Export, le 4A che disegnano il futuro

In catena di montaggio (Foto: Kommersant)

In catena di montaggio (Foto: Kommersant)

Arredo casa, abbigliamento, alimentare e automazione Made in Italy spingono le vendite di prodotti della Penisola nella Federazione

I prodotti della buona cucina e quelli che meglio esprimono la creatività tricolore trainano le esportazioni italiane in Russia. Premiando così le imprese che hanno saputo affrontare la crisi internazionale spostando il proprio target di riferimento dal mercato domestico (destinato a soffrire ancora a lungo) a quello internazionale, in particolare verso i Paesi emergenti.

Secondo uno studio dell’Osservatorio Gea-Fondazione Edison, nel 2011 le esportazioni del Belpaese nella Federazione hanno raggiunto quota 9,3 miliardi di euro, un dato più di cinque volte superiore a 1,7 miliardi registrato nel 1999 e che colloca l’Italia alle spalle della sola Germania in termini di export verso la Federazione. “A fare da traino sono soprattutto i settori della cosiddetta 4A -, sottolinea Andrea Carrara, managing director della società di consulenza Gea, - cioè l’arredo casa, l’abbigliamento, l’alimentare, soprattutto vini e spumanti, e il mercato dell’automazione e della meccanica”.

Clicca per ingrandire (Infografica: Gaia Russo)

Insomma, i simboli per eccellenza del Made in Italy, prodotti che soffrono meno di altri la concorrenza sul prezzo dei Paesi emergenti grazie al loro contenuto di tipicità, creatività e gusto che li caratterizza. Una combinazione vincente per la Federazione, dove si sta sviluppando una classe media particolarmente attenta alla qualità e con una buona capacità di spesa.

Secondo il report, nel settore dell’abbigliamento il valore dell’export italiano di calzature è stato nel 2010 di 409 milioni di dollari, seguito dal tessile per donna (216) e dai maglioni, golf e pullover (72). Nell’arredo casa, invece, spiccano i mobili (388 milioni), le piastrelle in ceramica (117) e i lampadari (76 milioni).

A fare la parte del leone nel settore food sono, invece, vini, spumanti e vermouth (150 milioni di dollari), mentre la fornitura di parti e accessori per trattori e autoveicoli (202 milioni), insieme a componenti per le turbine a gas (141 milioni), spingono il settore dell’automazione e della meccanica. “Nei prossimi anni il trend positivo dovrebbe proseguire -, continua Carrara, - perché la Russia è un Paese culturalmente vicino all’Italia e dove le aziende nostrane godono di una buona credibilità”.

Un interesse reciproco, visto che a rendere appetibile la Federazione per le nostre società, alle prese con la stagnazione dei consumi interni, concorrono una serie di fattori, dall’imminente ingresso nel Wto, l'Organizzazione Mondiale del Commercio (con la riduzione dei dazi doganali), al Pil che nel 2011 è cresciuto del 4,3 per cento, fino a una classe media in espansione capace di apprezzare le eccellenze del Made in Italy.

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Secondo i dati della Camera di Commercio di Milano, sono attualmente oltre 500 le imprese italiane che operano in Russia. E non si tratta solo di nomi noti al grande pubblico: anche numerose Pmi si stanno attrezzando sul fronte commerciale per trovare in Russia nuovi spazi di crescita. Come l’azienda agricola Scriani, originaria di Fumane, in provincia di Verona, specializzata nella produzione dell’Amarone.

Esporta il Lambrusco, invece, le Riunite, azienda nata nel 1950 come consorzio di nove cantine sociali della provincia di Reggio Emilia. Aprirà un punto vendita a Krasnodar l’azienda toscana di abbigliamento Ermanno Scervino, fondata nel 2000 da Ermanno Daelli e Toni Scervino con headquarter a Grassina, in provincia di Firenze. Tra le altre presenti anche la Indesit della famiglia Merloni, artefice del distretto di Lipetsk, dove vengono prodotti frigoriferi e lavatrici, e la Guzzini, impresa marchigiana di illuminazione i cui prodotti hanno dato luce a palazzi storici e musei.

Infine, nuovi progetti sono in cantiere a cavallo tra i due Paesi: ad esempio, il gruppo russo Tashir ha annunciato l’intenzione di aprire nella Federazione almeno 30 centri commerciali dedicati esclusivamente a marche italiane, incentivando l’ingresso nel mercato russo di  migliaia di piccole e medie imprese nostrane. Un’operazione win-win, per dirla con il gergo del business, che apre nuovi scenari di crescita tra i due Paesi.

L'articolo è stato pubblicato sul numero carteceo di "Russia Oggi" del 19 luglio 2012

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