Caro amico uzbeko

Il Presidente russo Vladimir Putin con il collega uzbeko Islam Karimov (Foto: Itar-Tass)

Il Presidente russo Vladimir Putin con il collega uzbeko Islam Karimov (Foto: Itar-Tass)

La strategia di Vladimir Putin per il nuovo mandato presidenziale prevede un rafforzamento dei rapporti con le ex repubbliche sovietiche, a partire da Tashkent

La terza presidenza di Vladimir Putin al Cremlino sarà dedicata al rafforzamento dei legami con le ex repubbliche sovietiche: oltre ai buoni tradizionali rapporti con il Kazakhstan – con cui la Russia ha già avviato l’Unione doganale insieme alla Bielorussia – sono l’Ucraina e l’Uzbekistan a costituire i perni centrali di un’architettura geopolitica ed economica che deve essere rinnovata.

 

Se a Kiev, Victor Yanukovich è impegnato in uno stressante duello sulla questione del gas e tenta sempre di tenere il piede in due scarpe secondo la tradizione del suo predecessore Leonid Kuchma (una a Mosca e una a Bruxelles), a Tashkent, Islam Karimov sembra orientato su una linea più accondiscendente verso il grande vicino.

 

I Presidenti russo e uzbeko hanno firmato una dichiarazione per il rafforzamento della partnership strategica che prevede nuovi impulsi per la collaborazione tra i due Paesi. Per la Russia il processo di integrazione con gli stati dell’Asia Centrale è fondamentale, così come più strette relazioni tra i principali attori, soprattutto Kazakhstan e Uzbekistan (il Turkmenistan è ancora a margine, mentre Kirghizistan e Tagikistan non coprono ruoli di rilievo), possono riflettersi positivamente sullo sviluppo dell’intera regione.

 

Sul lato economico è l’Unione doganale a essere il volano principale, l’entrata di Tashkent potrebbe avere effetti importanti anche per la partecipazione delle due piccole repubbliche che verrebbero ancorate al doppio traino di confine uzbeko e kazako: Bishkek e Dushanbe avrebbero solo da guadagnarci, anche se il rischio che per Mosca diventino un peso morto non è da sottovalutare (pur se il vantaggio geopolitico supererebbe probabilmente lo svantaggio economico).

 

L’Uzbekistan, la cui aspirazione a potenza regionale va condivisa proprio con il Kazakhstan, è, inoltre, come tutte le altre repubbliche (con l’eccezione del Turkmenistan) un membro effettivo della Sco, l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, che, a guida russo-cinese, si pone come un altro fattore di aggregazione: in questa prospettiva la posizione di Karimov, che dal 2005 ha revocato agli Stati Uniti senza pentimenti il permesso di utilizzare la base aerea di Karshi Kanabad, è in linea con la strategia di contenimento antiamericano tanto cara a Mosca e Pechino.

 

Con la fine della missione internazionale in Afghanistan prevista per il 2014, Cina e Russia vogliono accrescere il loro peso nella regione centroasiatica in cui sono sì concorrenti, ma hanno anche interessi comuni. Ecco perché l’amico uzbeko, oltre agli interessi reciproci, deve essere un po’ coccolato dal Cremlino.

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