertanto, è molto importante che l'operato degli osservatori sia regolarizzato tramite provvedimenti legislativi", ha aggiunto.

Liliya Shibanova, direttore esecutivo di Golos Association, ha forse la visione più equilibrata: “Quello che Ivlev propone non è altro che l'aggiunta di termini e condizioni per la registrazione degli osservatori. Il ricorso a provvedimenti tanto severi da attuare due settimane prima delle elezioni testimonia in pratica la volontà della nostra commissione elettorale di impedire a qualsiasi gruppo attivo di partecipare.

È ovvio che questi non saranno registrati due settimane prima delle elezioni. Questo provvedimento è pensato per escludere quelle persone che sono pronte, sul piano professionale, per fare gli osservatori", ha comunicato la Shibanova a Interfax.

Il testo è stato realizzato con materiale tratto da Interfax, Nezavizimaya Gazeta, Noviye Izvestia e Kommersant

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