"Il mio oro alla Russia"

Le confessioni del judoka Arsen Galstyan, salito sul gradino più alto del podio olimpico: "Dedico la vittoria al Paese, alla mia famiglia e alle vittime di Krymsk"

Il judoka russo di origini armene Arsen Galstyan, vincitore nella prima giornata dei Giochi Olimpici di Londra nella categoria 60 kg, si è confessato dopo la vittoria che ha dedicato al Paese e alle vittime delle inondazioni di Krymsk. Galstyan ha ottenuto la prima medaglia d’oro russa nei Giochi Olimpici.

Non ha paura di perdere la testa dopo la vittoria?

In realtà sono stato accolto in maniera molto calorosa alla “Casa della Russia”. È la prima volta che vivo un’esperienza del genere. Ma non ho alcuna paura di perdere la testa. So stare con i piedi per terra (ride).

Secondo molti si tratta di una medaglia inaspettata. Credeva in un successo così grande?

Mi sono preparato molto in previsione dei Giochi, ho seguito degli allenamenti intensi e tutti i miei pensieri erano focalizzati sull’oro olimpico. È stato questo lo spirito che mi ha permesso di vincere. A dimostrarsi molto complicati sono stati i quarti di finale e la semifinale: sapevo che non si sarebbe rivelato un incontro semplice ed ero preparato a una sfida pesante.

Nella prima intervista rilasciata subito dopo la vittoria, ha detto che dedicava questo successo al suo Paese, alla sua famiglia e alle vittime di Krymsk.

Certo. Innanzitutto alla mia famiglia. Poi al Paese e a Krymsk. Spero che la mia medaglia porti un po’ di felicità alla gente. Voglio che le popolazioni colpite dalla tragedia rialzino la testa e trovino la forza per andare avanti.

Chi pratica judo percepisce un sostegno particolare per il fatto che queste disciplina è la preferita del Presidente Putin?

Certo, ovviamente. Siamo orgogliosi del fatto che il Presidente del Paese pratichi judo. La nostra squadra ha incontrato in più occasioni Vladimir Putin, che ha sempre creduto in noi e ci ha dimostrato il suo appoggio. 

Il campione russo Arsen Galstyan festeggia con i tifosi l'oro olimpico vinto a Londra e si concede alle domande dei giornalisti

Lei sa che Putin ha intenzione di venire a Londra per assistere agli incontri di judo. Cosa ne pensa?

Mi sembra un’ottima cosa. Saremmo molto felici di vederlo allo stadio insieme a noi. Come dicono qui: “Welcome!”

Prima dei Giochi Olimpici diceva che l’avversario più temibile era il rappresentante dell’Uzbekistan, che invece ha battuto. Dopo questa vittoria si aspettava l’oro?

Dopo la semifinale ho iniziato ad avere parecchia fiducia in me stesso. Ma anche dopo la vittoria contro l’Uzbekistan non mi sono rilassato nemmeno per un secondo, visto che ormai mi aspettava la finale. Ho cercato di rimanere concentrato.

Su Internet si rincorrono i commenti. La gente scherza dicendo che, se fino ad oggi l’uzbeco più famoso era l’umorista Mikhail Galustian, ora la palla passerà a lei. È pronto per la fama?

Sì, personalmente sono pronto a tutto.

Conosce personalmente Mikhail?

No, l’ho visto solo in televisione.

Ci racconti qualcosa sulla sua famiglia, di suo padre e di sua madre. È una famiglia numerosa?

La mia famiglia è composta da mio padre, mia padre e da tre fratelli: io sono nel mezzo, ho un fratello più grande e uno più piccolo. Quando eravamo bambini sognavamo di fare i calciatori. Non so come abbiamo fatto a diventare appassionati di judo. Combattono anche loro: sono entrambi maestri di judo.

Cosa farà ora che ha ottenuto la medaglia d’oro? Immagino che avrà parecchio tempo libero.

Resterò qui fino alla fine delle competizioni di judo. Hanno organizzato in maniera tale che restassimo tutti uniti, appoggiandosi alla squadra. Per quanto riguarda il tempo libero, non so. Ho voglia di riposarmi. Magari visiterò un po’ la città.

L'articolo originale è stato pubblicato su Gazeta.ru

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