Palpitando per la Squadra Azzurra

Mosca vista dal basso di un'italiana. I post
Credit: Niyaz Karim
Credit: Niyaz Karim

2 luglio 2012

All'indomani della finale di Kiev valevole per il titolo europeo, vinto dalla Spagna a danno dell'Italia, permettete nel mio blog, cari lettori, una piccola digressione calcistica. Tra le cose che mi tengono, infatti, particolarmente legata alla mia patria c'è, ovviamente, la Nazionale di calcio. Tanto che mi sono accorta di essere nel pieno della sindrome dell'emigrante: l'attaccamento all'azzurro si fa più forte se aumenta la distanza con la propria terra.

Io, poi, che ho scelto di trovare fortuna in un Paese che in ogni momento si dimostra così attaccato al mio, non potevo non seguire gli Europei 2012 di Polonia e Ucraina con amici russi, quasi più accaniti di me nel tifo per gli azzurri. Così, tutti con il tricolore disegnato sulle guance, ci si ritrovava davanti al maxischermo del Parco Gorky, si cantava l'inno a squarciagola (promettendo loro di imparare quello russo per gratitudine, ma sono in grande imbarazzo: dell'Inno di Mameli, appreso durante i corsi di italiano, conoscono fino all'ultima strofa), e tra un "davai" e un "dai su", si spingeva la palla di Balotelli e Cassano, ascoltando la telecronaca rigorosamente in russo.

Foto: Ricardo Marquina

Che importanza ha se Buffon diventa Buffona, Bonucci Banucci, Cassano Cassana e Montolivo e Balotelli non so cosa? Mi sembrava di tifare in piazza Duomo a Milano. Sono davvero tantissimi, infatti, i russi che tengono per l'Italia, anche se ho potuto - ahimé - constatare da vicino, fin troppo da vicino, che le vittorie europee e mondiali della Spagna hanno fatto breccia nel loro cuore. Ma nonostante questo, i presenti davanti ai maxischermo all'aperto non hanno risparmiato la voce intonando cori come "Squadra azzurra, Squadra azzurra" per incitare l'Italia, anche quando ormai c'era ben poco da fare.

E gli stessi telecronisti si trovavano a spronare gli uomini di Prandelli, durante il commento della gara con "Forza Squadra azzurra". Mentre io, un po' stupita da tanta veemenza, mi chiedevo: Ma non è più facile anche per loro gridare I-ta-lia I-ta-lia?

Video: Ricardo Marquina

Ovviamente, le vittorie su Inghilterra e Germania rinsaldavano l'orgoglio di italiana all'estero. Mentre rientravo a casa in metropolitana, la visione del mio tricolore sul viso accendeva gli animi dei presenti, tra chi si complimentava scandendo in italiano "Campioni, campioni" e chi semplicemente era curioso di sapere il risultato della partita. Ma l'immagine di Parco Gorky nella sera della finale resta quella dei palloncini tricolori e di quello azzurro lasciati volare in cielo davanti al maxischermo da uno dei tanti presenti delusi.

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