Suoni dolci dallo steak house

Da sinistra: Daniil Brod (chitarra solista e voce), Denis Agafonov (basso), Sascha Lipski (tastiere) e Nairi Simonian (batteria). I quattro giovani musicisti di Mosca provengono dal nuovo ceto medio russo e cantano in inglese su suoni dolciastri mali

Da sinistra: Daniil Brod (chitarra solista e voce), Denis Agafonov (basso), Sascha Lipski (tastiere) e Nairi Simonian (batteria). I quattro giovani musicisti di Mosca provengono dal nuovo ceto medio russo e cantano in inglese su suoni dolciastri mali

Cantano in inglese e i loro video lasciano perplessi. Così Pompeya, quattro artisti emergenti di Mosca, sta conquistando un pubblico giovane e alla ricerca di se stesso

Profilo

La band

Nome: Pompeya

Data di nascita: 2006

Stile: steak house

Fa abbastanza freddo in questa giornata di giugno al Gorky Park: gruppi emergenti provenienti da tutta la Russia si susseguono sul palco vicino al fiume Moscova per suonare a questo festival rock finalmente davanti a un pubblico più vasto. Fa troppo freddo però. Appena 300 spettatori si sono dati appuntamento sul prato. Ai quattro giovani musicisti di Pompeya tocca per ultimi. Daniil Brod (chitarra solista, canto), Denis Agafonov (basso), Sasha Lipski (tastiere) e Nairi Simonian (batteria), tutti intorno ai vent'anni, salgono con disinvoltura sul palco. I 300 spettatori si scaldano: perché da quando i Pompeya nel 2011 hanno consentito il download gratuito del loro primo album “Tropical” in fondo non sono più dei veri newcomer ma sono conosciuti in tutto il Paese.

Style: hipster alla moscovita
Il loro atteggiamento: un distaccato lasciarsi andare. Il magro Lipski bighellona lentamente verso la tastiera senza guardarsi intorno, il più robusto Simonian si siede con calma alla batteria, l'altissimo Agafonov appare dal backstage con il basso a tracolla, Brod con la barba sfatta sta lì con il parka e i capelli biondi in faccia. “Mi si potrebbe magari inquadrare sulla tv grande di là?”, chiede con gentilezza. Il mega-schermo dietro i musicisti si illumina, con Brod in primissimo piano. I musicisti iniziano a suonare “Slow”, un pezzo new wave dal basso forte dell'attuale album “Foursome”.

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Anima russa, testi inglesi
La loro è una musica che non ci si aspetterebbe da una band russa: i testi sono inglesi, il suono amabile, dolciastro, sciolto con tanto di basso e un alto potenziale orecchiabile. “Le nostre canzoni parlano di amore e solitudine, degli alti e bassi nella vita, della bellezza e degli orrori nella nostra vita quotidiana e dell'anima sensibile che in questo mondo soffre”, spiega Daniil Brod il cui baritono empatico è toccante.

“Put the lights on / This is my home / Place, where I own / Memories of you, dear” è il ritornello dell'orecchiabile canzone “90” che parla di un amore perduto e che gli hipster moscoviti al Gorky Park iniziano immediatamente a cantare. È la nuova "Generazione Golf" (dal libro dell'autore tedesco Florian Illies, sulla generazione del 1965-1975, ndr) russa che con Pompeya ha finalmente trovato la sua band ideale, lontano dalla drammaticità, dai beat duri o da testi politici; una generazione che preferisce ballare su suoni soft-pop dolciastri e malinconici.

“Attenzione -, ha ironicamente messo in guardia di recente Brod durante un'intervista, - i nostri concerti sono frequentati esclusivamente da hipster. Se si presenta un non-hipster, viene contaminato”. L'età della clientela sul prato, ormai trasformatosi in fango dai danzatori, va infatti dai 18 ai 25 anni.

