Elezioni 2003, la sentenza di Strasburgo

Foto: Reuters

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La Corte europea dei Diritti dell'Uomo ha stabilito che il voto era stato "equo". Una pronuncia che spezza le gambe al ricorso dell'opposizione per le parlamentari del 2011

La Corte europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo ha respinto la denuncia da parte del Partito Comunista russo (Kprf), di Yabloko e di diversi politici e personaggi pubblici sulla disparità di accesso alla copertura dei media per i candidati alle elezioni parlamentari del 2003. La Corte ha stabilito che lo Stato non ha mancato di soddisfare il suo obbligo di assicurare elezioni libere e che l'opposizione ha avuto accesso alla copertura Tv. I firmatari della denuncia, invece, insistono sul fatto che la sentenza della Cedu sia politicamente motivata.

Nella sentenza, pubblicata sul sito Internet del Tribunale, si legge: "Mentre l'uguaglianza non c'era per la copertura televisiva, in realtà, è stata raggiunta durante le elezioni del 2003 <...> lo Stato non ha mancato di soddisfare il suo obbligo di garantire elezioni libere". I giudici della Cedu hanno dichiarato che la copertura mediatica ineguale da sola non era "sufficiente a constatare che le elezioni non erano libere ai sensi della Convenzione". Inoltre, la Cedu ritiene che "le leggi e le procedure esistenti al momento hanno garantito l'accesso minimo in Tv all'opposizione e la neutralità dei media controllati dallo Stato". La Corte ha concluso che la Russia ha adottato misure che hanno garantito visibilità ai partiti di opposizione nella Tv russa.

Alle elezioni del 2003, il partito Russia Unita vinse col 37,7 per cento dei voti, il Kprf si fermò al 12,6; il Partito liberal-democratico della Russia all'11,4 per cento e il blocco Rodina al 9 per cento. Tutti gli altri ottennero meno del 5 per cento, sbarramento per accedere alla Duma di Stato. Yabloko prese il 4,3 per cento dei voti e l'Unione delle Forze di Destra (Sps) il 3,9. Dopo quelle elezioni, l'opposizione presentò un reclamo presso la Corte Suprema cercando di avere làinvalidamento del risultato della votazione. 

A firmare il ricorso, i candidati di Yabloko e Kprf e singoli come Sergei Ivanenko, Yevgeny Kiselev, Dmitri Muratov, Vladimir Ryzhkov, Irina Khakamada, Georgy Satarov, e Vadim Solovev. Citarono presunte violazioni durante la campagna elettorale del 2003 e, nello specifico, l'accesso disuguale per i candidati alla copertura televisiva, la frode elettorale e l'uso di nomi-civetta di​​importanti politici e personaggi pubblici nelle liste di partito al fine di raccogliere sostegno per il partito di maggioranza per, poi, dare, dopo le elezioni, i loro seggi a candidati meno affidabili. La Corte Suprema respinse la domanda due mesi dopo. Nel 2005, allora, l'opposizione presentò denuncia alla Cedu.

Il caso è stato avviato dall'allora capo del Comitato-2008 Garry Kasparov. Vadim Solovev, capo del servizio giuridico del Kprf, spiega: "Fu praticamente ripetuto tutto quanto riferito nella denuncia presentata in precedenza alla Corte Suprema, ma questa volta nel contesto della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo". Per cui si lamentò non solo la disparità di copertura dei media, ma anche laccusa alla Corte Suprema, che aveva respinto il loro reclamo. I ricorrenti chiedevano alla Cedu di riconoscere le violazioni dell'articolo 3 del Protocollo n° 1 (Diritto alla libera elezione) e dell'articolo 13 (diritto a un ricorso effettivo) della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo. 

L'avvocato Vadim Prokhorov, che aveva preparato ricorso collettivo dell'opposizione alla Cedu, afferma che in quel modo si stava cercando di affrontare il problema delle elezioni in Russia "in modo civile e di correggere i difetti della legislazione elettorale dal momento che i giudizi della Corte guidano nella strada della democrazia". "Una cosa è perfettamente chiara ormai: la Corte Europea considera la situazione per quanto riguarda la natura indipendente dei media russi per analogia con i media europei, considerando che i media elettronici qui dipendono interamente dal partito di governo, che è ciò che la Cedu non ha tenuto in considerazione", ha commentato Mikhail Prokhorov. 

Solovev ha descritto la sentenza della Cedu come una decisione politicamente motivata. "La politica ha finalmente raggiunto la Corte europea", ha detto Solovev. "L'Europa si trova ad affrontare gravi problemi economici, e suppongo che sperano di ottenere il nostro gas e petrolio. D'altra parte, suppongo che è difficile per un giudice creare un precedente che potrebbe influenzare altri Paesi della cosiddetta nuova democrazia, dove le campagne elettorali sono almeno altrettanto complicate quanto in Russia, in particolare penso ai Paesi dell'ex Unione Sovietica, come l'Ucraina e la Georgia".

Ma l'opposizione non si arrende
Anche se la Cedu ha respinto il ricorso dell'opposizione sulle elezioni del 2003, questo non ha impedito i partiti russi di opposizione - il Partito Comunista (Kprf) e Yabloko - dal depositare un'altra denuncia per quanto riguarda le presunte falsificazioni durante le elezioni parlamentari del 2011.

Il politico dell'opposizione Vladimir Ryzhkov fa eco a Solovev: "Anche se di solito tendono a negare un aspetto politico delle sentenze della Cedu, questa è ovviamente una decisione politica. Il caso durava da quasi una decina d'anni e i giudici devono aver raggiunto un impasse: di invalidare i risultati del voto, ma cosa fare con i parlamenti? Era la quinta Duma della Russia, ora ne abbiamo una nuova ora al lavoro. Non ho visto ancora il testo, ma mi aspetto che il documento contenga raccomandazioni per i nostri legislatori di non ripetere quella situazione di disparità di accesso alla copertura TV". 

Pubblicato la prima volta su Kommersant

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