Quegli angoli di Roma a Mosca

Dopo San Pietroburgo, il fotografo milanese Carlo Gavazzeni Ricordi espone nella capitale russa i suoi scatti della Città Eterna e racconta la sua passione per la cultura della Federazione

Nelle sale del Museo Statale di Architettura Sciussev di Mosca dal 27 giugno 2012 al 1° settembre 2012 si possono ammirare vari angoli di Roma, immortalati dal fotografo milanese Carlo Gavazzeni Ricordi. Apprezzata dal pubblico sanpietroburghese nel 2011, nell'ambito dell'Anno di scambi culturali tra Italia e Russia, questa mostra, dal titolo “Teatri d’invenzione a Roma”, promette di ottenere lo stesso successo a Mosca.

All'inaugurazione ha partecipato anche Russia Oggi e Gavazzeni ci ha illustrato le sue opere e ci ha confessato il suo amore per la Russia e per Mosca, in particolare.

Una carriera da artista della fotografia più che da semplice fotografo, ma ha studiato da avvocato.

Ho sentito sempre l'influenza di due grandi artisti: mio nonno, che oltre 55 anni era il direttore de La Scala di Milano, e di Leonard Bernstein, grande musicista. Vivevo nel circolo musicale. Poi morirono, io ho sentito che dovevo cambiare qualcosa. Un giorno ho incontrato Pirelli. Ho partecipato alla biennale di Valencia, ad altre mostre. Poi nel 2005 ho partecipato alla Biennale di Venezia. E cosi è cominciata la storia. Ho studiato da avvocato ma adesso faccio quello che mi piace.

Nelle sue opere ci sono più spazi, che oggetti determinati. Cosa vuole esprimere?

Si parla di un incontro. Come quando incontri una donna e ti innamori. E non sai perché. Qua vediamo la luce che crea. Poi ho voluto rendere omaggio a Roma, una città che ha l'anima, l'anima d'Europa. Qua si sente la bellezza classica, bellezza pero viva! E lo sentivano tanti personaggi russi, che venivano qua a vivere e creare.

A lei è venuta l'idea di esporre in Russia?

Ho realizzato una mostra con parte di questo materiale a Roma, al museo dentro Villa Torlonia. E Lorenzo Zichichi, che sponsorizza l'esposizione, ha deciso di sottoporre al direttore del Museo Ermitage di San Pietroburgo, Mikhail Piotrovsky, la proposta di organizzare una mostra in Russia. Quando me l'hanno detto, credevo che mi prendessero in giro.

Mosca può essere l'ispirazione per un progetto analogo?

Assolutamente sì! Mi piacerebbe enormemente realizzare un progetto di questo tipo in Russia. Paradossalmente più a Mosca che a San Pietroburgo. Non ditelo ai sanpietroburghesi, ma io sono innamorato di Mosca. San Pietroburgo può essere la più bella città del mondo, ma Mosca mi piace di più.

Perché?

Per prima cosa per la sua energia. Questa città ha un’energia maggiore rispetto alla New York di trenta anni fa. Questa energia mi colpisce da 15 anni. Sono arrivato la prima volta in una notte di ottobre perché dovevo preparare una mostra al Muar, il Museo statale di Architettura "Sciussev". Ed ero depressissimo, avevo il cuore a pezzi per questioni sentimentali. Ma dopo mezz'ora in questa città ero pieno di belle impressioni. Mosca è la prima città che ho visitato in Russia nel '90. Era tutta diversa. Mio nonno, mi ricordo, era con me per una trasferta della Scala e diceva: Adesso giriamo quell'angolo e troveremo la stessa impalcatura che c'era nel 1964. E aggiungeva: Speriamo di portare più fortuna a Gorbaciov, di quanto abbiamo portato a Kruscev. Io dicevo: Guarda che Gorbaciov mi sembra che lo detestino tutti qua.

Quali altri posti della Russia vorrebbe visitare?

Mi piacerebbe tanto andare in Siberia, in questo posto incredibile, a immortalare i paesaggi siberiani. Sento lì la grande Russia che ha riconquistato il suo spazio. Poi ogni volta quando arrivo in Piazza Rossa immagino di sentire le arie dell'opera "Boris Godunov" di Modest Musorgskij. Io amo questa terra; per me è la Santa Madre Russia. E sono d'accordo con Papa Giovanni Paolo Secondo che diceva: Senza l'abbraccio con la Santa Madre Russia, l'Europa è persa. Questa è la verità. E in questo senso sono molto importanti la cultura, l'arte, quello che può creare ponti tra Russia e Italia. L'arte non ha frontiere. Ci dà la possibilità di comprenderci. Se no l'arte che cos'è? Mio nonno mi diceva sempre che l'arte è una forma di vita, e la vita è una forma d'arte.

Il 2011 è stato l'Anno degli scambi culturali tra l'Italia e Russia. Lei ha partecipato?

All'Ermitage di San Pietroburgo c'è stata la mia mostra personale. Mi hanno dato cinque meravigliose sale al terzo piano del Palazzo d'Inverno. La mostra ha avuto molto successo e il professore Petrovskij l'ha inaugurata: è stato per me un grande onore.

E in questa mostra cosa c'è di Russia?

Sono sempre stato appassionato di Russia. E anche la cultura russa è stata l'isipazione di questa mostra. Quando guardo le mie opere penso alla musica di Prokoviev e alle poesie di Balmont. E negli ultimi cinque anni ho avuto la possibilità di aquistare i dischi della Melodia. Ho comprato tutto quello che c'era: Richter in particolare. Mi piace anche Shedrin.Tra i fotografi russi mi piace senz’altro Rodchenko, infatti c'e un piccolo tributo a lui nella mia mostra. E anche di letteratura russa sono molto appassionato: Tolsoj, Dostoievskij, Cechov e tanti altri. Avete prodotto tantissimo in poco tempo!

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