Lo hipster moscovita tipico non si distingue quasi da quello europeo: jeans aderenti, spesso e volentieri colorati, scarpe da ginnastica anni '80, maglie decadenti, occhiali da sole alla moda. Non è né l'aspetto hip né quello moderno, però, a cui fanno riferimento i quattro ragazzi ma piuttosto le vecchie certezze: “La loro musica è come l'amore”, recita un commento a uno dei loro sempre stravaganti video musicali su youtube. “Sì, assolutamente meraviglioso, ti tocca immediatamente”, concorda un altro.

Che musica è, quali sono le sue radici? “Di tutto un po': ognuno di noi dà il proprio contributo e ognuno porta il suo bagaglio musicale”, dice il fondatore del gruppo Nairi Simonian dopo il concerto nella tenda del backstage davanti a birra e cracker. L'ossatura musicale viene creata insieme durante le prove, il canto e i testi sono di Brod che trae ispirazione dall'icona del rock russo Viktor Tsoy e dal gruppo Usa Foster the People.

Sasha Lipski, il tastierista magrolino prima di far parte di Pompeya, suonava funk nerissimo. “Il funk puro però oggi non lo vuole ascoltare più nessuno. Un certo punto mi sono stufato anch'io e avevo voglia di sperimentare qualcosa di nuovo”. Queste influenze le intreccia elegantemente nella musica di Pompeya: passaggi melodici di tastiera insieme a beat nerissimi e riff precisi come si ascoltano su “The Wall” dei Pink Floyd.

I quattro ragazzi fanno fatica a definire il loro stile: “New wave, indie pop, girlie rock o house; i giornalisti musicali ci vogliono sempre ficcare in un genere. Il più delle volte veniamo paragonati a The Cure. Ma è veramente così importante?”, filosofeggia Brod. “Siamo quattro individui e ognuno di noi contribuisce con la propria energia e il suo amore”, dice. “Il risultato finale è Pompeya”. Così ha inventato un termine suo: “Diciamo semplicemente che suoniamo steak house, così siamo tutti contenti”.

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Commercializzazione gratuita

Gli album

I Pompeya hanno registrato la loro prima opera “Tropical” in uno studio di Mosca. Per il nuovo album “Foursome” si sono trasferiti per quattro settimane a Los Angeles. Entrambi gli album sono stati messi gratuitamente in rete dai musicisti

“Oggi non ha senso voler guadagnare soldi con la vendita di dischi -, spiega Simonian, - il primo che compra il disco lo mette subito in Rete per farlo scaricare gratuitamente dagli altri”. I quattro musicisti seguono un concetto degli anni '50 quando le band si guadagnavano da vivere con i concerti dal vivo.

I Pompeya hanno messo il loro primo album auto-prodotto, “Tropical”, gratuitamente in Rete, facendosi pubblicità. “Abbiamo covato per tre mesi! - ricorda il bassista Denis Agafonov -. In studio abbiamo tante volte rifatto tutto per rendere tutto perfetto. Di conseguenza il suono è un po' troppo pulito”.

Completamente diverso il loro album più recente, “Foursome”, presentato i primi di aprile 2012 a Mosca: “Siamo stati meno perfezionisti. L'album ha un suono più aspro e spigoloso ma allo stesso tempo più adulto”, dice Agafonov. Il disco, ugualmente scaricabile gratuitamente su Internet, è stato registrato in un mese a Los Angeles. “Vogliamo crearci una grande comunità di fan che poi viene a sentirci ai concerti. È l'unica via per avere successo oggi come musicista”, spiega il manager del gruppo, Valentin.

Ce l'hanno già fatta. Neanche un'ora più tardi, all'ultimo pezzo, “Power”, i 3.000 spettatori al Gorky Park seguono i canti intonando “ooooh” nonostante il freddo con occhi accesi. Visi giovani, simpatici e aperti, una nuova generazione che ascolta una nuova generazione.

L'articolo è stato pubblicato in versione ridotta sul numero cartaceo di "Russia Oggi" del 19 luglio 2012

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